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Manic: il trojan Android che ruba i PIN bancari e li fa uscire di casa via Bluetooth anche offline

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Da febbraio 2026 un nuovo #trojan bancario per #Android circola con un obiettivo dichiarato: l’#Ucraina. Ma “trojan bancario” è

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Da febbraio 2026 un nuovo #trojan bancario per #Android circola con un obiettivo dichiarato: l’#Ucraina. Ma “trojan bancario” è ormai una definizione troppo stretta per Manic, il #malware descritto in un #report di ThreatFabric come “un ibrido tra malware bancario e #spyware”. Oltre a rubare PIN e credenziali finanziarie, Manic intercetta #SMS, seed phrase di wallet #crypto, cronologia chiamate e posizione #GPS — e, quando il telefono infetto è #offline, trova comunque il modo di far uscire i dati sfruttando altri dispositivi compromessi nelle vicinanze via Bluetooth e Wi-Fi Direct. È una capacità che ridefinisce cosa significhi davvero “isolare” un dispositivo compromesso.

Non una schermata di phishing, ma una tastiera che origliaLa maggior parte dei trojan bancari Android si affida a overlay che imitano l’interfaccia dell’app bersaglio per catturare le credenziali digitate dalla vittima. Manic fa qualcosa di più subdolo: grazie ai permessi di Accessibility Service, determina la posizione della tastiera digitale legittima dell’app e registra i singoli tocchi dell’utente senza alterare in alcun modo il funzionamento dell’app originale. Il risultato è che la vittima interagisce con la sua banca reale, sullo schermo reale, mentre in background il malware classifica ogni sequenza digitata — PIN di sblocco, seed phrase di wallet, codici OTP, password — semplicemente osservando dove e quando avvengono i tocchi.

A questa capacità si aggiungono sessioni di controllo remoto vere e proprie via WebRTC, con visualizzazione live dello schermo, mascherate dietro overlay neri o finte schermate di aggiornamento di sistema; la possibilità di sbloccare il dispositivo da remoto tramite la funzione autoEnterPin, una volta che il PIN è stato catturato; e comandi dedicati per disattivare Google Play Protect (disable_gp), così da ridurre le probabilità di essere rilevati anche dalle protezioni native di Android.

169 applicazioni monitorate, priorità all’UcrainaThreatFabric ha censito 169 identificatori di applicazioni nella lista bersagli di Manic: banche, exchange di criptovalute, app di pagamento P2P e “buy now pay later”, client email e browser. Il dato più significativo, però, è la composizione geografica dei target: il malware dà priorità esplicita a banche ucraine, servizi eID e piattaforme governative, oltre ad app di messaggistica sia commerciali sia a uso militare — una scelta che, nel contesto del conflitto in corso, suggerisce un interesse che va oltre la semplice frode finanziaria. La lista si estende poi a istituti finanziari in Russia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Estonia, Lituania e Regno Unito, con distribuzione tramite siti di phishing e dropper che si spacciano per utility di sistema o aggiornamenti di componenti Android/produttore (i nomi dei package individuati imitano deliberatamente Huawei, Honor, Lenovo, Motorola e persino Apple).

Lo sviluppo del malware appare tutt’altro che concluso. ThreatFabric ricostruisce una timeline chiara: la prima infrastruttura viene registrata a febbraio 2026, i servizi di produzione entrano in funzione tra marzo e aprile, la prima versione operativa di wrapper e implant compare a maggio, mentre a luglio arriva un aggiornamento che introduce protezioni anti-analisi rafforzate, caricamento del codice DEX direttamente in memoria (per complicare l’analisi statica) e un meccanismo di phishing per il “lock secret” del dispositivo.

Quando internet non basta: l’esfiltrazione mesh via BluetoothLa caratteristica più originale di Manic — e quella che lo distingue nettamente dal panorama dei trojan Android — è il meccanismo di esfiltrazione dati progettato per funzionare anche quando il dispositivo infetto non ha accesso diretto a internet. I dati rubati vengono cifrati con AES-GCM e messi in una coda locale; il malware cerca poi altri dispositivi infetti nelle vicinanze tramite Wi-Fi Direct, Bluetooth RFCOMM o BLE GATT, costruendo percorsi “store-and-forward” multi-hop — fino a 4 salti per impostazione predefinita — capaci di far arrivare i dati a internet passando di device in device, finché uno di essi non trova connettività diretta. Se nessuna rotta è disponibile nell’immediato, i dati restano semplicemente in coda per essere ritrasmessi al primo tentativo utile.

Come sintetizzano gli stessi ricercatori di ThreatFabric, “rimuovere l’accesso diretto a internet da un dispositivo infetto non impedisce necessariamente l’esfiltrazione dei dati”. È una considerazione che dovrebbe far riflettere chi progetta contromisure basate solo su segmentazione di rete o blocco della connettività cellulare/Wi-Fi: in scenari con più dispositivi compromessi nello stesso ambiente — un ufficio, un’abitazione, persino un evento pubblico — la rete mesh creata dal malware stesso diventa il canale di comunicazione, aggirando completamente i controlli perimetrali tradizionali pensati per un singolo endpoint.

Due righe per i difensoriPer i team di sicurezza mobile e per gli istituti finanziari nei paesi target, Manic impone di ripensare due assunzioni comuni. La prima è che il monitoraggio comportamentale lato server (fraud detection basata su pattern di digitazione o velocità di interazione) rimane efficace anche quando l’attaccante non altera l’interfaccia dell’app: qui serve piuttosto rilevare l’uso anomalo di servizi di Accessibility da parte di app di terze parti non correlate al contesto bancario. La seconda è che l’isolamento di rete di un dispositivo sospetto non è più una garanzia sufficiente, quando l’esfiltrazione può avvenire tramite protocolli short-range verso dispositivi terzi già compromessi.

Verificare quali app hanno richiesto e ottenuto permessi di Accessibility Service e Notification Listener, specie se provenienti da fonti fuori Google Play

Monitorare pattern anomali di connessioni Wi-Fi Direct/Bluetooth in ambienti aziendali e finanziari sensibili

Diffidare di dropper che si presentano come aggiornamenti di componenti di sistema legati a specifici produttori (Huawei, Honor, Lenovo, Motorola)

Mantenere attivo Google Play Protect e verificare periodicamente lo stato di attivazione, dato che Manic include comandi dedicati per disattivarlo

Per le banche: rafforzare l’autenticazione multi-fattore fuori-banda, poiché OTP e SMS risultano tra i dati intercettati con priorità

Indicatori di compromissione[Wrapper - luglio 2026]
SHA-256: 80be0942d0e20b5006e240434f42512c8b3cd0d54eee858a25663c1a4224a576
Package: tech.intel.dialer.updater

[Implant - luglio 2026]
SHA-256: feea425cde1223fe7afdd7a1ea631678ec6282f6cc20c3d3c0fb97cdbcf65b9b
Package: org.lenovo.storage.processor

[Implant primario]
SHA-256: e7abc375f24d0dd2419e0bce4686c7301b3ee82ae38906c67d3481580f6c648e
Package: tech.apple.dialer.scheduler

[Wrapper - maggio 2026]
SHA-256: 2884108b35eba7b8099087405653c1b23c3839f0d5058c4d61341fc31cfc6040
Package: org.honor.secure.helper

[Implant - maggio 2026]
SHA-256: 2fb5b01ea5a483d60b659e85327a53c6661bdd630d4afd93dc5fe0941d3ccbbe
Package: dev.huawei.media.helper

[Implant correlato]
SHA-256: 7c12f1237090e32c18583f66f1a9e44b029ad7c1e61179e1d524fb3093abd59a
Package: io.motorola.secure.executor

[Comandi bot principali]
remote_control - sessione schermo/webcam via WebRTC
get_logs - esportazione log accessibility
export_sms - esportazione SMS
export_calls - esportazione cronologia chiamate
export_contacts - esportazione contatti
export_file - raccolta file locali
send_sms - invio SMS dal dispositivo
ussd - esecuzione codici USSD
geo - attivazione geolocalizzazione
disable_gp - disattivazione Google Play ProtectFonte primaria: ThreatFabric Mobile Threat Intelligence. Report completo disponibile sul blog ufficiale di ThreatFabric.

#android #cyberwar #infosec #spyware #cyberpedia #malware #trojan #ukraine #russia #banking

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Handala: lo spionaggio iraniano del MOIS che si finge amico dei giornalisti su WhatsApp

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Da due anni si spacciava per movimento hacktivista filo-palestinese. Il Dipartimento di Giustizia americano ha invece confermato

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Da due anni si spacciava per movimento hacktivista filo-palestinese. Il Dipartimento di Giustizia americano ha invece confermato ciò che gli analisti sospettavano da tempo: dietro il collettivo “#Handala#opera il #Ministero dell’#Intelligence iraniano (#MOIS), e il suo bersaglio attuale sono i giornalisti israeliani, contattati su #WhatsApp e #Telegram con la stessa cura con cui si costruisce una fonte, per rubare loro le credenziali e, in alcuni casi, l’intero telefono.

Lo Shin Bet e l’Autorità nazionale per la cybersicurezza israeliana hanno diffuso il 16 agosto 2026 un avviso congiunto, raro per esplicitezza, in cui si afferma che “gli operativi dell’intelligence iraniana stanno tentando di raccogliere informazioni sensibili su sviluppi politici e di #sicurezza, ottenere accesso a fonti giornalistiche, materiali di lavoro e corrispondenza”. Non è un’allerta generica: arriva dopo mesi di segnalazioni da parte di redazioni come Haaretz, i cui cronisti sono stati impersonati per avvicinare colleghi e contatti.

Chi è davvero HandalaIl nome richiama la celebre vignetta del fumettista palestinese Naji al-Ali, e per due anni il brand “Handala Hack Team” ha coltivato un’immagine da collettivo hacktivista indipendente, rivendicando data breach e defacement contro obiettivi israeliani sui propri canali Telegram. È la stessa tattica di copertura vista in altri cluster iraniani — un layer “civile” che permette a #Teheran di condurre operazioni offensive negando plausibilmente il coinvolgimento statale, mentre online si costruisce consenso e narrativa a supporto della causa filo-palestinese.

A marzo 2026 il Dipartimento di Giustizia USA ha reso pubblica un’incriminazione che collega individui operanti sotto l’ombrello Handala al MOIS, inquadrando le loro attività in un più ampio programma di “operazioni psicologiche cyber-abilitate” — disinformazione, intimidazione e raccolta di intelligence combinate nello stesso apparato. Lo stesso ecosistema di attori legati a Teheran è stato osservato a marzo colpire con un wiper l’azienda Stryker e violare la casella di posta personale del direttore dell’FBI, segno di un’operatività che spazia dal sabotaggio industriale allo spionaggio mirato su singole persone.

Come funziona l’avvicinamentoLa campagna descritta da Shin Bet non punta a exploit zero-day, ma a ingegneria sociale paziente e su misura, costruita specificamente attorno al mestiere del giornalista. Gli operatori contattano il bersaglio fingendosi conoscenti, colleghi o addirittura firme note — tra i nomi usati come esca, secondo le ricostruzioni giornalistiche, anche quello del noto reporter Barak Ravid — con proposte di collaborazione, richieste di intervista o l’offerta di materiale esclusivo su sviluppi politici e militari, l’esca perfetta per chi vive di scoop.

Da lì si dipartono tre vettori distinti, spesso combinati nella stessa conversazione:

Link a pagine di login contraffatte che imitano Google, per catturare credenziali dell’account principale e, con esso, l’accesso a mail, contatti e cronologia dei documenti condivisi;

Link a Google Drive falsificati che rimandano a documenti “esclusivi” ma in realtà instradano verso pagine di raccolta credenziali identiche a quelle originali;

File malevoli inviati come allegati — presunti dossier, registrazioni o documenti di interesse — che una volta aperti concedono accesso completo al dispositivo mobile, inclusi messaggistica, microfono e geolocalizzazione.

L’obiettivo dichiarato dalle autorità israeliane non è solo la singola casella di posta: è la ricostruzione della rete di fonti del giornalista, l’accesso a materiali di lavoro non ancora pubblicati e, in prospettiva, la possibilità di alimentare operazioni di influenza usando conversazioni sottratte, come già avvenuto in altri episodi in cui gruppi legati a Teheran hanno pubblicato messaggi privati rubati per screditare bersagli israeliani.

Perché conta per chi si occupa di difesaIl caso Handala è un promemoria scomodo per chi lavora in redazioni, ONG e uffici stampa che trattano materiale sensibile su Medio Oriente: l’anello debole non è quasi mai l’infrastruttura tecnica, ma la fiducia interpersonale che il mestiere stesso richiede di concedere a sconosciuti. Un attaccante di livello statale che parla la lingua del settore — propone uno scoop, cita eventi reali, imita lo stile di un collega — supera in un colpo solo gran parte delle difese tecniche standard, perché la vittima interagisce volontariamente con il contenuto malevolo.

Per i team di sicurezza che proteggono realtà editoriali o organizzazioni esposte, le raccomandazioni diffuse da Shin Bet restano il primo presidio praticabile:

Verificare l’identità di chi propone collaborazioni o interviste tramite un canale separato da quello di primo contatto, prima di aprire qualunque link o allegato;

Non inserire mai credenziali dopo aver seguito un link ricevuto in chat, per quanto il mittente sembri legittimo — meglio digitare manualmente l’indirizzo del servizio;

Attivare l’autenticazione a due fattori tramite app authenticator (non SMS) su tutti gli account di posta e cloud storage;

Impostare indirizzi di recupero account separati e monitorati;

Segmentare i dispositivi usati per il lavoro giornalistico da quelli personali, quando possibile, e mantenere aggiornati i sistemi operativi mobili.

Handala dimostra ancora una volta come i confini tra hacktivismo, spionaggio statale e guerra dell’informazione si siano ormai dissolti: lo stesso gruppo che rivendica breach “per la causa” su Telegram può, il giorno dopo, star raccogliendo materiale per un dossier destinato ai servizi. Per i difensori, l’unica postura sensata è trattare ogni contatto non sollecitato — anche il più credibile — come potenzialmente ostile.

Indicatori e riferimentiAttore: Handala (Handala Hack Team) — collegato al MOIS iraniano
Vettori: WhatsApp, Telegram
TTP: impersonificazione di giornalisti/contatti noti, phishing credenziali Google,
Google Drive link contraffatti, allegati malevoli per compromissione mobile
Target: giornalisti e figure pubbliche israeliane (es. redazioni come Haaretz)
Incriminazione USA: marzo 2026 (Dipartimento di Giustizia, MOIS)
Allerta ufficiale: Shin Bet + National Cyber Directorate, 16 agosto 2026
Canale di segnalazione IL: hotline 119 (National Cyber Directorate)

#cyberwar #infosec #spyware #apt #cyberpedia #phishing #iran #handala #mois

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DragonDoll: lo spyware Android che si finge un aggiornamento Chrome e legge Telegram, WhatsApp e Signal in 26 Paesi

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Una pagina che imita alla perfezione la schermata di aggiornamento di #Google #Chrome, un dropper che scarica il payload reale s

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Una pagina che imita alla perfezione la schermata di aggiornamento di #Google #Chrome, un dropper che scarica il payload reale solo dopo, e un abuso sistematico dei servizi di accessibilità #Android per leggere in tempo reale le chat di #Telegram, #WhatsApp e #Signal senza mai toccare la loro crittografia end-to-end. È DragonDoll, lo #spyware commerciale che il Positive Technologies Expert #Security Center (PT ESC) ha tracciato in almeno 26 Paesi, #Russia inclusa, con circa 150 campioni caricati in appena due mesi su un repository #GitHub pubblico.

Un finto aggiornamento, un dropper veroLa catena d’infezione comincia con un APK che si spaccia per “Chrome.apk” e adotta la tecnica dei tampered headers per ostacolare gli strumenti di analisi statica. Una volta installato, il file mostra una pagina-esca che riproduce fedelmente il branding di un aggiornamento ufficiale di Google Chrome, convincendo l’utente a proseguire con l’installazione. Solo a questo punto il dropper scarica ed esegue il payload reale, denominato internamente K3iwv7VF.apk, decifrato con AES-256-GCM tramite implementazione nativa (libreria compilata in C/C++, non in Java/Kotlin), un’ulteriore misura anti-analisi rispetto ai più comuni spyware Android scritti interamente in linguaggio gestito.

Il vero motore: l’abuso dell’AccessibilityServiceDragonDoll non sfrutta exploit del kernel o vulnerabilità 0-day: si affida quasi interamente all’AccessibilityService di Android, l’API pensata per rendere il sistema operativo utilizzabile da persone con disabilità visive. Una volta ottenuto il permesso — spesso concesso dalla vittima stessa, ingannata dalla schermata di richiesta mascherata da parte del sistema — lo spyware può:

Intercettare tap, gesture e input da tastiera in tempo reale su qualsiasi app in primo piano.

Leggere il contenuto delle notifiche, incluse quelle di Telegram (liste chat, contatti, testo dei messaggi e timestamp) man mano che arrivano, senza dover violare la cifratura del protocollo.

Monitorare visivamente lo schermo durante l’uso di WhatsApp e Signal, catturando ciò che compare a video anche quando l’app stessa è protetta da crittografia end-to-end.

Iniettare overlay fasulli sopra app bancarie per sottrarre credenziali (banking overlay injection), una tecnica presa in prestito dai trojan bancari Android più maturi.

Raccogliere contatti, SMS, log delle chiamate, screenshot, stato di batteria/Wi-Fi/USB/SIM, IMEI e la lista completa delle app installate.

Per app meno “prioritarie” come Viber, il malware si limita a una raccolta più semplice dei dati visibili a schermo, segno di uno sviluppo modulare e mirato piuttosto che di un tool generico riadattato.

Una campagna globale, con targeting linguistico chirurgicoPT ESC ha individuato la campagna per la prima volta nella primavera 2026, durante l’analisi di attacchi contro utenti in Arabia Saudita, per poi scoprire un’infrastruttura di distribuzione molto più ampia: oltre 26 Paesi colpiti, tra cui Russia, Cina, Corea del Sud e diversi Stati dell’area MENA, con il malware localizzato in 34 lingue di interfaccia. Tra il 6 marzo e il 6 maggio 2026 sono stati caricati circa 150 campioni unici su un account GitHub (kesmanta24, registrato con l’indirizzo kesmantes52@outlook.com), arrivati almeno alle versioni 9.3 e 9.4 — un ritmo di sviluppo che tradisce un progetto attivamente mantenuto e monetizzato, non un esperimento estemporaneo.

L’infrastruttura di comando e controllo si appoggia al dominio channelzones[.]co, ospitato su hosting russo, con canali di comunicazione bidirezionale basati su Socket.IO e autenticazione tramite OkHttp3; la cifratura del traffico combina AES-256-CBC e RSA OAEP in uno schema ibrido. La distribuzione iniziale avviene tramite domini civetta come datewithmealways[.]site, datewithmealways[.]online e digitaladstracking[.]com, pensati per superare filtri di reputazione e ingannare l’utente con nomi apparentemente innocui o a tema dating/advertising.

Perché conta: il mercato in espansione dello spyware commerciale AndroidDragonDoll si inserisce in un trend che i ricercatori osservano da tempo: la proliferazione di famiglie spyware Android vendute o distribuite su scala industriale, capaci di aggirare la crittografia end-to-end di app come Signal e WhatsApp non attaccando il protocollo, ma il dispositivo stesso attraverso funzioni di sistema legittime come l’accessibilità. È lo stesso principio dietro altre famiglie recenti individuate mascherate da versioni “clonate” di Telegram e Signal distribuite anche tramite store ufficiali, un problema che ha spinto più volte Google a rafforzare i controlli su Play Protect senza però eliminare il rischio quando l’installazione avviene tramite sideloading da pagine web esterne, come nel caso di DragonDoll.

La presenza della Russia tra i Paesi bersaglio, insieme a un’infrastruttura C2 ospitata proprio su hosting russo, è un dettaglio che PT ESC segnala senza sciogliere del tutto l’ambiguità sull’attribuzione: non è chiaro se si tratti di un operatore locale che colpisce anche il proprio mercato interno, di un tool venduto a più clienti con targeting indipendente, o di un’operazione di sorveglianza mirata mascherata da campagna commerciale opportunistica.

Come proteggersiNon installare mai aggiornamenti di Chrome (o di qualsiasi altra app) da pagine web esterne al Google Play Store: gli aggiornamenti legittimi non vengono mai proposti così.

Verificare periodicamente in Impostazioni → Accessibilità quali app hanno permessi attivi e revocarli per tutto ciò che non sia uno strumento di assistenza riconosciuto.

Diffidare di APK scaricati da domini a tema dating, advertising o “aggiornamento urgente”, tipici vettori di distribuzione di questa famiglia.

Su dispositivi aziendali o ad alto rischio, disabilitare il sideloading e imporre policy MDM che blocchino l’installazione da fonti sconosciute.

Monitorare traffico di rete verso i domini e l’infrastruttura elencati di seguito come indicatori di compromissione.

Indicatori di compromissione# Infrastruttura C2 e distribuzione
channelzones[.]co (C2 primario, hosting russo, canale Socket.IO)
datewithmealways[.]site (dominio di distribuzione)
datewithmealways[.]online (dominio di distribuzione)
digitaladstracking[.]com (dominio di distribuzione)

Account di sviluppo

GitHub user: kesmanta24
Email associata: kesmantes52@outlook.com
Periodo attivita': 6 marzo - 6 maggio 2026 (~150 campioni, versioni 9.3-9.4)

Nomi file osservati

Chrome.apk (dropper iniziale, tampered headers)
K3iwv7VF.apk (payload finale, AES-256-GCM nativo)

Paesi colpiti (parziale)

Arabia Saudita, Russia, Cina, Corea del Sud, area MENA (26+ Paesi totali)
Localizzazione: 34 lingue di interfaccia

Cifratura

Dropper -> payload: AES-256-GCM (nativo)
C2: AES-256-CBC + RSA OAEP (ibrido), autenticazione OkHttp3, canale Socket.IOFonte primaria: Positive Technologies Expert Security Center (PT ESC). Dettagli tecnici e IoC aggiornati al momento della pubblicazione; per l’elenco completo di hash e domini si rimanda al report integrale dei ricercatori.

#android #infosec #spyware #malware #russia

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Flying Eagle: il RAT Android che spiava per conto della «polizia cinese» finisce nelle mani sbagliate

Un archivio da 388 MB chiamato semplicemente “中国龙.zip” (Chinese Dragon) circola da mesi sui canali Telegram del cybercrime cinese. Dentro c’è il codic

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Un archivio da 388 MB chiamato semplicemente “中国龙.zip” (Chinese Dragon) circola da mesi sui canali Telegram del cybercrime cinese. Dentro c’è il codice sorgente completo di Flying Eagle, un framework criminale che non è “solo” un trojan Android, ma una vera piattaforma industriale per costruire e gestire spyware mobile su larga scala — la stessa che ha alimentato una finta app della “polizia cinese” usata per svuotare conti Alipay e WeChat. Ora che il codice è trapelato, i ricercatori di Hunt.io e dell’analista indipendente NetAskari hanno mappato 170 server ancora attivi legati all’infrastruttura, mentre tra gli stessi criminali è scoppiato un regolamento di conti che ha già partorito un erede, Night Dragon.

Una app “governativa” che rubava le passwordLa storia riemerge alla luce del sole a giugno 2026, quando il National Cybersecurity Notification Center cinese ha diffuso un avviso pubblico su una applicazione fraudolenta che si spacciava per “公安一网通办”, un servizio online delle Pubbliche Sicurezze Provinciali (GongAn). L’app veniva distribuita dal dominio 110gongan[.]com e, una volta installata, era in grado di rubare dati di pagamento e prendere il controllo remoto del dispositivo. Le autorità hanno raccomandato a chi l’avesse installata di rimuoverla, scansionare il device, cambiare le password degli account coinvolti, congelare i canali di pagamento in caso di movimenti sospetti e sporgere denuncia.

Quell’app era solo la punta dell’iceberg. Dietro c’era Flying Eagle: un builder che permette a un operatore di scegliere nome, icona e testo di adescamento dell’app, indicare l’indirizzo C2, e generare in automatico un APK Android firmato e pronto alla distribuzione, partendo da due template base. I campioni prodotti dal builder vengono rilevati dai motori antivirus come SpyNote, famiglia di RAT Android nota da anni, e sfruttano i servizi di accessibilità di Android per l’escalation di privilegi e l’iniezione di gesture — controllo pressoché totale del dispositivo della vittima.

Non un malware, una piattaforma industrialeCiò che rende Flying Eagle diverso da un comune RAT è la sua natura di prodotto “chiavi in mano” per operatori criminali con competenze tecniche limitate. L’archivio trapelato contiene un intero deployment Docker con server nginx, PHP, MySQL e un WebSocket server Node.js, oltre a toolchain complete per la compilazione Android (Java 11 e Android SDK build tools), template di phishing pronti — servizi di streaming per adulti in cinese, cloni di TikTok, applicazioni finanziarie e persino landing page per finti progetti di pubblica utilità che rimandano all’operatore statistiche di visite e download — e un certificato TLS di default.

Gli URL di callback verso il server di comando e controllo, incorporati in ogni APK generato, sono cifrati con AES-128-CBC usando IV, password e salt hardcoded, con chiave derivata tramite PBKDF2-SHA1 a 65.536 iterazioni. I commenti nel codice sorgente rivelano che questi parametri servono a mantenere la compatibilità con il binario Windows .NET originale (EaodWorker.exe), confermando che la versione Docker trapelata è una porting diretto di uno strumento più vecchio. Per abbassare l’entropia del pacchetto ed eludere l’analisi statica, il builder inietta inoltre tra 2,8 e 3,5 MB di JSON Base64 travestito da cache di configurazione SDK legittima.

La caccia ai 170 serverPer ricostruire l’estensione reale dell’infrastruttura, i ricercatori hanno sfruttato un’impronta digitale ricorrente: i server Flying Eagle rispondono con un redirect HTTP 302 verso l’endpoint HTTPS, includono l’header Strict-Transport-Security: max-age=31536000 e, prima che carichi il branding personalizzato dell’operatore, mostrano brevemente il titolo di pagina “AdminPro”. Incrociando questa firma con il certificato TLS di default incluso nell’archivio trapelato, sono stati identificati 158 server tramite il titolo della pagina e altri 12 tramite il certificato, per un totale di 170 server attivi negli ultimi 30 giorni di telemetria — una cifra che i ricercatori stessi definiscono conservativa, perché esclude i server che non restituiscono esattamente il redirect atteso. È importante sottolineare che questo numero descrive impronte infrastrutturali, non necessariamente vittime, operatori o C2 confermati uno per uno.

Buona parte dell’infrastruttura, inclusi i due IP citati nell’avviso ufficiale cinese (207.56.30.188 e 207.56.30.194), è ospitata su AS54801 (Zillion Network Inc.), un provider di Hong Kong che compare più volte come piattaforma preferita per il malware mobile in questo ecosistema. Uno dei server ha addirittura mostrato, temporaneamente, un pannello di gestione dispositivi che indicava utenze “guadagna facile” tipiche di operatori criminali a scopo di lucro.

Ladri tra ladri: quando i criminali si smascherano a vicendaIl canale Telegram Yx科技 (Yx Technology), creato ad aprile 2026, non ha esordito con un semplice annuncio: i primi messaggi erano istruzioni passo passo su come usare strumenti di accesso remoto per svuotare conti Alipay e WeChat Pay, con le vittime definite spregiativamente “pesci” (鱼) e servizi di cash-out offerti al 20-50% della transazione. Il 26 aprile il canale ha distribuito gratuitamente il pacchetto Flying Eagle sotto forma dell’archivio Chinese Dragon.

Da qui la parte più “da romanzo”: un secondo canale, SQLRCE0, ha iniziato a far girare messaggi secondo cui un attore non identificato avrebbe compromesso l’infrastruttura clienti di Yx Technology, sottraendo dati relativi a 189 server Flying Eagle. La rivendicazione non è stata confermata in modo indipendente dai ricercatori, ma il caos generato — codice rubato che diventa a sua volta merce rubata — è di per sé indicativo della frammentazione e della sfiducia reciproca dentro questi ecosistemi criminali cinesi.

Night Dragon: l’erede è già onlineIl 23 giugno 2026 lo stesso canale SQLRCE0 ha lanciato Night Dragon, un nuovo kit di controllo Android indipendente. I ricercatori hanno individuato al momento solo due server associati, entrambi ospitati — non a caso — sullo stesso provider hongkonghese AS54801. Uno dei pannelli esposti mostrava 46 dispositivi “online” e 29 “attivi”, tutti geolocalizzati in Cina, ma non è stato possibile stabilire se si tratti di vittime reali o di dati di test. Una seconda versione del framework risultava già in sviluppo al 12 luglio. È bene chiarire un possibile equivoco: questo Night Dragon del 2026 non ha nulla a che vedere con l’omonima campagna di spionaggio cinese documentata da McAfee nel 2011 — qui si parla di crimeware finanziario, non di intelligence offensiva.

Due righe per i difensoriDiffidare sistematicamente di APK “governativi” o “di pubblica utilità” distribuiti fuori dal Play Store: il sideloading resta il principale vettore di infezione per questa famiglia di minacce.

Monitorare le richieste di attivazione dei servizi di accessibilità Android da parte di app non aziendali: è il meccanismo chiave usato per l’escalation di privilegi e il controllo remoto.

Per i team threat intelligence, il fingerprint “AdminPro” + redirect 302 + certificato di default è riutilizzabile per identificare infrastrutture derivate dallo stesso codice trapelato, comprese eventuali nuove fork oltre a Night Dragon.

Il caso dimostra ancora una volta come i leak di codice sorgente criminale — volontari o meno — accelerino la proliferazione di varianti, più che ridurre la minaccia: ogni fork riparte da una base già matura.

Indicatori di compromissione# Domini/infrastruttura Flying Eagle
110gongan[.]com # App fasulla "polizia cinese" (GongAn)
fusu.us[.]ci
fusu666[.]cc -> 207.56.30[.]188
ls.j2x8a[.]top -> 207.56.30[.]194 (cert emesso 2026-06-04)
xyttkx[.]cc, txl.xyttkx[.]cc, h5.xyttkx[.]cc, alcs.xyttkx[.]cc

IP

207.56.30[.]188 AS54801 Zillion Network Inc. (Hong Kong)
207.56.30[.]194 AS54801 Zillion Network Inc. (Hong Kong)

Archivio trapelato

中国龙.zip (Chinese Dragon) - 388 MB, distribuito via Telegram (Yx科技) dal 2026-04-26

Campioni APK (SHA256)

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Fingerprint di caccia

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Night Dragon (lancio: 2026-06-23, stesso hosting AS54801)

Fonti primarie: Hunt.io/NetAskari, “Flying Eagle Android RAT: Leaked Source Code, 170 Active Servers, and a New Platform Called Night Dragon” (28 luglio 2026); The Hacker News, 29 luglio 2026; avviso pubblico del National Cybersecurity Notification Center cinese (18 giugno 2026).

#android #cina #cybercrime #flyingeagle #spynote #spyware

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HollowGraph: la backdoor che trasforma il calendario di Microsoft 365 in un canale C2 cifrato

Un impianto di spionaggio finora sconosciuto ha trasformato uno degli strumenti più banali della vita d’ufficio, il calendario di Microsoft 365, in un

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Un impianto di spionaggio finora sconosciuto ha trasformato uno degli strumenti più banali della vita d’ufficio, il calendario di Microsoft 365, in un canale di comando e controllo. Si chiama HollowGraph, non sfrutta alcuna vulnerabilità software e per questo è quasi impossibile da rilevare con i controlli di rete tradizionali: il traffico che porta gli ordini dell’attaccante e i file rubati è, a tutti gli effetti, traffico legittimo verso le API di Microsoft Graph.

A scoprirlo è stata Group-IB, che ha pubblicato l’analisi tecnica il 20 luglio 2026 dopo aver individuato l’impianto su almeno 12 macchine compromesse, di cui solo tre attivamente in comunicazione con l’attaccante durante la finestra di osservazione. Il traffico della vittima analizzata copre il periodo dal 3 giugno al 9 luglio 2026, e la casella di posta usata per l’esfiltrazione appartiene a un’organizzazione israeliana. Un’impronta piccola e selettiva, che i ricercatori leggono come spionaggio mirato piuttosto che criminalità opportunistica, anche se la tecnica potrebbe essere riutilizzata su scala molto più ampia.

Il calendario come dead dropHollowGraph è una DLL .NET che supporta solo due comandi, get e send, e non contatta mai direttamente un server dell’attaccante per ricevere istruzioni. Al loro posto usa il calendario della casella compromessa come dead drop bidirezionale: per ricevere i comandi, interroga un evento specifico piazzato dall’operatore e datato 2050-05-13, una data così lontana nel futuro che nessun utente lo scoprirebbe mai scorrendo la propria agenda, e ne legge le istruzioni da un file allegato.

Per l’esfiltrazione il processo si inverte: il malware cifra il file rubato, crea un proprio evento altrettanto lontano nel tempo e carica i dati come uno o più allegati. L’intero scambio è protetto da uno schema ibrido RSA più AES-256, con coppie di chiavi separate per il canale di comando in entrata e per quello di esfiltrazione in uscita. Chi osservasse solo i log di rete vedrebbe esclusivamente chiamate alle API Microsoft Graph, indistinguibili dal traffico generato da un client Outlook qualsiasi.

Il secondo canale: DNS tunneling per restare viviPerché l’accesso a Graph resti valido nel tempo, HollowGraph mantiene un secondo canale, più grezzo ma altrettanto insidioso. Via DNS, il malware aggiorna periodicamente le credenziali dell’applicazione registrata su Entra ID (Azure AD): tenant ID, client ID, client secret e la casella di posta bersaglio. Questi valori vengono decodificati da record AAAA IPv6 restituiti da un dominio controllato dall’attaccante, cloudlanecdn[.]com, e scritti in un file camuffato da log di routine, logAzure.txt. A differenza del traffico sul calendario, qui le credenziali applicative viaggiano in chiaro, il che rende questo canale un punto di osservazione prezioso per i difensori.

Chi c’è dietro: Cavern e l’ombra di TeheranGroup-IB collega HollowGraph al framework backdoor modulare Cavern con alta confidenza, sulla base della sintassi di comando condivisa e di corrispondenze nella logica di tasking interna. Cavern era stato documentato all’inizio di luglio da Check Point, che lo ha attribuito a un cluster legato al Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano (MOIS) soprannominato Cavern Manticore, con sovrapposizioni note verso i gruppi iraniani MuddyWater e Lyceum.

Il legame però riguarda il codice, non necessariamente l’operatore di questa specifica campagna: Group-IB è stata esplicita nel dire di non poter attribuire con sicurezza questa attività a un attore già noto, segnalando solo una sovrapposizione a bassa confidenza con Lyceum, sottogruppo dell’iraniano OilRig. La geografia della vittima, un’organizzazione israeliana, viene trattata dai ricercatori come dato sul bersaglio e non come prova di attribuzione.

Va detto che nascondere il comando e controllo dentro servizi Microsoft fidati non è una novità assoluta: caselle Outlook, cartelle bozze e OneDrive sono già stati abusati in passato con logiche simili. Ciò che rende HollowGraph interessante è aver scelto l’angolo cieco più remoto possibile, un evento di calendario piantato 24 anni nel futuro, in un momento in cui la difesa si concentra sempre di più sul monitoraggio delle identità cloud e delle applicazioni OAuth piuttosto che sui contenuti stessi delle caselle di posta.

Perché conta per i difensoriNon c’è una vulnerabilità Microsoft da patchare: HollowGraph vive su un account compromesso e sulle normali funzionalità dell’API Graph, il che è esattamente ciò che lo rende difficile da individuare. Il lavoro va fatto sul piano dell’identità e dei permessi applicativi, non su quello delle patch. Group-IB raccomanda di restringere e verificare le applicazioni OAuth con credenziali client che possono raggiungere Graph, allertare sulla creazione di nuovi client secret e applicare la consueta igiene su Entra ID: Conditional Access, rotazione delle credenziali e rilevamento di token anomali.

Cercare eventi di calendario con data remota 2050-05-13

Verificare oggetti che siano un GUID nudo o seguano schemi tipo Event ID: o Boss{..}ID{..}

Individuare allegati con nome File{n}.txt

Auditare le modifiche al calendario generate da un’applicazione anziché da una persona (eventi creati, allegati caricati, oggetti rinominati via app)

Monitorare query DNS AAAA insolitamente frequenti verso un singolo dominio, con sottodomini lunghi e ad alta entropia

Cercare il dominio cloudlanecdn[.]com e il file di configurazione logAzure.txt

L’operatore dietro questa campagna resta senza nome, e il traffico della vittima risultava ancora attivo il 9 luglio. Vale la pena controllare fin da ora quegli eventi datati nel remoto futuro: è esattamente lì che nessun analista avrebbe mai pensato di guardare.

Indicatori di compromissioneDominio C2 (DNS tunneling): cloudlanecdn[.]com
File di configurazione: logAzure.txt
Evento calendario esca: data 2050-05-13
Pattern oggetto evento: GUID nudo / "Event ID:" / "Boss{..}ID{..}"
Allegati di comando: File{n}.txt
Framework correlato: Cavern (Cavern Manticore / MOIS-linked, overlap MuddyWater e Lyceum)
Finestra di attività osservata: 3 giugno - 9 luglio 2026
Set completo di IoC e hash: report tecnico Group-IB, "HOLLOWGRAPH: Turning Microsoft 365 Calendars into Covert Command-and-Control Channels"

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