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Manic: il trojan Android che ruba i PIN bancari e li fa uscire di casa via Bluetooth anche offline

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Da febbraio 2026 un nuovo #trojan bancario per #Android circola con un obiettivo dichiarato: l’#Ucraina. Ma “trojan bancario” è

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Da febbraio 2026 un nuovo #trojan bancario per #Android circola con un obiettivo dichiarato: l’#Ucraina. Ma “trojan bancario” è ormai una definizione troppo stretta per Manic, il #malware descritto in un #report di ThreatFabric come “un ibrido tra malware bancario e #spyware”. Oltre a rubare PIN e credenziali finanziarie, Manic intercetta #SMS, seed phrase di wallet #crypto, cronologia chiamate e posizione #GPS — e, quando il telefono infetto è #offline, trova comunque il modo di far uscire i dati sfruttando altri dispositivi compromessi nelle vicinanze via Bluetooth e Wi-Fi Direct. È una capacità che ridefinisce cosa significhi davvero “isolare” un dispositivo compromesso.

Non una schermata di phishing, ma una tastiera che origliaLa maggior parte dei trojan bancari Android si affida a overlay che imitano l’interfaccia dell’app bersaglio per catturare le credenziali digitate dalla vittima. Manic fa qualcosa di più subdolo: grazie ai permessi di Accessibility Service, determina la posizione della tastiera digitale legittima dell’app e registra i singoli tocchi dell’utente senza alterare in alcun modo il funzionamento dell’app originale. Il risultato è che la vittima interagisce con la sua banca reale, sullo schermo reale, mentre in background il malware classifica ogni sequenza digitata — PIN di sblocco, seed phrase di wallet, codici OTP, password — semplicemente osservando dove e quando avvengono i tocchi.

A questa capacità si aggiungono sessioni di controllo remoto vere e proprie via WebRTC, con visualizzazione live dello schermo, mascherate dietro overlay neri o finte schermate di aggiornamento di sistema; la possibilità di sbloccare il dispositivo da remoto tramite la funzione autoEnterPin, una volta che il PIN è stato catturato; e comandi dedicati per disattivare Google Play Protect (disable_gp), così da ridurre le probabilità di essere rilevati anche dalle protezioni native di Android.

169 applicazioni monitorate, priorità all’UcrainaThreatFabric ha censito 169 identificatori di applicazioni nella lista bersagli di Manic: banche, exchange di criptovalute, app di pagamento P2P e “buy now pay later”, client email e browser. Il dato più significativo, però, è la composizione geografica dei target: il malware dà priorità esplicita a banche ucraine, servizi eID e piattaforme governative, oltre ad app di messaggistica sia commerciali sia a uso militare — una scelta che, nel contesto del conflitto in corso, suggerisce un interesse che va oltre la semplice frode finanziaria. La lista si estende poi a istituti finanziari in Russia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Estonia, Lituania e Regno Unito, con distribuzione tramite siti di phishing e dropper che si spacciano per utility di sistema o aggiornamenti di componenti Android/produttore (i nomi dei package individuati imitano deliberatamente Huawei, Honor, Lenovo, Motorola e persino Apple).

Lo sviluppo del malware appare tutt’altro che concluso. ThreatFabric ricostruisce una timeline chiara: la prima infrastruttura viene registrata a febbraio 2026, i servizi di produzione entrano in funzione tra marzo e aprile, la prima versione operativa di wrapper e implant compare a maggio, mentre a luglio arriva un aggiornamento che introduce protezioni anti-analisi rafforzate, caricamento del codice DEX direttamente in memoria (per complicare l’analisi statica) e un meccanismo di phishing per il “lock secret” del dispositivo.

Quando internet non basta: l’esfiltrazione mesh via BluetoothLa caratteristica più originale di Manic — e quella che lo distingue nettamente dal panorama dei trojan Android — è il meccanismo di esfiltrazione dati progettato per funzionare anche quando il dispositivo infetto non ha accesso diretto a internet. I dati rubati vengono cifrati con AES-GCM e messi in una coda locale; il malware cerca poi altri dispositivi infetti nelle vicinanze tramite Wi-Fi Direct, Bluetooth RFCOMM o BLE GATT, costruendo percorsi “store-and-forward” multi-hop — fino a 4 salti per impostazione predefinita — capaci di far arrivare i dati a internet passando di device in device, finché uno di essi non trova connettività diretta. Se nessuna rotta è disponibile nell’immediato, i dati restano semplicemente in coda per essere ritrasmessi al primo tentativo utile.

Come sintetizzano gli stessi ricercatori di ThreatFabric, “rimuovere l’accesso diretto a internet da un dispositivo infetto non impedisce necessariamente l’esfiltrazione dei dati”. È una considerazione che dovrebbe far riflettere chi progetta contromisure basate solo su segmentazione di rete o blocco della connettività cellulare/Wi-Fi: in scenari con più dispositivi compromessi nello stesso ambiente — un ufficio, un’abitazione, persino un evento pubblico — la rete mesh creata dal malware stesso diventa il canale di comunicazione, aggirando completamente i controlli perimetrali tradizionali pensati per un singolo endpoint.

Due righe per i difensoriPer i team di sicurezza mobile e per gli istituti finanziari nei paesi target, Manic impone di ripensare due assunzioni comuni. La prima è che il monitoraggio comportamentale lato server (fraud detection basata su pattern di digitazione o velocità di interazione) rimane efficace anche quando l’attaccante non altera l’interfaccia dell’app: qui serve piuttosto rilevare l’uso anomalo di servizi di Accessibility da parte di app di terze parti non correlate al contesto bancario. La seconda è che l’isolamento di rete di un dispositivo sospetto non è più una garanzia sufficiente, quando l’esfiltrazione può avvenire tramite protocolli short-range verso dispositivi terzi già compromessi.

Verificare quali app hanno richiesto e ottenuto permessi di Accessibility Service e Notification Listener, specie se provenienti da fonti fuori Google Play

Monitorare pattern anomali di connessioni Wi-Fi Direct/Bluetooth in ambienti aziendali e finanziari sensibili

Diffidare di dropper che si presentano come aggiornamenti di componenti di sistema legati a specifici produttori (Huawei, Honor, Lenovo, Motorola)

Mantenere attivo Google Play Protect e verificare periodicamente lo stato di attivazione, dato che Manic include comandi dedicati per disattivarlo

Per le banche: rafforzare l’autenticazione multi-fattore fuori-banda, poiché OTP e SMS risultano tra i dati intercettati con priorità

Indicatori di compromissione[Wrapper - luglio 2026]
SHA-256: 80be0942d0e20b5006e240434f42512c8b3cd0d54eee858a25663c1a4224a576
Package: tech.intel.dialer.updater

[Implant - luglio 2026]
SHA-256: feea425cde1223fe7afdd7a1ea631678ec6282f6cc20c3d3c0fb97cdbcf65b9b
Package: org.lenovo.storage.processor

[Implant primario]
SHA-256: e7abc375f24d0dd2419e0bce4686c7301b3ee82ae38906c67d3481580f6c648e
Package: tech.apple.dialer.scheduler

[Wrapper - maggio 2026]
SHA-256: 2884108b35eba7b8099087405653c1b23c3839f0d5058c4d61341fc31cfc6040
Package: org.honor.secure.helper

[Implant - maggio 2026]
SHA-256: 2fb5b01ea5a483d60b659e85327a53c6661bdd630d4afd93dc5fe0941d3ccbbe
Package: dev.huawei.media.helper

[Implant correlato]
SHA-256: 7c12f1237090e32c18583f66f1a9e44b029ad7c1e61179e1d524fb3093abd59a
Package: io.motorola.secure.executor

[Comandi bot principali]
remote_control - sessione schermo/webcam via WebRTC
get_logs - esportazione log accessibility
export_sms - esportazione SMS
export_calls - esportazione cronologia chiamate
export_contacts - esportazione contatti
export_file - raccolta file locali
send_sms - invio SMS dal dispositivo
ussd - esecuzione codici USSD
geo - attivazione geolocalizzazione
disable_gp - disattivazione Google Play ProtectFonte primaria: ThreatFabric Mobile Threat Intelligence. Report completo disponibile sul blog ufficiale di ThreatFabric.

#android #cyberwar #infosec #spyware #cyberpedia #malware #trojan #ukraine #russia #banking

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Pixel 11 Pro: torcia e flash più deboli, la colpa sarebbe di HiLight

Il Pixel 11 Pro di Google introduce HiLight, il nuovo anello lu

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Il Pixel 11 Pro di Google introduce HiLight, il nuovo anello luminoso RGB che circonda il flash sul modulo fotografico posteriore. Ma un confronto pubblicato online, poi confermato da un teardown, ha acceso i riflettori su un possibile effetto collaterale: torcia e flash fotografico del nuovo top di gamma risulterebbero più deboli rispetto ai modelli precedenti e ai rivali.

Il test che ha acceso il dibattitoIl confronto, pubblicato dall’utente X @multithreedy, ha messo a paragone Pixel 11 Pro, Galaxy Z TriFold, iPhone 17e e Pixel 9 Pro, impostando la luce di ciascun dispositivo al massimo della luminosità e fotografando il risultato nelle stesse condizioni di esposizione. L’esito non lascia molti dubbi: sia in modalità torcia sia come flash per la fotocamera, il Pixel 11 Pro è risultato il più debole del gruppo. Le immagini mostrano inoltre che la sua luce si diffonde maggiormente, un dettaglio che potrebbe penalizzare chi ha bisogno di illuminare soggetti a distanza.

Un teardown svela la causaA fare chiarezza sulle possibili cause ci ha pensato il canale YouTube Phone Repair Guru, che ha smontato un Pixel 11 Pro documentando la struttura interna di HiLight. Attorno al flash centrale sono stati individuati otto LED disposti in cerchio, coperti da un diffusore semitrasparente che uniforma la luce dell’anello. Il problema è che lo stesso diffusore copre anche il flash principale: nei Pixel precedenti, invece, il flash era protetto da una lente pensata per proiettare la luce in avanti in modo più diretto ed efficiente. Il passaggio a una struttura più diffusiva sembra quindi essere il prezzo pagato per introdurre il nuovo effetto luminoso.

Hardware più avanzato del software attualeIl teardown ha rivelato anche che ciascuno degli otto LED è in grado di produrre luce rossa, verde e blu, quindi HiLight dispone di un hardware pienamente RGB. Al momento, però, il software consente di scegliere solo tra cinque colori preimpostati, tra cui non compare il rosso, e non è ancora possibile assegnare colori diversi a singole app né integrare app di terze parti. Google, in fase di presentazione, aveva promesso anche il supporto alle notifiche per i messaggi, funzione che al lancio risulta ancora assente.

Nessun commento ufficiale da GoogleAl momento Google non ha rilasciato dichiarazioni sulla minore luminosità di torcia e flash, quindi non è chiaro se si tratti di una scelta progettuale consapevole o di un effetto collaterale non del tutto previsto dell’integrazione di HiLight. Considerando che l’hardware ha margini evidenti non ancora sfruttati, non è escluso che un futuro aggiornamento software possa ampliare la personalizzazione della luce e magari intervenire anche sulla resa di torcia e flash. Per chi usa quotidianamente queste funzioni di base, resta comunque un aspetto da monitorare nelle prossime settimane.

#google #android #gemini #pixel

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OPPO Find X10 sempre più vicino: certificazione conferma la ricarica da 80W, occhio anche al Reno 17

Il countdown verso i nuovi top di gamma OPPO si fa sempre più concreto. Un modello non ancora annunciato, con numero di modello PMW110, è comparso nel

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Il countdown verso i nuovi top di gamma OPPO si fa sempre più concreto. Un modello non ancora annunciato, con numero di modello PMW110, è comparso nel database dell’ente di certificazione cinese 3C, confermando il supporto alla ricarica rapida cablata fino a 80W. Nel frattempo, secondo alcune indiscrezioni, anche la fascia media-alta Reno 17 potrebbe ereditare una tecnologia fotografica finora riservata alla serie Find X.

PMW110 e la certificazione 3CIl codice PMW110 è registrato come smartphone 5G prodotto da OPPO Guangdong Mobile Communications. Tra i documenti compaiono due alimentatori capaci di erogare fino a 5-11V/7,3A, valori che si traducono in una potenza di ricarica cablata di circa 80W lato dispositivo. Si tratta della stessa potenza già supportata dagli attuali Find X9 e Find X9 Pro con la tecnologia SUPERVOOC, segno che OPPO potrebbe confermare questo standard anche sulla prossima generazione. Il modello aveva già ottenuto in precedenza altre certificazioni per le bande 5G N79 e per la connettività a 2,4GHz, a conferma che i preparativi per il lancio sono in una fase avanzata.

Find X10 o Find X10 Pro?Non è ancora chiaro se PMW110 corrisponda al Find X10 standard o al modello Pro: alcuni leaker propendono per la seconda ipotesi, ma al momento non ci sono conferme definitive. Le indiscrezioni indicano che la serie Find X10 potrebbe debuttare in Cina già a settembre, con un lancio anticipato rispetto ai tempi della generazione precedente.

Il Reno 17 punta al teleobiettivo con convertitoreParallelamente, il leaker Smart Pikachu riferisce che OPPO starebbe valutando di introdurre il supporto a un convertitore teleobiettivo esterno anche sulla serie Reno 17, finora prerogativa dei modelli Find X di fascia alta. Se confermata, la novità porterebbe una capacità zoom più spinta anche sui modelli meno costosi, ampliando le possibilità fotografiche in una fascia di prezzo intermedia. Al momento si tratterebbe però solo di un’ipotesi allo studio, e maggiori dettagli potrebbero emergere solo dopo la presentazione della serie Find X10, che come sempre farà da apripista per le tecnologie poi riprese dai modelli Reno.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesiCon la certificazione di PMW110 e le prime indiscrezioni sul Reno 17, il quadro dei prossimi lanci OPPO inizia a delinearsi con maggiore chiarezza. Se il debutto cinese del Find X10 dovesse davvero avvenire a settembre, il lancio globale potrebbe arrivare tra ottobre e novembre secondo alcune fonti. Nelle prossime settimane sono attese ulteriori certificazioni e indiscrezioni che potrebbero chiarire definitivamente le specifiche della nuova generazione.

#android #leak #oppo

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Sharp AQUOS sense10: il compatto giapponese scende a un prezzo record

In Giappone, lo smartphone di fascia media Sharp AQUOS sense10 ha toccato uno dei prezzi più bassi mai visti per il modello acquistato senza vincoli d

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In Giappone, lo smartphone di fascia media Sharp AQUOS sense10 ha toccato uno dei prezzi più bassi mai visti per il modello acquistato senza vincoli di operatore. Il dispositivo, apprezzato per l’autonomia e la semplicità d’uso, offre uno spunto interessante su come i produttori posizionino i loro Android di fascia media nel mercato asiatico.

Un prezzo mai visto per il modello sbrandizzatoSu Amazon.co.jp, la versione SIM-free di AQUOS sense10 è stata proposta a un prezzo che, per l’acquisto del solo terminale senza alcun contratto o promozione legata al cambio operatore, rappresenta una delle cifre più basse mai registrate per questo modello. Un dato che testimonia la strategia sempre più aggressiva sui prezzi per i dispositivi di fascia media, anche al di fuori delle offerte legate agli operatori telefonici.

Specifiche tecniche pensate per l’uso quotidianoProcessore Snapdragon 7s Gen 3 Mobile Platform, adatto a social, video e app di uso comune

Batteria da 5.000 mAh in un corpo leggero da circa 166 grammi

Display Pro IGZO OLED da 6,1 pollici, con buona efficienza energetica

Fotocamera principale da 50,3 megapixel, con funzione AI “Vocalist” per ridurre i rumori di fondo durante le chiamate

Doppio altoparlante stereo con pressione sonora rafforzata

Un modello pensato per chi non vuole cambiare operatoreIl target ideale di questo tipo di offerte è chi non vuole legarsi a un nuovo piano tariffario o a un operatore diverso, ma desidera comunque aggiornare il proprio smartphone sostituendo semplicemente il dispositivo e riutilizzando la propria SIM. AQUOS sense10 non è attualmente commercializzato in Italia, ma il suo posizionamento resta un utile indicatore di come Sharp continui a puntare su un segmento medio equilibrato tra prestazioni, autonomia e prezzo.

Il mercato Android di fascia media resta centraleAl di là del singolo sconto, la vicenda conferma quanto la fascia media resti un terreno di battaglia cruciale per i produttori Android: se le fasce alte fanno notizia con chip di ultima generazione e fotocamere sempre più sofisticate, sono spesso modelli come AQUOS sense10 a garantire i volumi di vendita più significativi, puntando su un equilibrio tra prezzo, autonomia e affidabilità quotidiana.

#android

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Fotocamere degli smartphone: chi comanda davvero secondo DXOMark? La classifica per marchio

Analizzando la Top 50 di DXOMark, l’ente indipendente che valuta le fotocamere degli smartphone, emerge un quadro interessante sulle strategie dei sin

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Analizzando la Top 50 di DXOMark, l’ente indipendente che valuta le fotocamere degli smartphone, emerge un quadro interessante sulle strategie dei singoli produttori. Al di là del singolo modello con il punteggio più alto, guardare quanti dispositivi di ogni marchio riescono a entrare in classifica racconta molto sulla costanza e sulla profondità della gamma di ciascuna azienda, Android comprese.

Apple guida per numero di modelli, ma la concorrenza Android è numerosaCon nove modelli piazzati nella Top 50, dagli attuali iPhone 17 Pro e iPhone 16 Pro Max fino a generazioni più datate come iPhone 14 Pro, Apple resta il marchio più rappresentato in assoluto. Sul fronte Android, però, il quadro è tutt’altro che scarno: OPPO conta ben sette modelli in classifica, tra cui l’intera famiglia Find X9 e Find X8, seguita a pari merito da Google con altrettanti sette dispositivi, dalla serie Pixel 11 Pro XL fino ai più datati Pixel 8 e Pixel 7 Pro.

Huawei e Vivo si contendono il podio assolutoSe si guarda al punteggio più alto in assoluto, la sfida si gioca tutta tra due marchi cinesi. Huawei conquista la vetta della classifica con il Pura 80 Ultra, che sfiora i 175 punti, mentre Vivo risponde con X300 Pro e X300 Ultra, entrambi sopra i 170 punti. Sono questi due produttori a spingere più in alto l’asticella della qualità fotografica pura nel 2026.

Honor e Xiaomi completano il quadro dei big cinesiCon sei modelli ciascuno in Top 50, Honor (con la gamma Magic) e Xiaomi (con la serie numerata e con i modelli T Pro e Ultra) confermano la profondità della loro offerta in fascia alta, contribuendo in modo determinante all’egemonia cinese nella parte alta della classifica.

Samsung e Motorola, meno modelli ma comunque presentiSamsung si ferma a tre modelli in classifica, tra cui Galaxy S26 Ultra e Galaxy S25 Ultra, mentre Motorola piazza altrettanti tre dispositivi, incluso il pieghevole Razr Fold. Numeri più contenuti rispetto ai concorrenti cinesi, ma comunque sufficienti a garantire una presenza stabile nella fascia alta della valutazione DXOMark.

Una fotografia dello stato dell’arte, non solo dei singoli recordIl quadro complessivo suggerisce due approcci diversi al tema fotocamere: da un lato Huawei e Vivo puntano al punteggio più alto in assoluto con singoli modelli di punta, dall’altro Apple, Google e OPPO puntano sulla costanza, riuscendo a portare in Top 50 anche modelli di generazioni precedenti. Per chi sceglie uno smartphone Android guardando soprattutto alla fotocamera, la lezione è chiara: i modelli di punta di OPPO, Google, Honor e Xiaomi restano tra le scelte più affidabili secondo le valutazioni indipendenti, anche a distanza di più generazioni dal lancio.

#google #android #pixel #samsung #oppo

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Vivo X500: la nuova serie punta tutto sul video cinematografico, arrivo a settembre

Vivo ha ufficializzato la data di presentazione della sua prossima serie di punta: a settembre debutterà la gamma Vivo X500, composta da tre modelli,

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Vivo ha ufficializzato la data di presentazione della sua prossima serie di punta: a settembre debutterà la gamma Vivo X500, composta da tre modelli, Vivo X500, Vivo X500 Pro e Vivo X500 Pro Max. Il salto di nome dalla serie X300 alla X500, saltando la numerazione X400, segna anche un cambio di passo nelle ambizioni dell’azienda, che questa volta punta con decisione sul comparto video oltre che sulla fotografia.

Un sensore sviluppato con Sony per un video da 17 stop di gamma dinamicaSecondo Han Boxiao, product manager di Vivo, il modello Pro monterà la fotocamera principale “Zeiss Super Dynamic”, sviluppata insieme al team immagini dell’azienda e a Sony. Il cuore del sistema è il nuovo sensore da 50 megapixel e formato 1/1,28 pollici, denominato BluePrint Guangyu 900, capace di una gamma dinamica fino a 17EV: un valore che dovrebbe garantire dettagli sia nelle zone più luminose sia in quelle più scure delle inquadrature, anche in condizioni di controluce.

Video 4K a 240fps e stabilizzazione da gimbal integratoSul fronte video, la serie X500 Pro promette registrazioni in 4K a 240fps in slow motion, oltre a video 4K/120fps in HDR con output diretto in questo formato. A completare il quadro, un sistema di stabilizzazione ottica su tre assi che punta a un’efficacia paragonabile a quella di un gimbal esterno, con una resa dichiarata equivalente allo standard CIPA 7.0. Questa caratteristica dovrebbe risultare particolarmente evidente sul modello top di gamma, il Vivo X500 Pro Max.

Possibile ritorno del teleobiettivo periscopico da 200 megapixelSecondo il leaker Digital Chat Station, la serie X500 continuerebbe il percorso avviato dalla X300 Ultra, riproponendo un teleobiettivo periscopico da 200 megapixel basato su un sensore custom di grandi dimensioni, denominato HP0. L’obiettivo dichiarato è offrire scatti di qualità elevata anche a lunga distanza, un terreno su cui Vivo ha già costruito buona parte della sua reputazione fotografica.

Fotografia e video insieme, la sfida della prossima generazioneCon la serie X500, Vivo sembra voler consolidare la propria identità di marchio orientato all’imaging, allargando però il discorso dalla sola fotografia al video, terreno su cui punta a distinguersi rispetto ai rivali Android di fascia alta. La presentazione ufficiale, prevista per settembre, chiarirà se le specifiche annunciate finora troveranno piena conferma nei modelli definitivi, a partire dalle prestazioni reali della stabilizzazione video e della nuova ottica periscopica.

#android #leak #sony

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Nothing OS 5.0 in arrivo il 25 agosto: notifiche separate dalle impostazioni rapide e nuova estetica

Nothing sta anticipando a piccole dosi le novità di Nothing OS 5.0, la nuova versione della propria interfaccia basata su Android 17, la cui presentaz

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Nothing sta anticipando a piccole dosi le novità di Nothing OS 5.0, la nuova versione della propria interfaccia basata su Android 17, la cui presentazione ufficiale è fissata per il 25 agosto. Il design resta fedele allo stile minimale che contraddistingue il marchio, ma diverse modifiche promettono di incidere concretamente sull’usabilità quotidiana, a partire dalla possibilità di separare il pannello delle notifiche da quello delle impostazioni rapide.

Notifiche e impostazioni rapide, finalmente separateLa novità più rilevante sul piano pratico riguarda proprio la gestione del pannello a tendina: scorrendo dall’angolo sinistro dello schermo si aprirebbero le notifiche, mentre dal lato destro si accederebbe alle impostazioni rapide come Wi-Fi e Bluetooth. Si tratta di un approccio già adottato da diverse interfacce Android, come HyperOS, ColorOS e One UI, e che Nothing introduce solo ora dopo aver mantenuto finora un pannello unico, sulla falsariga dell’interfaccia stock di Pixel.

Nuove animazioni e possibile font ineditoTra i primi teaser condivisi dal co-fondatore Carl Pei figura anche una nuova animazione dedicata all’attivazione della modalità aereo, oltre a una possibile revisione della barra di stato, con icone ridisegnate e l’utilizzo del font monospazio Geist Mono al posto del classico Roboto in alcune schermate. Non è ancora chiaro se questo nuovo stile tipografico sarà esteso a tutto il sistema o resterà limitato ad alcune sezioni.

Nuovo linguaggio visivo anche nell’app GalleriaUlteriori indizi sul restyling arrivano dalla versione beta dell’app Nothing Gallery, che mostra effetti di sfocatura dinamica attorno alla barra di navigazione, card dagli angoli più arrotondati e menu contestuali basati su icone. Sono attesi anche aggiornamenti allo slider del volume e maggiori possibilità di personalizzazione per l’orologio nella schermata di blocco.

Non tutti i dispositivi Nothing riceveranno l’aggiornamentoNothing OS 5.0 sarà disponibile su circa dieci dispositivi tra smartphone Nothing e CMF

Restano esclusi Nothing Phone (1), Phone (2) e CMF Phone 1, ormai fuori dal ciclo di supporto software

Nothing OS 4 non aveva portato particolari stravolgimenti estetici, motivo per cui la versione 5.0 potrebbe rappresentare un punto di svolta sia sul piano del design sia su quello funzionale. L’appuntamento con la presentazione ufficiale del 25 agosto chiarirà quali di queste novità, per ora emerse tra teaser e indiscrezioni, troveranno effettiva conferma.

#android #nothingphone

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Xperia 10 VIII, trapela l’autonomia: video in netto miglioramento, il resto cresce poco

A poche ore dalla presentazione ufficiale, attesa per il 25 agosto, sono trapelati in rete i primi dati sull’autonomia del nuovo Xperia 10 VIII, il me

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A poche ore dalla presentazione ufficiale, attesa per il 25 agosto, sono trapelati in rete i primi dati sull’autonomia del nuovo Xperia 10 VIII, il medio di gamma di Sony. I numeri, attribuiti a un test del noto sito GSMArena, mostrano un quadro a due velocità: miglioramenti significativi in alcuni scenari d’uso, ma un incremento complessivo piuttosto contenuto rispetto al modello precedente.

Autonomia complessiva: solo mezz’ora in più rispetto a Xperia 10 VIISecondo le immagini circolate online, la resistenza complessiva della batteria di Xperia 10 VIII si attesterebbe a 13 ore e 26 minuti, contro le 12 ore e 57 minuti registrate dal precedente Xperia 10 VII. Un progresso modesto, che non stupisce considerando che entrambi i modelli montano una batteria da 5.000 mAh e, stando ai benchmark circolati finora, lo stesso processore Snapdragon 6 Gen 3.

Video: il vero punto di forza del nuovo modelloIl dato più interessante riguarda la riproduzione video, dove Xperia 10 VIII segnerebbe un balzo importante: 21 ore e 58 minuti, contro le 17 ore e 4 minuti del modello precedente, per un miglioramento di quasi il 30%. Per chi utilizza lo smartphone prevalentemente per guardare contenuti in streaming, si tratterebbe di un vantaggio tutt’altro che marginale.

Navigazione web, chiamate e giochi in leggero caloNon tutti gli scenari d’uso raccontano però la stessa storia. Nella navigazione web, Xperia 10 VIII si fermerebbe a 31 ore e 55 minuti, contro le 34 ore e 57 minuti del predecessore, mentre anche i test di chiamata e di gioco mostrerebbero risultati leggermente inferiori. Il quadro complessivo suggerisce quindi un’ottimizzazione mirata soprattutto al consumo multimediale, più che un miglioramento generalizzato dell’efficienza energetica.

Dettagli in arrivo con la presentazione ufficialeGSMArena ha spesso pubblicato recensioni approfondite dei modelli Xperia a ridosso della loro presentazione ufficiale, e non è escluso che i dati circolati in queste ore facciano parte di materiale predisposto per la pubblicazione dopo il lancio del 25 agosto. Con chipset e design che sembrano ricalcare da vicino il modello precedente, l’autonomia, e in particolare le prestazioni in ambito video, potrebbe rivelarsi uno dei pochi reali elementi di distinzione tra Xperia 10 VIII e il suo predecessore.

#android #leak #snapdragon #sony

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OPPO cambia idea: niente Android 17 per A3 5G, tocca al nuovo A5 5G

L’elenco degli smartphone OPPO che riceveranno l’aggiornamento ad Android 17 è stato corretto nelle scorse ore, con un avvicendamento che riguarda due

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L’elenco degli smartphone OPPO che riceveranno l’aggiornamento ad Android 17 è stato corretto nelle scorse ore, con un avvicendamento che riguarda due modelli della fascia entry. Il precedente A3 5G, inizialmente incluso nella lista, è stato rimosso a favore del più recente A5 5G, che ne prende il posto come destinatario dell’aggiornamento.

Il cambio di programma emerso tramite Rakuten MobileA pubblicare inizialmente l’elenco dei modelli aggiornabili è stato l’operatore giapponese Rakuten Mobile, che lo scorso 7 agosto aveva indicato tre smartphone OPPO in arrivo ad Android 17: Reno15 A, Reno13 A e A3 5G. Il 21 agosto, però, la lista è stata rivista: A3 5G è stato tolto, mentre A5 5G è stato aggiunto al suo posto.

Android 16 resterà l’ultimo aggiornamento per A3 5GLe ragioni della modifica non sono state comunicate ufficialmente. È plausibile che si sia trattato di un errore nella pubblicazione iniziale, dal momento che nella prima versione dell’elenco il modello precedente (A3 5G) risultava beneficiare di più aggiornamenti rispetto al suo successore (A5 5G), un’anomalia che la correzione ha di fatto sanato. Per gli utenti di A3 5G, Android 16 sarà quindi con ogni probabilità l’ultima major release ricevuta dal dispositivo.

Tutti i modelli OPPO in lista per Android 17OPPO Find N6

OPPO Find X9 Ultra

OPPO Find X9

OPPO Find X8

OPPO Reno16 5G

OPPO Reno15 A

OPPO Reno14 5G

OPPO Reno13 A

OPPO A5 5G

Con la correzione, salgono a nove i modelli OPPO ufficialmente confermati per l’aggiornamento ad Android 17, dalla fascia flagship rappresentata dalla serie Find X fino ai modelli più accessibili della linea Reno e A. Per chi sta valutando l’acquisto di un nuovo smartphone OPPO, episodi come questo ricordano quanto sia importante verificare periodicamente le informazioni più aggiornate fornite da produttore e operatori in merito al supporto software, poiché le liste possono essere soggette a revisioni anche a distanza di poche settimane dalla loro prima pubblicazione.

#android #oppo

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Galaxy S26 Ultra, sconto record in Giappone: il distacco dal rivale Xperia 1 VIII sale a quasi 40.000 yen

In Giappone, il Galaxy S26 Ultra di Samsung è protagonista di una promozione s

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In Giappone, il Galaxy S26 Ultra di Samsung è protagonista di una promozione su Amazon che riduce il prezzo del 10% su tutta la gamma di tagli di memoria. Il calo di prezzo allarga ulteriormente il divario rispetto al principale rivale locale in ambito top di gamma, lo Xperia 1 VIII di Sony, offrendo uno spunto interessante su come si stiano muovendo i listini dei due colossi Android e non solo nel mercato nipponico.

Sconto del 10% su tutti i tagli di memoriaModello 12GB/256GB: da 218.900 a 197.009 yen

Modello 12GB/512GB: da 246.400 a 221.760 yen

Modello 16GB/1TB: da 299.200 a 269.280 yen

Il dato più significativo riguarda il modello base, che scende sotto i 200.000 yen. Non si tratta certo di un prezzo economico in assoluto per un top di gamma Ultra di ultima generazione, ma lo sconto di circa 22.000 yen rispetto al prezzo di listino rappresenta comunque un’occasione degna di nota per chi stava valutando l’acquisto.

Distacco di quasi 40.000 yen da Xperia 1 VIIIIl confronto con Xperia 1 VIII, l’attuale top di gamma Sony, rende ancora più evidente il vantaggio in termini di prezzo del modello Samsung. Il flagship Sony, nel negozio ufficiale, parte da 235.400 yen per il modello 12GB/256GB, arriva a 251.900 yen per il taglio 12GB/512GB e a 299.200 yen per la versione 16GB/1TB. Con la promozione attuale, la differenza sulla configurazione base tra i due modelli sale a circa 38.000 yen, mentre sui tagli superiori il divario si attesta comunque intorno ai 30.000 yen.

Il prezzo non è tutto, ma pesa sempre di piùNaturalmente prezzo e specifiche non raccontano tutta la storia: Xperia 1 VIII mantiene alcune caratteristiche difficili da trovare altrove nel segmento, come il supporto alle microSD e la presenza del jack per cuffie cablate, elementi ancora molto apprezzati da una parte di utenti Android. Tuttavia, in un segmento di mercato in cui i due modelli competono direttamente, un divario di prezzo di questa entità può facilmente spostare l’ago della bilancia a favore di Samsung. Va inoltre ricordato che prezzi e promozioni descritti si riferiscono al mercato giapponese e possono differire sensibilmente da quelli applicati in Italia ed Europa.

#android #galaxy #samsung #sony

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Exynos 2700, il chip di Samsung punta a battere Snapdragon 8 Elite Gen 6: cosa sappiamo dai nuovi leak

Il futuro chipset di punta di Samsung, l’Exynos 2700, continua a far parlare di sé. Dopo essere ricompars

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Il futuro chipset di punta di Samsung, l’Exynos 2700, continua a far parlare di sé. Dopo essere ricomparso su Geekbench AI con un clock decisamente più alto rispetto ai test precedenti, il SoC sarebbe protagonista anche di test interni che, secondo alcune fonti coreane, lo vedrebbero superare il prossimo Snapdragon 8 Elite Gen 6 di Qualcomm, inclusa la variante Pro.

Su Geekbench AI spunta un clock di 4,24GHzIl chip, identificato con il nome in codice “S5E9975” su un dispositivo di riferimento per ingegneri Samsung, sarebbe collegato proprio all’Exynos 2700, con una GPU Xclipse 970 a bordo. Nei test su Geekbench AI, il chip ha ottenuto 4.250 punti in precisione singola, 6.090 in mezza precisione e 6.648 nel test di quantizzazione, con una configurazione a 10 core suddivisi in quattro cluster: il core più performante raggiungerebbe i 4,24GHz, un salto netto rispetto ai 2,88GHz massimi registrati a gennaio sullo stesso chip. Va sottolineato che si tratta di un dispositivo di sviluppo, e non è detto che le stesse frequenze vengano confermate sul prodotto finale.

Test interni: CPU fino al 19% più veloce di Snapdragon 8 Elite Gen 6Secondo quanto riportato dal leaker Ice Universe, citando media coreani, test interni condotti da Samsung su Geekbench 6.5 mostrerebbero l’Exynos 2700 superare del 19% la versione standard dello Snapdragon 8 Elite Gen 6 nel multi-core, e del 9,5% la variante Pro. Numeri che, se confermati sul prodotto commerciale, segnerebbero un ritorno di competitività per i chip Exynos dopo generazioni in cui il confronto con Qualcomm è spesso stato sfavorevole.

GPU e AI: il vero vantaggio a basso consumoIl dato forse più interessante riguarda l’efficienza: a parità di picco prestazionale sulla GPU (circa il 5% in più rispetto alla variante Pro), con un limite di consumo di 2,5W il vantaggio salirebbe al 24% rispetto allo Snapdragon 8 Elite Gen 6 standard e al 22% rispetto alla versione Pro. Anche sul fronte AI, con il modello linguistico Llama 3.1 8B, Exynos 2700 avrebbe generato risposte il 18% più velocemente, con un consumo di corrente di 161mA contro i 185mA della variante Pro Qualcomm, circa il 12,7% in meno.

Cosa significa per Galaxy S27Attualmente, nella serie Galaxy S26, Samsung utilizza Exynos 2600 su S26 e S26+, riservando lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 al modello Ultra. Se le prestazioni di Exynos 2700 dovessero essere confermate, Samsung potrebbe ampliare l’adozione del proprio chip anche al modello Ultra della prossima serie Galaxy S27, riducendo la dipendenza da Qualcomm e i relativi costi di approvvigionamento. Va ricordato che si tratta ancora di dati preliminari, riferiti a chip in fase di sviluppo e test interni: solo con il lancio dei prodotti finali si potrà verificare se il vantaggio dichiarato reggerà anche nell’uso reale, dove contano soprattutto gestione del calore e stabilità delle prestazioni nel tempo.

#ai #android #leak #galaxy #samsung #snapdragon

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GrapheneOS sbarca su Motorola: 7 anni di aggiornamenti e supporto anche ai pieghevoli Razr

GrapheneOS, il sistema operativo open source incentrato su privacy e sicurezza finora quasi sinonimo di [Google Pixel](https://androidiani.net/categor

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GrapheneOS, il sistema operativo open source incentrato su privacy e sicurezza finora quasi sinonimo di Google Pixel, allarga per la prima volta i propri orizzonti. Il progetto ha annunciato un piano di supporto ufficiale per gli smartphone Motorola, a partire dai modelli di punta del 2027, con l’obiettivo di estendere la compatibilità anche ai pieghevoli della serie Razr.

Si parte dai flagship 2027, poi tocca ai Razr pieghevoliIl supporto a Motorola debutterà con la generazione di flagship tradizionali attesa nel 2027, per poi estendersi al pieghevole a conchiglia Razr Fold e, successivamente, anche al modello a piegatura verticale Razr Ultra. Gli attuali top di gamma Motorola si avvicinano già ai requisiti richiesti da GrapheneOS, ma mancano ancora di alcune funzioni di sicurezza hardware, tra cui il supporto completo alla Memory Tagging Extension (MTE), motivo per cui il supporto ufficiale arriverà solo dalla prossima generazione.

Sette anni di aggiornamenti software garantitiI dispositivi Motorola compatibili riceveranno sette anni di aggiornamenti software, uno degli elementi chiave richiesti da GrapheneOS per garantire un supporto di lungo periodo. I terminali monteranno il kernel Linux 6.18 LTS, con possibilità di aggiornamento a versioni successive, oltre a protezioni contro attacchi al firmware di avvio e alle funzioni di protezione della porta USB-C sviluppate dallo stesso progetto GrapheneOS.

Motorola e Qualcomm coinvolte direttamente nello sviluppoA differenza di altre collaborazioni basate su semplice supporto economico, Motorola metterà a disposizione ingegneri dedicati per il lavoro di porting e manutenzione, mentre Qualcomm contribuirà alla correzione di driver, firmware e al debug delle funzionalità legate a MTE. Una struttura di collaborazione diretta tra produttore, produttore di chip e sviluppatori del sistema operativo che dovrebbe garantire maggiore continuità nel supporto a lungo termine.

Installazione sui modelli di serie, non su hardware dedicatoSul fronte della distribuzione, GrapheneOS punta a rendere il sistema installabile sui normali modelli Motorola venduti al dettaglio, permettendo agli utenti di sbloccare il bootloader e procedere autonomamente con l’installazione, piuttosto che puntare su un modello dedicato in edizione limitata. Un approccio che dovrebbe garantire una disponibilità più ampia a livello geografico, con supporto flessibile a reti 5G, VoLTE e VoWiFi per adattarsi a diversi operatori.

Un’alternativa a Pixel per gli utenti più attenti alla sicurezzaGrapheneOS riconosce che il chip Tensor di Google, abbinato al coprocessore Titan M, resta difficile da eguagliare sul fronte della resistenza ad attacchi fisici. Tuttavia, grazie alla maturità delle funzioni MTE delle prossime piattaforme Snapdragon, i futuri Motorola potrebbero risultare persino più resistenti agli attacchi da remoto rispetto agli attuali Pixel. Per gli utenti Android più attenti a privacy e sicurezza, dal 2027 si aprirà quindi per la prima volta un’alternativa concreta ai dispositivi Google.

#privacy #android #pixel #motorola

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Galaxy S27 Ultra, addio alla barra fotocamera orizzontale in stile Pixel?

Negli ultimi mesi si erano moltiplicate le indiscrezioni secondo cui Samsung avrebbe abbandonato lo stori

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Negli ultimi mesi si erano moltiplicate le indiscrezioni secondo cui Samsung avrebbe abbandonato lo storico modulo fotografico verticale del Galaxy S Ultra per abbracciare una barra orizzontale simile a quella vista sui Google Pixel. Un nuovo leak, però, ridimensiona questa ipotesi: il Galaxy S27 Ultra potrebbe arrivare con un design della fotocamera completamente diverso da quanto immaginato finora.

Uno schizzo enigmatico da Ice UniverseA far discutere è uno schizzo pubblicato su X e Weibo dal noto leaker Ice Universe, storicamente affidabile sulle indiscrezioni legate a Samsung. L’immagine non è stata inizialmente ricollegata in modo esplicito al Galaxy S27 Ultra, ma i successivi messaggi dell’autore hanno confermato che si tratta proprio del prossimo top di gamma coreano.

Il design mostrato non propone un’unica barra orizzontale continua come sui Pixel, bensì una disposizione delle fotocamere divisa in due gruppi ai lati del corpo posteriore, con un’estetica che ricorda più da vicino le recenti serie iPhone Pro che i dispositivi di Google.

Perché Samsung potrebbe cambiare stradaDa tempo circolavano render e concept che ipotizzavano un Galaxy S27 Ultra con barra fotocamera orizzontale, un cambiamento radicale rispetto al layout verticale adottato da Samsung negli ultimi anni. Se il nuovo leak dovesse rivelarsi accurato, l’azienda si allontanerebbe comunque dalla disposizione tradizionale, ma senza abbracciare pienamente lo stile Pixel.

Non solo estetica: i vantaggi praticiIl nuovo layout potrebbe portare benefici concreti oltre al semplice cambio di stile. Gli attuali Galaxy Ultra, con il modulo fotografico concentrato su un lato, tendono a barcollare quando appoggiati su un piano. Distribuire le fotocamere in modo più equilibrato potrebbe risolvere questo fastidio quotidiano.

Maggiore stabilità del telefono quando appoggiato su superfici piane

Più spazio libero al centro del retro, utile per gli accessori magnetici Qi2

Un design distintivo rispetto sia ai rivali Android sia a Pixel

Le reazioni della communityLo stesso Ice Universe si aspetta un’ondata di critiche da parte degli utenti più affezionati al linguaggio estetico storico della serie Ultra. Cambiare un elemento identitario come la disposizione delle fotocamere non è mai una scelta indolore, soprattutto per un modello di punta con una base di fan molto fedele. Non resta che attendere le prossime settimane per capire se questo schizzo anticipa davvero il design definitivo del Galaxy S27 Ultra, atteso sul mercato nei primi mesi del prossimo anno.

#android #leak #galaxy #samsung #galaxys27

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Xperia 10 VIII, il prezzo sarà tutto: il sondaggio che preoccupa Sony

Sony si appresta a presentare ufficialmente il nuovo Xperia 10 VIII il 25 agosto, ma un sondaggio condotto sui social del sito giapponese Sumaho Diges

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Sony si appresta a presentare ufficialmente il nuovo Xperia 10 VIII il 25 agosto, ma un sondaggio condotto sui social del sito giapponese Sumaho Digest rivela un quadro poco incoraggiante per il produttore. Con chipset e design che, stando alle indiscrezioni, resteranno pressoché invariati rispetto al modello precedente, il prezzo diventa l’unica vera leva per convincere il pubblico all’acquisto.

Quasi la metà degli utenti non comprerà comunqueIl sondaggio proponeva quattro opzioni: acquisto in caso di prezzo più basso, prezzo invariato, prezzo più alto, oppure nessun acquisto a prescindere. Su 274 voti raccolti, la risposta più gettonata è stata proprio quella negativa, con il 46,7% degli intervistati che ha dichiarato di non voler acquistare il telefono in nessun caso, complice anche lo scarso appeal di un modello che appare poco rinnovato.

Solo il 9,5% accetterebbe un rincaroIl dato più significativo riguarda la sensibilità al prezzo: appena il 9,5% degli utenti sarebbe disposto a comprare lo smartphone anche a un prezzo superiore rispetto al modello precedente. Le fasce “prezzo più basso” e “prezzo invariato” si sono invece attestate entrambe al 21,9%, segno che chi è ancora interessato al dispositivo lo è a condizione che il costo non salga.

Il contesto di mercato non aiuta: l’aumento dei prezzi delle memorie sta spingendo molti produttori a ritoccare al rialzo anche i modelli di fascia media e bassa. Per Xperia 10 VIII, però, un aumento di prezzo rischierebbe di allontanare anche la ristretta base di acquirenti ancora interessati.

Chipset Snapdragon 6 Gen 3 confermato dai benchmarkLe informazioni emerse finora indicano che Xperia 10 VIII monterà lo stesso Snapdragon 6 Gen 3 del predecessore Xperia 10 VII, e anche il design sembra rimanere sostanzialmente invariato. In assenza di novità sostanziali su questi due fronti, il mantenimento del prezzo di lancio del modello precedente, fissato in Giappone a 74.800 yen, sembra essere diventato il requisito minimo per non compromettere le vendite.

46,7% degli utenti non acquisterà lo smartphone in ogni caso

21,9% comprerebbe solo a prezzo invariato o più basso

Appena il 9,5% accetterebbe un aumento di prezzo

Chipset Snapdragon 6 Gen 3 confermato dai benchmark

L’appuntamento con la presentazione ufficiale del 25 agosto dirà se Sony ha ascoltato questi segnali, confermando il prezzo di listino del modello precedente oppure rischiando di scontentare una fetta già ridotta di potenziali acquirenti.

#android #sony

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Redmi 15 5G e Redmi Note 15 Pro 5G, doppia offerta Xiaomi da non perdere

Xiaomi torna protagonista delle offerte del momento con due dei suoi smartphone 5G più interessanti, il Re

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Xiaomi torna protagonista delle offerte del momento con due dei suoi smartphone 5G più interessanti, il Redmi 15 5G e il più performante Redmi Note 15 Pro 5G, entrambi disponibili con sconti particolarmente aggressivi. Due modelli pensati per fasce di prezzo diverse, ma accomunati da un ottimo rapporto tra prestazioni e costo che li rende scelte solide per chi cerca un Android affidabile senza spendere una cifra elevata.

Redmi 15 5G: schermo enorme e batteria da recordIl Redmi 15 5G punta tutto su autonomia e comfort visivo. Il display FHD+ da 6,9 pollici arriva fino a 144 Hz di frequenza di aggiornamento, garantendo fluidità nello scorrimento dei social e nella visione di contenuti video. Il vero punto di forza, però, è la batteria da 7.000 mAh, capace di reggere un uso intenso per tutta la giornata, con ricarica rapida a 33 W e persino la possibilità di ricaricare altri dispositivi grazie alla funzione reverse charging da 18 W.

Sotto la scocca lavora un processore Qualcomm Snapdragon 6s Gen 3, affiancato dalle funzioni di intelligenza artificiale di Google Gemini, inclusa la comoda ricerca visiva integrata nel sistema. Completano la scheda tecnica una fotocamera principale da 50 megapixel e la certificazione IPX4/IP6X contro acqua e polvere.

Redmi Note 15 Pro 5G: display AMOLED e resistenza superioreIl fratello maggiore Redmi Note 15 Pro 5G alza l’asticella con un pannello AMOLED da 6,83 pollici a risoluzione 1.5K e refresh rate a 120 Hz, garanzia di colori più vivaci e neri più profondi rispetto al pannello LCD del modello base. Il cuore pulsante è un MediaTek Dimensity 7400-Ultra, adatto anche al multitasking più impegnativo.

Anche qui la batteria è generosa, con 6.300 mAh e ricarica turbo da 45 W, dichiarata resistente nel tempo grazie a un design pensato per durare fino a sei anni. La robustezza è garantita dal telaio rinforzato “Redmi Titan”, capace di sopportare cadute da 2,5 metri, insieme alla certificazione IP66/IP68.

Caratteristiche in comuneConnettività 5G su entrambi i modelli

Supporto NFC per pagamenti contactless

Funzioni di intelligenza artificiale integrate tramite Google Gemini

Prezzi scontati per tempo limitato sulle rispettive versioni

Chi cerca uno smartphone Android economico con grande autonomia troverà nel Redmi 15 5G la scelta più adatta, mentre chi desidera un display di qualità superiore e prestazioni più spinte potrà orientarsi sul Redmi Note 15 Pro 5G, senza dimenticare che entrambe le promozioni sono valide solo per un periodo limitato.

#android #gemini #redmi

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Pixel 11 Pro è il preferito dagli utenti: il sondaggio che boccia il prezzo dell’intera gamma

Appena lanciata, la serie Pixel 11 sta già facendo discutere gli appassionati Android. Un sondaggio condott

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Appena lanciata, la serie Pixel 11 sta già facendo discutere gli appassionati Android. Un sondaggio condotto da GSMArena tra migliaia di utenti ha messo a confronto i quattro modelli della gamma, Pixel 11, Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold, rivelando un chiaro favorito: il Pixel 11 Pro, ma anche una diffusa insoddisfazione per i prezzi dell’intera famiglia.

Il Pixel 11 Pro conquista il pubblicoTra i quattro modelli, il Pixel 11 Pro si è imposto come la scelta preferita degli utenti intenzionati all’acquisto, raccogliendo consensi vicini alla somma dei voti ottenuti da Pixel 11 e Pixel 11 Pro XL messi insieme. Circa un intervistato su cinque si è detto propenso all’acquisto di questo modello, segno di un forte interesse verso un formato compatto ma dotato delle funzioni della gamma Pro.

Il prezzo resta il grande ostacoloNonostante l’apprezzamento per il prodotto, il costo elevato emerge come il principale freno all’acquisto in tutta la gamma. Molti utenti hanno dichiarato di voler attendere le recensioni prima di sbilanciarsi, segno che il giudizio definitivo dipenderà molto dalle prime prove sul campo.

Pro XL bene, ma penalizzato dal costoIl Pixel 11 Pro XL si piazza al secondo posto in termini di gradimento. Il modello con schermo più grande convince per qualità costruttiva e dotazione hardware, ma anche in questo caso il prezzo elevato spinge diversi utenti a rimandare l’acquisto in attesa di sconti o promozioni.

Il modello base non sfiguraIl Pixel 11 standard, pur classificandosi terzo nella popolarità complessiva della serie, registra singolarmente una percentuale di intenzione d’acquisto superiore a quella del Pro XL. Essendo il modello più economico della gamma, resta comunque penalizzato dal fatto che una parte consistente degli intervistati lo giudica ancora troppo costoso.

Pixel 11 Pro Fold, l’interesse resta limitatoIl risultato più netto riguarda il pieghevole Pixel 11 Pro Fold, che raccoglie il gradimento più basso tra i quattro modelli. Alcuni utenti si dichiarano semplicemente poco interessati ai pieghevoli in generale, mentre altri preferirebbero orientarsi verso pieghevoli di altri produttori a parità di budget.

1° posto per gradimento: Pixel 11 Pro

2° posto: Pixel 11 Pro XL

3° posto: Pixel 11

4° posto: Pixel 11 Pro Fold

Il dato più rilevante resta comunque trasversale a tutta la gamma: il prezzo, più del design o delle specifiche tecniche, sembra essere il fattore che più di tutti condizionerà il successo commerciale della famiglia Pixel 11.

#google #android #pixel #pixel11

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Genshin Impact svela in anticipo le GPU di Dimensity 9600 Pro e Xiaomi XRing O3

Mentre MediaTek e Xiaomi lavorano ai loro prossimi chip di fascia altissima, una fonte inaspettata ha forn

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Mentre MediaTek e Xiaomi lavorano ai loro prossimi chip di fascia altissima, una fonte inaspettata ha fornito nuovi indizi sulle rispettive GPU: i file interni di Genshin Impact. All’interno della lista di compatibilità Vulkan del popolare gioco per Android sono stati individuati nomi di GPU non ancora annunciate ufficialmente, che sembrano essere destinate proprio al futuro Dimensity 9600 Pro e al chip proprietario Xiaomi XRing O3.

Una lista Vulkan piena di indiziLa lista in questione elenca le GPU supportate dalle API Vulkan utilizzate dal gioco. Accanto a nomi già noti, come l’Adreno 829 dello Snapdragon 8 Gen 5, la Mali-G1-Ultra della serie Dimensity 9500 e la Xclipse 960 dell’Exynos 2600 di Samsung, compaiono anche le sigle Adreno 845 e Adreno 850, verosimilmente legate al futuro Snapdragon 8 Elite Gen 6 atteso a settembre.

Mali-G2-Ultra-NX: la nuova generazione ArmA catturare l’attenzione sono soprattutto due nomi inediti, Mali-G2-Ultra-NX MC12 e Mali-G2-Ultra-NX MC16, che sembrano rappresentare l’evoluzione dell’attuale Mali-G1-Ultra e suggeriscono l’arrivo di una nuova architettura grafica firmata Arm.

Secondo le prime indiscrezioni, la variante MC12 sarebbe destinata al prossimo Dimensity 9600 Pro di MediaTek, che manterrebbe il numero di core rispetto alla generazione attuale puntando invece su un’architettura rinnovata. La variante MC16, più potente, sarebbe invece riservata al chip proprietario Xiaomi XRing O3, in continuità con la scelta della generazione precedente XRing O1, che già montava una GPU Immortalis-G925 a 16 core.

Processi produttivi diversi per i due chipUn altro aspetto interessante riguarda la produzione dei due chip, che secondo le indiscrezioni avverrebbe con processi differenti: nodo N2P di TSMC per il Dimensity 9600 Pro e nodo N3P per l’XRing O3. Una differenza che potrebbe tradursi in prestazioni ed efficienza energetica diverse tra i due chip, nonostante il debutto pressoché contemporaneo.

Mali-G2-Ultra-NX MC12: attesa sul Dimensity 9600 Pro

Mali-G2-Ultra-NX MC16: attesa sull’Xiaomi XRing O3

Dimensity 9600 Pro prodotto con nodo TSMC N2P

XRing O3 prodotto con nodo TSMC N3P

Nella lista compare anche una terza sigla ancora più misteriosa, Mali-TMAX-Immortalis MC16, mai citata nella documentazione ufficiale di Arm. Trattandosi di dati estratti da un’app di gioco e non di annunci ufficiali dei produttori, resta da vedere se nomi e specifiche corrisponderanno effettivamente ai prodotti finali, ma l’indizio conferma che lo sviluppo dei prossimi chip di punta per Android procede a ritmo sostenuto.

#android #dimensity #mediatek #xring

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Android Pulse, cos’è la misteriosa app spuntata sul Google Play Store

Negli aggiornamenti disponibili sul Google Play Store è comp

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Negli aggiornamenti disponibili sul Google Play Store è comparsa un’app dal nome poco familiare, Android Pulse, priva persino di un’icona visibile. La sua apparizione improvvisa ha insospettito diversi utenti, ma le informazioni raccolte finora indicano che si tratta di un componente ufficiale legato alla diagnostica del sistema Android, e non di qualcosa di cui preoccuparsi.

Un sistema per individuare anomalie di sistemaSecondo la descrizione presente sul Play Store, Android Pulse ha il compito di “definire anomalie a scopo di debug”, distribuendo regole utili a individuare consumi anomali di risorse di sistema critiche da parte del sistema operativo o delle app installate. In pratica, l’app sorveglia in background parametri come batteria, CPU e memoria, contribuendo a diagnosticare eventuali malfunzionamenti software.

Non essendo pensata per un’interazione diretta da parte dell’utente, Android Pulse non dispone di un’interfaccia tradizionale, il che spiega anche l’assenza dell’icona nella schermata degli aggiornamenti.

Non è una novità assolutaContrariamente a quanto potrebbe sembrare, Android Pulse non è un’app nuova in senso stretto. Su alcuni dispositivi Pixel risulta già presente da tempo, identificabile nelle informazioni app del sistema semplicemente come “Pulse”. Secondo i dati raccolti dai siti di distribuzione APK, diverse versioni dell’app circolano almeno dal marzo 2026, e i download complessivi tramite Google Play superano già i 10 milioni.

Più che una nuova app distribuita improvvisamente, sembra quindi più probabile che un componente di sistema già esistente sia diventato visibile come aggiornamento autonomo tramite il Play Store, invece di passare inosservato attraverso i consueti aggiornamenti di sistema Google Play.

Nessun motivo di allarmeChi si imbatte in questo aggiornamento dal nome sconosciuto e senza icona può quindi stare tranquillo: si tratta di un’app ufficiale firmata Google. Resta da capire se Android Pulse verrà distribuita anche su dispositivi Android non Pixel e in quale forma Google deciderà di renderla più visibile in futuro.

Nome: Android Pulse (in precedenza visibile come “Pulse”)

Funzione: rilevamento di anomalie di sistema e delle app

Oltre 10 milioni di download su Google Play

Presente da tempo su diversi dispositivi Pixel

#google #android #googleplaystore

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Pixel Camera 11 si rinnova: nuovo accesso rapido e modalità di avvio personalizzabile

L’app fotocamera dei nuovi Google Pixel 11 introduce alcune novità pensate per rendere più comoda l’esperie

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L’app fotocamera dei nuovi Google Pixel 11 introduce alcune novità pensate per rendere più comoda l’esperienza di scatto quotidiana. Tra le modifiche più evidenti spicca il restyling dei controlli di accesso rapido, oltre a una nuova funzione che permette di scegliere quale modalità aprire per prima all’avvio della fotocamera.

Controlli rapidi in stile ghieraLa barra di accesso rapido di Pixel Camera 11, utilizzata per regolare parametri come messa a fuoco ed esposizione, abbandona il tradizionale slider orizzontale per adottare un design più compatto in stile ghiera. Tra le impostazioni regolabili figurano messa a fuoco, Looks, esposizione, ombre, bilanciamento del bianco, tempo di scatto e ISO.

Google ha introdotto anche un menu dedicato nelle impostazioni dell’app per personalizzare quali opzioni mostrare nell’accesso rapido. Va però segnalato che la funzione è disattivata di default e, una volta attivata, i controlli non restano sempre visibili: basta un tocco sul mirino per farli comparire ai lati dello schermo, mantenendo così l’interfaccia di scatto pulita, anche se meno immediata da scoprire per chi non conosce la novità.

Una modalità di avvio a scelta dell’utenteLa seconda novità riguarda la modalità con cui si apre l’app all’avvio. Finora la fotocamera si apriva sempre in modalità foto, mentre con Pixel Camera 11 sarà possibile impostare come predefinita anche la modalità video oppure “Magic Capture”.

La preferenza viene rispettata sia avviando l’app dall’icona sia tramite le scorciatoie rapide, come il doppio tocco sul tasto di accensione, riducendo un passaggio per chi utilizza spesso la registrazione video. Al momento “Magic Capture” come modalità di avvio è disponibile solo sui modelli della serie Pixel 11.

Possibile arrivo su Pixel più datatiLe due novità sono per ora confermate solo sulla serie Pixel 11, ma Google in passato ha spesso esteso in un secondo momento le funzioni della fotocamera anche ai modelli precedenti. Mentre “Magic Capture” dipende in parte dalla potenza hardware disponibile, funzioni più legate al software come l’accesso rapido rinnovato e la modalità di avvio personalizzabile hanno maggiori probabilità di sbarcare anche su altri Pixel.

Nuovi controlli rapidi in stile ghiera (disattivati di default)

Modalità di avvio personalizzabile: foto, video o Magic Capture

“Magic Capture” disponibile solo su Pixel 11 per ora

Possibile estensione futura ai modelli Pixel precedenti

Non si tratta di funzioni rivoluzionarie, ma di piccoli accorgimenti che migliorano la comodità d’uso quotidiana per chi scatta e riprende spesso con il proprio Pixel.

#google #android #pixel #pixel11

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Bug su Pixel: la funzione “gira per silenziare” smette di funzionare

Alcuni possessori di smartphone Google Pixel stanno segnalando problemi con la funzione che consente di att

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Alcuni possessori di smartphone Google Pixel stanno segnalando problemi con la funzione che consente di attivare automaticamente la modalità silenziosa semplicemente appoggiando il telefono a schermo rivolto verso il basso. In alcuni casi un aggiornamento dell’app Digital Wellbeing sembra aver risolto temporaneamente il problema, ma diversi utenti riferiscono che il malfunzionamento si ripresenta dopo pochi giorni.

La funzione smette di rispondereLa funzione, pensata per silenziare rapidamente le notifiche durante riunioni o uscite senza dover aprire le impostazioni rapide, permette di attivare la modalità silenziosa semplicemente posizionando il dispositivo con lo schermo verso il piano d’appoggio. Da alcune settimane, però, numerosi utenti su Reddit segnalano che il telefono smette di rispondere a questo gesto, e il problema non sembra limitato a un solo modello, ma coinvolge diversi dispositivi della gamma Pixel.

Digital Wellbeing sotto accusaUn elemento interessante emerso dalle segnalazioni riguarda l’app Digital Wellbeing: alcuni utenti hanno notato un miglioramento aggiornando l’app alla versione più recente, il che suggerisce un possibile collegamento tra il bug e questo componente di sistema. Il problema, tuttavia, non sembra risolversi in modo definitivo: c’è chi segnala che, dopo un iniziale ripristino del funzionamento, la funzione ha smesso nuovamente di rispondere a distanza di pochi giorni.

Un possibile rimedio temporaneoGoogle non ha ancora fornito una spiegazione ufficiale sulle cause del malfunzionamento, ma dalle segnalazioni degli utenti emerge che cancellare i dati dell’app Digital Wellbeing potrebbe contribuire a ripristinare temporaneamente il corretto funzionamento della modalità silenziosa automatica. Non si tratta comunque di una soluzione ufficiale, ma di un tentativo che gli utenti possono provare in autonomia in attesa di un intervento diretto da parte di Google.

L’ennesimo bug post-aggiornamento per i PixelNon è la prima volta che gli utenti Pixel si trovano ad affrontare malfunzionamenti dopo un aggiornamento software. Solo di recente erano stati segnalati problemi legati all’attivazione involontaria di Circle to Search su dispositivi con Android 17, oltre a casi di consumo anomalo della batteria.

Funzione coinvolta: attivazione automatica della modalità silenziosa a schermo rivolto verso il basso

Possibile causa: un bug legato all’app Digital Wellbeing

Rimedio temporaneo: cancellare i dati dell’app Digital Wellbeing

Nessuna correzione ufficiale ancora rilasciata da Google

Il problema non riguarda tutti gli utenti Pixel e il suo impatto sembra limitato, ma resta comunque un promemoria di come la rapidità con cui Google introduce nuove funzioni su Android possa, talvolta, portare con sé anche qualche imprevisto.

#android #pixel #bug

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