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#conceptart

Street Fighter (2026): tra poster virali, casting stellare e nostalgia arcade

@diggit

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Street Fighter (2026): tra poster virali, casting stellare e nostalgia arcade

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https://webappsmagazine.blogspot.com/2026/10/street-fighter-2026-tra-poster-virali.html

#tech #graphicdesign #vfx #digitalart #conceptart #movieposters

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ANNA

Anna è un nome di fantasia.
È una bambina nata da Cecilia, una donna forte che a un certo punto della sua vita non ha sopportato più il marito

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ANNA

Anna è un nome di fantasia.
È una bambina nata da Cecilia, una donna forte che a un certo punto della sua vita non ha sopportato più il marito che tornava la sera a casa ubriaco e drogato, e lo ha lasciato.
Ha preso la bambina ed è andata via di casa.
Non ha trovato nessuno ad ospitarle, quella notte. Con la bambina addormentata tra le braccia ha pianto sotto le luci in fila dei lampioni. La notte è stata lunga, ma l'alba arriva per tutti quelli che sopravvivono alla cattiveria della gente.
Davanti a lei c'è una chiesa, e un convento dei frati. Anna ha fame, Cecilia non ha soldi.
Bussa a quella porta, alta, borchiata. Le apre un cigolio che rompe il silenzio. Prego, entri, le risponde la voce. Non abbiamo il cuoco, siamo tutti uomini. Deve cucinare lei.

Cecilia annuisce.
—Va bene.
E viene assunta così, dai frati.
Ha fatto la cuoca, preparando colazioni e cene; ha fatto da serva, da infermiera, ha fatto da zoccola. Nel buio di quei corridoi muti e complici le veniva da piangere tutte le volte che si sentiva quelle mani addosso.
Anna è cresciuta così. Sotto le lacrime mute di sua madre. I suoi occhi neri e lucenti non hanno visto il male in quel convento.
Ma un giorno lo ha scoperto.
Lo ha saputo.
Ed era già grande. Già donna.
L'ho vista correre sulla spiaggia, quel giorno. Con il vento che le cancellava i pensieri.
Le ho terso le lacrime, le ho stretto le mani.
Gianni, sono dei porci. Fanno schifo, mi dice.

E poi il silenzio di chi al posto dell’infinito vede solo il buio.
Ora ha sposato un algerino. Cecilia è morta.
Anna porta il velo.
E conosce il Corano a memoria.
Takaballau, dice tutte le volte che mi vede.
Allah mak, rispondo sempre. Ma non so cosa vogliano dire queste parole.
So solo che suoi occhi neri sono il paradiso, ma il suo cuore è stato sul bordo dell'inferno.
E ciò che è ormai cenere, cenere rimarrà.

Nur · Le parole sono l'aspetto fisico della memoria | Visual Poetry

Testo in lingua araba: Nur (significa "luce")

#photography #poetry #conceptart

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MORGUE

Io, da ragazzo, mi immaginavo la mia morte.
Chiudevo gli occhi e pensavo come potesse essere la vita quando la vita si stacca dal corpo. Cos

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MORGUE

Io, da ragazzo, mi immaginavo la mia morte.
Chiudevo gli occhi e pensavo come potesse essere la vita quando la vita si stacca dal corpo. Cosa si prova e a che pensi, quanto hai paura.
Chiudevo gli occhi mentre la mia mente disegnava precipizi improbabili, altezze e profondità impossibili e dicevo: ecco, ora muoio.
Pensavo che con la morte l'anima si liberasse del suo involucro di carne, goffo e dondolante, con una progressione di movimenti programmati, in uno schema fatto di scatti e sequenze, strappi e colliquamenti viscidi, quasi a voler mitigare la sofferenza e il dolore. Prima la testa, poi il cuore, poi tutto te stesso e infine, gli occhi con cui guardi la vita che non ti appartiene, e le mani. E vedevo il mio corpo di luce, finalmente libero, fluttuare nell'aria ancora legato al mio sacco pieno di nervi, vene e carne.
Con le dita ancora appiccicate alle dita, quasi non riuscissero a separarsi. Le mie mani le guardavo staccarsi dalle mani per ultime.
E sentivo quella strana sensazione che non si può descrivere, come una cosa che smette di essere cosa, individuo, cuore, persona, mente, soggetto, memoria, oggetto.
Vita.
Non l'ho mai pensata come qualcosa che avviene indipendentemente dalla volontà, la morte. L'ho sempre pensata come qualcosa che magari puoi decidere, che dipende da te, e non è vero.
È falso, è un inganno.
Perché muori quando muori, anche se muori quando vuoi.

MORGUE • Suicide | Digital photo

MORGUE • Suicide | Digital photo MORGUE • Suicide | Digital photo

#photography #contemporaryart #conceptart

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La pena di morte è un'atrocità.
È la più infima tra le pene, la più spregevole, la più vile. Nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di infliggerla, ma

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La pena di morte è un'atrocità.
È la più infima tra le pene, la più spregevole, la più vile. Nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di infliggerla, mai. E nessuna legge dovrebbe contemplare condizioni di reato atte a comminarla.
Ancora più spregevole, poi, è la spettacolarizzazione di una condanna di questo tipo, per mezzo di una diretta streaming. E non solo perché ci mostra un uomo che muore, ma perché dimostra l'arroganza — spacciata per potenza e giustizia—, di chi ha deciso questa uccisione.
Della protervia di chi ha deciso di rendere manifesto questo triste spettacolo.
Ho sempre pensato che gli artisti debbano astenersi da ogni tipo di giudizio, perché lo scopo di chi fa arte è quello dell'osservatore silente. Noi artisti stiamo educatamente seduti in platea ad osservare lo spettacolo della vita, come se fossimo a teatro.
Ma non si può non scadere nel giudizio quando è necessario prendere posizione. Non è possibile stare a guardare, senza che dal proprio cuore giunga un inarrestabile urlo che dice: non sono d'accordo.
Non è possibile stare in silenzio davanti a una così brutale ostinazione al male.
Perché a tacere, non si è neutrali: si è complici.

MORGUE | Digital Photo

Morgue - Digital Photo

#photography #conceptart #nopenamorte

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Antrophomorphic structure 

Le cose a misura d'uomo
A misura d'uomo non è niente
Niente è completamente immersivo
Tutto è impermanente
La morte non è

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Antrophomorphic structure 

Le cose a misura d'uomo
A misura d'uomo non è niente
Niente è completamente immersivo
Tutto è impermanente
La morte non è reale

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#photography #visualpoetry #conceptart

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ESERESI DELL'ANIMA

L’inganno è l’unica verità che io conosca.

I suoi graffi sulla mia carne lo testimoniano.

Pure se sembrano parole.

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ESERESI DELL'ANIMA

L’inganno è l’unica verità che io conosca.

I suoi graffi sulla mia carne lo testimoniano.

Pure se sembrano parole.

Eseresi dell'anima · Digital Photo

#photography #visualpoetry #conceptart

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TRANSGENDER LOVE

Brame brame il mio specchio arretra
Il mio specchio lungo e ovale
Riflette
Solo il fumo di una pentola
In quest'ora cupa
Di un pomer

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TRANSGENDER LOVE

Brame brame il mio specchio arretra
Il mio specchio lungo e ovale
Riflette
Solo il fumo di una pentola
In quest'ora cupa
Di un pomeriggio spento
Chiuso

Si nasconde dietro due gocce nascoste il tuo respiro
E tutto il mondo è appannato
Da un groppo in gola
La ceretta
Amare brame
La lametta, la crema, le trame e
Le trecce
Poi, un canto, le calze
I tacchi
E il vento

Ma tu, tu
Che ne sai cosa vuol dire
Guardarsi e odiarsi
Avere un angelo dentro
E un mostro fuori?

Analisi della poesia visiva:

Un braccio con un crocifisso fissato con lo scotch evoca un atto di auto-flagellazione rituale o di ribellione sacra, mescolando dolore fisico, spiritualità e profanazione. È un'immagine cruda, intima, che richiama il corpo come altare personale – ferito, esposto, ma anche redento. Il testo si dispone probabilmente lungo il braccio, seguendo le vene o la curva del muscolo, con parole che "scendono" come lacrime o sangue. Questa è una poesia visiva che usa la forma per incarnare il tema: il corpo trans come croce da portare, ma anche come strumento di liberazione.

Questa poesia è un lamento e un inno all'amore transgender: non solo eros romantico, ma auto-amore ferito, amore per il corpo in metamorfosi, e amore divino profanato. Esplora la disforia di genere come crocifissione quotidiana – il "mostro" esterno contro l'"angelo" interiore – ma culmina in un vento liberatorio. È queer, spirituale e viscerale, con echi di mistica (il crocifisso) e femminilità performativa (ceretta, tacchi).

Lo specchio distorto e il tempo morto (prima strofa: "Brame brame il mio specchio arretra... Chiuso")
Inizia con un desiderio duplicato ("Brame brame"), come un'eco di fame insaziabile per l'identità autentica. Lo "specchio lungo e ovale" è intimo, quasi un oggetto da toeletta, ma "arretra" – si ritrae, rifiuta il confronto. Riflette solo "il fumo di una pentola", un'immagine banale e evanescente: non il sé desiderato, ma la quotidianità opprimente, il vapore che offusca la vista in un "ora cupa" di "pomeriggio spento". È la disforia allo specchio: il corpo non riflette l'anima, ma un velo di nebbia, un tempo "chiuso" come una prigione. Qui, l'amore trans è desiderio represso, intrappolato in routine asfissianti.
Il rituale del corpo e la liberazione sensoriale (seconda strofa: "Si nasconde dietro due gocce nascoste... E il vento")
Transizione dal singolare al "tuo respiro" – forse rivolto a un amante, o al sé frammentato. Le "due gocce nascoste" sono lacrime, sudore o sangue da una ferita (legato al crocifisso sullo scotch?), che nascondono il respiro vitale. Il mondo "appannato" da un "groppo in gola" evoca soffocamento emotivo, ma poi irrompe il catalogo rituale: "La ceretta" (depilazione, dolore per allisciare la pelle "sbagliata"), "Amare brame" (desideri che bruciano, amorosi e autodistruttivi), "La lametta" (rasatura o autolesionismo simbolico), "la crema" (idratante post-rituale, cura), "le trame" (tessuti di gonna o trame narrative del sé). Poi, l'accumulo gioioso: "Le trecce" (capelli femminili intrecciati, affermazione), "un canto" (voce liberata, forse post-terapia vocale), "le calze", "I tacchi" (drag, performance di genere), e infine "E il vento" – brezza di euforia, leggerezza post-transizione. È l'amore come rito alchemico: dal groppo alla danza, dal dolore alla fluidità. Il corpo si trasforma da prigione a tela.
La sfida all'empatia e la dualità sacra (terza strofa: "Ma tu, tu... E un mostro fuori?")
Culmine polemico: "Ma tu, tu" ripete per accusare l'esterno (società cisnormativa, o un partner ignaro). "Che ne sai cosa vuol dire / Guardarsi e odiarsi" è il grido della disforia – l'odio allo specchio, quotidiano supplizio. La chiusura è biblica: "Avere un angelo dentro / E un mostro fuori" riecheggia la dualità divina/umana (angelo come anima pura, mostro come corpo stigmatizzato). Nel contesto trans, è l'essenza: l'interno celestiale (identità autentica) contro l'esterno demonizzato (corpo "deviante"). L'amore transgender è qui redenzione: abbracciare il mostro per liberare l'angelo, un crocifisso personale che diventa chiave di compassione.

Il braccio con crocifisso e scotch: Centrale e scioccante. Il braccio è esposto, vulnerabile – non una gamba astratta, ma un arto che "agisce" (si guarda, si tocca). Il crocifisso attaccato con scotch è blasfemo e tenero: Cristo sul corpo trans come identificazione (sofferenza condivisa), o ribellione (fissare il sacro sul profano). Lo scotch è precario, temporaneo – come la transizione, che "tiene" insieme ferite. Evoca auto-punizione (flagellazione mistica) o protezione (talismano contro l'odio). Il testo sovrapposto al braccio rende le parole "carne": "brame" sulle vene, "vento" sulla punta delle dita, come un tatuaggio effimero. È poesia "incarnata": il visivo non decora, ma è il tema – il corpo come croce, amore come scotch che sigilla le crepe.

VIsual Poetry · Cross Visual Poetry · Text Visual Poetry · Detail

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Quando la tecnologia incontra il mito: esploriamo l'arte digitale dei poster dei Transformers

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Quando la tecnologia incontra il mito: esploriamo l'arte digitale dei poster dei Transformers
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https://webappsmagazine.blogspot.com/2026/09/quando-la-tecnologia-incontra-il-mito.html

#graphicdesign #transformers #digitalart #conceptart #robot #scifiart #cybertron #techart

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"prospect"

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"prospect"

#photography #photographie #fotografie #art #fotografia #conceptualphotography #摄影 #写真 #artphotography #colorphotography #concept #conceptual #conceptart

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