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Pixel 11 Pro: torcia e flash più deboli, la colpa sarebbe di HiLight

Il Pixel 11 Pro di Google introduce HiLight, il nuovo anello lu

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Il Pixel 11 Pro di Google introduce HiLight, il nuovo anello luminoso RGB che circonda il flash sul modulo fotografico posteriore. Ma un confronto pubblicato online, poi confermato da un teardown, ha acceso i riflettori su un possibile effetto collaterale: torcia e flash fotografico del nuovo top di gamma risulterebbero più deboli rispetto ai modelli precedenti e ai rivali.

Il test che ha acceso il dibattitoIl confronto, pubblicato dall’utente X @multithreedy, ha messo a paragone Pixel 11 Pro, Galaxy Z TriFold, iPhone 17e e Pixel 9 Pro, impostando la luce di ciascun dispositivo al massimo della luminosità e fotografando il risultato nelle stesse condizioni di esposizione. L’esito non lascia molti dubbi: sia in modalità torcia sia come flash per la fotocamera, il Pixel 11 Pro è risultato il più debole del gruppo. Le immagini mostrano inoltre che la sua luce si diffonde maggiormente, un dettaglio che potrebbe penalizzare chi ha bisogno di illuminare soggetti a distanza.

Un teardown svela la causaA fare chiarezza sulle possibili cause ci ha pensato il canale YouTube Phone Repair Guru, che ha smontato un Pixel 11 Pro documentando la struttura interna di HiLight. Attorno al flash centrale sono stati individuati otto LED disposti in cerchio, coperti da un diffusore semitrasparente che uniforma la luce dell’anello. Il problema è che lo stesso diffusore copre anche il flash principale: nei Pixel precedenti, invece, il flash era protetto da una lente pensata per proiettare la luce in avanti in modo più diretto ed efficiente. Il passaggio a una struttura più diffusiva sembra quindi essere il prezzo pagato per introdurre il nuovo effetto luminoso.

Hardware più avanzato del software attualeIl teardown ha rivelato anche che ciascuno degli otto LED è in grado di produrre luce rossa, verde e blu, quindi HiLight dispone di un hardware pienamente RGB. Al momento, però, il software consente di scegliere solo tra cinque colori preimpostati, tra cui non compare il rosso, e non è ancora possibile assegnare colori diversi a singole app né integrare app di terze parti. Google, in fase di presentazione, aveva promesso anche il supporto alle notifiche per i messaggi, funzione che al lancio risulta ancora assente.

Nessun commento ufficiale da GoogleAl momento Google non ha rilasciato dichiarazioni sulla minore luminosità di torcia e flash, quindi non è chiaro se si tratti di una scelta progettuale consapevole o di un effetto collaterale non del tutto previsto dell’integrazione di HiLight. Considerando che l’hardware ha margini evidenti non ancora sfruttati, non è escluso che un futuro aggiornamento software possa ampliare la personalizzazione della luce e magari intervenire anche sulla resa di torcia e flash. Per chi usa quotidianamente queste funzioni di base, resta comunque un aspetto da monitorare nelle prossime settimane.

#google #android #gemini #pixel

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Fotocamere degli smartphone: chi comanda davvero secondo DXOMark? La classifica per marchio

Analizzando la Top 50 di DXOMark, l’ente indipendente che valuta le fotocamere degli smartphone, emerge un quadro interessante sulle strategie dei sin

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Analizzando la Top 50 di DXOMark, l’ente indipendente che valuta le fotocamere degli smartphone, emerge un quadro interessante sulle strategie dei singoli produttori. Al di là del singolo modello con il punteggio più alto, guardare quanti dispositivi di ogni marchio riescono a entrare in classifica racconta molto sulla costanza e sulla profondità della gamma di ciascuna azienda, Android comprese.

Apple guida per numero di modelli, ma la concorrenza Android è numerosaCon nove modelli piazzati nella Top 50, dagli attuali iPhone 17 Pro e iPhone 16 Pro Max fino a generazioni più datate come iPhone 14 Pro, Apple resta il marchio più rappresentato in assoluto. Sul fronte Android, però, il quadro è tutt’altro che scarno: OPPO conta ben sette modelli in classifica, tra cui l’intera famiglia Find X9 e Find X8, seguita a pari merito da Google con altrettanti sette dispositivi, dalla serie Pixel 11 Pro XL fino ai più datati Pixel 8 e Pixel 7 Pro.

Huawei e Vivo si contendono il podio assolutoSe si guarda al punteggio più alto in assoluto, la sfida si gioca tutta tra due marchi cinesi. Huawei conquista la vetta della classifica con il Pura 80 Ultra, che sfiora i 175 punti, mentre Vivo risponde con X300 Pro e X300 Ultra, entrambi sopra i 170 punti. Sono questi due produttori a spingere più in alto l’asticella della qualità fotografica pura nel 2026.

Honor e Xiaomi completano il quadro dei big cinesiCon sei modelli ciascuno in Top 50, Honor (con la gamma Magic) e Xiaomi (con la serie numerata e con i modelli T Pro e Ultra) confermano la profondità della loro offerta in fascia alta, contribuendo in modo determinante all’egemonia cinese nella parte alta della classifica.

Samsung e Motorola, meno modelli ma comunque presentiSamsung si ferma a tre modelli in classifica, tra cui Galaxy S26 Ultra e Galaxy S25 Ultra, mentre Motorola piazza altrettanti tre dispositivi, incluso il pieghevole Razr Fold. Numeri più contenuti rispetto ai concorrenti cinesi, ma comunque sufficienti a garantire una presenza stabile nella fascia alta della valutazione DXOMark.

Una fotografia dello stato dell’arte, non solo dei singoli recordIl quadro complessivo suggerisce due approcci diversi al tema fotocamere: da un lato Huawei e Vivo puntano al punteggio più alto in assoluto con singoli modelli di punta, dall’altro Apple, Google e OPPO puntano sulla costanza, riuscendo a portare in Top 50 anche modelli di generazioni precedenti. Per chi sceglie uno smartphone Android guardando soprattutto alla fotocamera, la lezione è chiara: i modelli di punta di OPPO, Google, Honor e Xiaomi restano tra le scelte più affidabili secondo le valutazioni indipendenti, anche a distanza di più generazioni dal lancio.

#google #android #pixel #samsung #oppo

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Pixel 11 Pro è il preferito dagli utenti: il sondaggio che boccia il prezzo dell’intera gamma

Appena lanciata, la serie Pixel 11 sta già facendo discutere gli appassionati Android. Un sondaggio condott

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Appena lanciata, la serie Pixel 11 sta già facendo discutere gli appassionati Android. Un sondaggio condotto da GSMArena tra migliaia di utenti ha messo a confronto i quattro modelli della gamma, Pixel 11, Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold, rivelando un chiaro favorito: il Pixel 11 Pro, ma anche una diffusa insoddisfazione per i prezzi dell’intera famiglia.

Il Pixel 11 Pro conquista il pubblicoTra i quattro modelli, il Pixel 11 Pro si è imposto come la scelta preferita degli utenti intenzionati all’acquisto, raccogliendo consensi vicini alla somma dei voti ottenuti da Pixel 11 e Pixel 11 Pro XL messi insieme. Circa un intervistato su cinque si è detto propenso all’acquisto di questo modello, segno di un forte interesse verso un formato compatto ma dotato delle funzioni della gamma Pro.

Il prezzo resta il grande ostacoloNonostante l’apprezzamento per il prodotto, il costo elevato emerge come il principale freno all’acquisto in tutta la gamma. Molti utenti hanno dichiarato di voler attendere le recensioni prima di sbilanciarsi, segno che il giudizio definitivo dipenderà molto dalle prime prove sul campo.

Pro XL bene, ma penalizzato dal costoIl Pixel 11 Pro XL si piazza al secondo posto in termini di gradimento. Il modello con schermo più grande convince per qualità costruttiva e dotazione hardware, ma anche in questo caso il prezzo elevato spinge diversi utenti a rimandare l’acquisto in attesa di sconti o promozioni.

Il modello base non sfiguraIl Pixel 11 standard, pur classificandosi terzo nella popolarità complessiva della serie, registra singolarmente una percentuale di intenzione d’acquisto superiore a quella del Pro XL. Essendo il modello più economico della gamma, resta comunque penalizzato dal fatto che una parte consistente degli intervistati lo giudica ancora troppo costoso.

Pixel 11 Pro Fold, l’interesse resta limitatoIl risultato più netto riguarda il pieghevole Pixel 11 Pro Fold, che raccoglie il gradimento più basso tra i quattro modelli. Alcuni utenti si dichiarano semplicemente poco interessati ai pieghevoli in generale, mentre altri preferirebbero orientarsi verso pieghevoli di altri produttori a parità di budget.

1° posto per gradimento: Pixel 11 Pro

2° posto: Pixel 11 Pro XL

3° posto: Pixel 11

4° posto: Pixel 11 Pro Fold

Il dato più rilevante resta comunque trasversale a tutta la gamma: il prezzo, più del design o delle specifiche tecniche, sembra essere il fattore che più di tutti condizionerà il successo commerciale della famiglia Pixel 11.

#google #android #pixel #pixel11

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Android Pulse, cos’è la misteriosa app spuntata sul Google Play Store

Negli aggiornamenti disponibili sul Google Play Store è comp

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Negli aggiornamenti disponibili sul Google Play Store è comparsa un’app dal nome poco familiare, Android Pulse, priva persino di un’icona visibile. La sua apparizione improvvisa ha insospettito diversi utenti, ma le informazioni raccolte finora indicano che si tratta di un componente ufficiale legato alla diagnostica del sistema Android, e non di qualcosa di cui preoccuparsi.

Un sistema per individuare anomalie di sistemaSecondo la descrizione presente sul Play Store, Android Pulse ha il compito di “definire anomalie a scopo di debug”, distribuendo regole utili a individuare consumi anomali di risorse di sistema critiche da parte del sistema operativo o delle app installate. In pratica, l’app sorveglia in background parametri come batteria, CPU e memoria, contribuendo a diagnosticare eventuali malfunzionamenti software.

Non essendo pensata per un’interazione diretta da parte dell’utente, Android Pulse non dispone di un’interfaccia tradizionale, il che spiega anche l’assenza dell’icona nella schermata degli aggiornamenti.

Non è una novità assolutaContrariamente a quanto potrebbe sembrare, Android Pulse non è un’app nuova in senso stretto. Su alcuni dispositivi Pixel risulta già presente da tempo, identificabile nelle informazioni app del sistema semplicemente come “Pulse”. Secondo i dati raccolti dai siti di distribuzione APK, diverse versioni dell’app circolano almeno dal marzo 2026, e i download complessivi tramite Google Play superano già i 10 milioni.

Più che una nuova app distribuita improvvisamente, sembra quindi più probabile che un componente di sistema già esistente sia diventato visibile come aggiornamento autonomo tramite il Play Store, invece di passare inosservato attraverso i consueti aggiornamenti di sistema Google Play.

Nessun motivo di allarmeChi si imbatte in questo aggiornamento dal nome sconosciuto e senza icona può quindi stare tranquillo: si tratta di un’app ufficiale firmata Google. Resta da capire se Android Pulse verrà distribuita anche su dispositivi Android non Pixel e in quale forma Google deciderà di renderla più visibile in futuro.

Nome: Android Pulse (in precedenza visibile come “Pulse”)

Funzione: rilevamento di anomalie di sistema e delle app

Oltre 10 milioni di download su Google Play

Presente da tempo su diversi dispositivi Pixel

#google #android #googleplaystore

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Pixel Camera 11 si rinnova: nuovo accesso rapido e modalità di avvio personalizzabile

L’app fotocamera dei nuovi Google Pixel 11 introduce alcune novità pensate per rendere più comoda l’esperie

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L’app fotocamera dei nuovi Google Pixel 11 introduce alcune novità pensate per rendere più comoda l’esperienza di scatto quotidiana. Tra le modifiche più evidenti spicca il restyling dei controlli di accesso rapido, oltre a una nuova funzione che permette di scegliere quale modalità aprire per prima all’avvio della fotocamera.

Controlli rapidi in stile ghieraLa barra di accesso rapido di Pixel Camera 11, utilizzata per regolare parametri come messa a fuoco ed esposizione, abbandona il tradizionale slider orizzontale per adottare un design più compatto in stile ghiera. Tra le impostazioni regolabili figurano messa a fuoco, Looks, esposizione, ombre, bilanciamento del bianco, tempo di scatto e ISO.

Google ha introdotto anche un menu dedicato nelle impostazioni dell’app per personalizzare quali opzioni mostrare nell’accesso rapido. Va però segnalato che la funzione è disattivata di default e, una volta attivata, i controlli non restano sempre visibili: basta un tocco sul mirino per farli comparire ai lati dello schermo, mantenendo così l’interfaccia di scatto pulita, anche se meno immediata da scoprire per chi non conosce la novità.

Una modalità di avvio a scelta dell’utenteLa seconda novità riguarda la modalità con cui si apre l’app all’avvio. Finora la fotocamera si apriva sempre in modalità foto, mentre con Pixel Camera 11 sarà possibile impostare come predefinita anche la modalità video oppure “Magic Capture”.

La preferenza viene rispettata sia avviando l’app dall’icona sia tramite le scorciatoie rapide, come il doppio tocco sul tasto di accensione, riducendo un passaggio per chi utilizza spesso la registrazione video. Al momento “Magic Capture” come modalità di avvio è disponibile solo sui modelli della serie Pixel 11.

Possibile arrivo su Pixel più datatiLe due novità sono per ora confermate solo sulla serie Pixel 11, ma Google in passato ha spesso esteso in un secondo momento le funzioni della fotocamera anche ai modelli precedenti. Mentre “Magic Capture” dipende in parte dalla potenza hardware disponibile, funzioni più legate al software come l’accesso rapido rinnovato e la modalità di avvio personalizzabile hanno maggiori probabilità di sbarcare anche su altri Pixel.

Nuovi controlli rapidi in stile ghiera (disattivati di default)

Modalità di avvio personalizzabile: foto, video o Magic Capture

“Magic Capture” disponibile solo su Pixel 11 per ora

Possibile estensione futura ai modelli Pixel precedenti

Non si tratta di funzioni rivoluzionarie, ma di piccoli accorgimenti che migliorano la comodità d’uso quotidiana per chi scatta e riprende spesso con il proprio Pixel.

#google #android #pixel #pixel11

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Pixel 11 Pro, HiLight diventa davvero utile grazie a un’app non ufficiale

HiLight, la funzione del Pixel 11 Pro che sfrutta la luce posteriore del telefono per segnalare le notifich

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HiLight, la funzione del Pixel 11 Pro che sfrutta la luce posteriore del telefono per segnalare le notifiche, sta diventando molto più utile grazie a un’app open source di terze parti. Al lancio, infatti, HiLight era compatibile solo con un numero limitato di notifiche, lasciando gran parte del suo potenziale inespresso.

HiLight Studio: notifiche personalizzate per ogni appA colmare questo limite ci pensa “HiLight Studio”, un’applicazione open source sviluppata dallo YouTuber Dhananjay Bhosale, che permette di estendere HiLight a qualsiasi app e a qualsiasi tipo di notifica. Originariamente sviluppata con il nome in codice “Pixel Glow”, HiLight era stata paragonata al Glyph di Nothing, ma nella sua versione finale la funzione si è rivelata piuttosto limitata, utilizzabile principalmente per le notifiche legate a Gemini e per le chiamate provenienti dai contatti preferiti.

Con HiLight Studio, questi limiti vengono superati: è possibile assegnare effetti luminosi diversi a ciascuna app, così da riconoscere a colpo d’occhio la provenienza di una notifica senza nemmeno guardare lo schermo. L’app include anche preset che raggruppano più applicazioni contemporaneamente, pensati per chi non vuole configurare ogni singola notifica manualmente.

Tile rapida e integrazione con la modalità Non disturbareHiLight Studio include anche una tile nelle impostazioni rapide, per attivare o disattivare la funzione senza dover aprire l’app. È inoltre integrata con la modalità “Non disturbare”: quando le notifiche sono limitate, anche HiLight Studio si mette automaticamente in pausa.

Effetti luminosi personalizzati per singola app

Preset per raggruppare più applicazioni

Tile rapida per attivare/disattivare la funzione

Spegnimento automatico dopo un breve intervallo per evitare un uso prolungato della luce

Il potenziale (finora inespresso) di HiLightIl successo di HiLight Studio dimostra come, spesso, siano gli sviluppatori indipendenti a colmare le lacune lasciate dai produttori nelle funzioni più innovative. Non resta che vedere se Google deciderà di ampliare ufficialmente la compatibilità di HiLight, prendendo spunto da quanto realizzato dalla community.

#google #android #pixel

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Pixel 11 dice addio a “Powered by Android”: all’avvio ora spicca Gemini

Sui nuovi Pixel 11, la scritta “Powered by Android” che da sempre accompagnava l’accensione degli smartphon

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Sui nuovi Pixel 11, la scritta “Powered by Android” che da sempre accompagnava l’accensione degli smartphone Android è sparita. Al suo posto compare ora la dicitura “Gemini Intelligence”, un cambiamento che testimonia quanto Google stia puntando sull’assistente AI come elemento centrale dell’esperienza Android.

“Gemini Intelligence” sostituisce il logo storicoSugli smartphone Android tradizionali, accendendo il dispositivo compariva per qualche istante la scritta “Powered by Android”, subito prima della comparsa della schermata home. Sui Pixel 11, questa dicitura è stata sostituita da “Gemini Intelligence”, accompagnata da un breve effetto luminoso che percorre i bordi dello schermo, differenziando così l’animazione di avvio rispetto al passato.

Non si tratta certo di un cambiamento che modifica le funzionalità di base dello smartphone, ma il fatto che Google abbia scelto un momento così visibile come l’accensione del telefono per dare priorità a Gemini rispetto al nome stesso di Android è comunque significativo, e riflette bene la direzione intrapresa dall’azienda negli ultimi mesi.

Gemini sempre più centrale nell’ecosistema GoogleGoogle ha già integrato Gemini in molti prodotti oltre agli smartphone della serie Pixel: da Chrome a Wear OS, passando per gli smartwatch, dove l’assistente AI ha guadagnato sempre più spazio, coinvolgendo anche dispositivi come Pixel Watch 5 e Galaxy Watch 9.

Con il Pixel 11, Google arriva quindi a mettere in evidenza Gemini anche nel momento più basilare possibile, ovvero l’accensione del telefono. Al momento la novità sembra limitata alla serie Pixel 11, ma non è escluso che in futuro un’animazione simile possa estendersi anche ad altri dispositivi Android.

Un simbolo del cambio di strategia di GoogleIl dettaglio può sembrare marginale, ma racconta bene come Google stia progressivamente spostando il baricentro della propria comunicazione dal semplice sistema operativo Android verso l’intelligenza artificiale integrata. Un segnale che, con ogni probabilità, vedremo replicarsi sempre più spesso anche su altri fronti dell’ecosistema Android nei prossimi mesi.

#google #android #gemini #pixel

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Tensor G6 sotto la lente: Pixel 11 migliora, ma il distacco da Snapdragon resta ampio

Android Authority ha messo alla prova il nuovo chipset Tensor G6, cuore pulsante della serie Pixel 11 di [G

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Android Authority ha messo alla prova il nuovo chipset Tensor G6, cuore pulsante della serie Pixel 11 di Google, con una serie di benchmark su dispositivo reale. Il verdetto è a due facce: CPU e GPU crescono in modo netto rispetto al Tensor G5 della generazione precedente, ma il distacco dai chip di punta di Snapdragon, Apple e Samsung resta ancora piuttosto marcato.

Per effettuare il test, Android Authority ha dovuto aggirare le restrizioni imposte da Google sull’esecuzione di app di benchmark tramite il Play Store, riuscendo comunque a completare le prove standard sul reale rendimento della serie Pixel 11.

CPU rinnovata, prestazioni in crescita di circa il 20%Il Tensor G6 introduce un’architettura CPU profondamente rinnovata, con una configurazione composta da un core Arm C1-Ultra a 4,11GHz, quattro core Arm C1-Pro a 3,38GHz e due core Arm C1-Pro a 2,65GHz. Rispetto al Tensor G5, il numero di core scende di un’unità, ma l’architettura compie un salto di ben due generazioni.

Nei test Geekbench 6 condotti da Android Authority, le prestazioni single-core migliorano di circa il 18% rispetto al Tensor G5, mentre quelle multi-core segnano un +21%. Numeri che, nell’uso quotidiano, garantiscono una fluidità più che sufficiente anche nei carichi di lavoro più impegnativi.

Il confronto con la concorrenza resta impietosoIl quadro cambia quando si guarda ai chip concorrenti di fascia flagship. Secondo i test di Android Authority, i modelli equipaggiati con Snapdragon superano il Pixel 11 del 37% in single-core e addirittura del 52% in multi-core. Anche l’Exynos 2600 di Samsung si dimostra superiore, con un vantaggio di circa il 50% nei test multi-core.

Single-core: +18% rispetto al Tensor G5, ma -37% rispetto ai rivali Snapdragon

Multi-core: +21% rispetto al Tensor G5, ma -52% rispetto ai rivali Snapdragon

Exynos 2600: circa +50% in multi-core rispetto al Tensor G6

Un miglioramento costante, ma non ancora sufficienteIl Tensor G6 conferma quindi un percorso di crescita costante generazione dopo generazione, ma i numeri mostrano chiaramente come Google fatichi ancora a colmare il divario con i chip di fascia più alta del settore Android. Resta da vedere se l’ottimizzazione software e le funzioni AI esclusive dei Pixel riusciranno a bilanciare, nell’esperienza reale, un gap prestazionale ancora così evidente sulla carta.

#google #android #pixel #snapdragon

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Pixel 11, arrivano le vibrazioni personalizzate: pattern diversi per ogni contatto

Google ha reso ufficiale sui Pixel 11 una funzione di vibrazion

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Google ha reso ufficiale sui Pixel 11 una funzione di vibrazione personalizzata che da tempo era già visibile nel codice interno delle app, ma non ancora attiva. Ora è possibile modificare il pattern di vibrazione sia per le chiamate sia per le notifiche, oltre ad assegnare pattern differenti a ciascun contatto: un modo pratico per capire chi sta chiamando semplicemente percependo la vibrazione, senza dover guardare lo schermo.

La funzione era già stata individuata all’interno del codice di “Google Sounds” e “Google Contatti”, ma è approdata ufficialmente solo ora sulla serie Pixel 11.

Pattern diversi per chiamate e notificheSul Pixel 11, il pattern di vibrazione per le chiamate in arrivo si può modificare andando in “Impostazioni” → “Suoni e vibrazione” → “Suoneria” → “Vibrazione”. Tra le opzioni disponibili figurano pattern come “Classic Long Vibration”, “Heartbeat” e “Gears”.

Cambiando la suoneria, Google suggerisce automaticamente anche un pattern di vibrazione abbinato, così da evitare di dover configurare tutto manualmente ogni volta, pur lasciando comunque piena libertà di scelta.

Per le notifiche è disponibile un percorso analogo, tramite “Impostazioni” → “Suoni e vibrazione” → “Notifiche” → “Vibrazione”, con pattern dedicati come “Classic Short Vibration”, “Rattlesnake” e “Pulse”, ciascuno con durata e intervalli diversi tra un impulso e l’altro.

Vibrazioni diverse per ogni contattoTra le novità più interessanti c’è la possibilità di assegnare un pattern di vibrazione specifico a un singolo contatto. Basta aprire l’app Contatti, selezionare la persona desiderata e andare su “Suoneria del contatto” → “Vibrazione” per impostare una vibrazione dedicata solo a quella chiamata.

Pattern personalizzabili per chiamate e notifiche

Vibrazione dedicata per singolo contatto

Suggerimenti automatici in base alla suoneria scelta

Un dettaglio utile nella vita di tutti i giorniChe si tratti di riconoscere una chiamata di un familiare senza guardare il telefono o semplicemente di personalizzare al massimo l’esperienza d’uso, la nuova funzione di vibrazione custom del Pixel 11 rappresenta un piccolo ma gradito passo avanti in termini di personalizzazione per gli utenti Android.

#google #android #pixel

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I was hoping the rumors of a better telephoto camera on the Pixel 11 Pro would prove true, but sadly, like so many other aspects of the Pixel experien

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I was hoping the rumors of a better telephoto camera on the Pixel 11 Pro would prove true, but sadly, like so many other aspects of the Pixel experience, this too might be WORSE than its predecessor...

https://somegadgetguy.com/2026/08/20/no-pixel-11-pro-does-not-take-better-close-up-photos-than-the-pixel-10-pro/

#tech #technews #google #pixel11 #photo #photography #geek #gadgets #review

#tech #google #photography #photo #geek #review #pixel11 #technews #gadgets

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Google Foto, in arrivo il backup notturno per salvare foto e video senza interruzioni

Google starebbe lavorando a una nuova funzione per Google Foto

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Google starebbe lavorando a una nuova funzione per Google Foto pensata per chi scatta grandi quantità di foto e video e fatica a completare il backup in tempi rapidi. Si chiama “Overnight backup” e punta ad aggirare le limitazioni imposte da Android alle attività in background, permettendo di caricare tutto il contenuto multimediale mentre lo smartphone è in carica, magari di notte.

Come funzionerà il backup notturnoI riferimenti alla nuova funzione sono stati individuati nella versione 7.89.0.966319819 di Google Foto. L’idea alla base è semplice: invece di affidarsi ai normali processi in background, spesso rallentati o interrotti dalle modalità di risparmio energetico come Doze, l’app resta aperta in primo piano per garantire un caricamento più stabile e continuo.

Per attivare il backup notturno sarà necessario tenere Google Foto aperta, collegare il telefono al caricabatterie e lasciare lo schermo sbloccato. Questo non significa però che il display resterà acceso e luminoso per tutta la notte: durante il processo lo schermo si oscurerà progressivamente fino a diventare completamente nero, mentre il caricamento prosegue in background. Un semplice tocco sullo schermo permetterà comunque di controllare lo stato di avanzamento in qualsiasi momento.

Wi-Fi o dati mobili, a scelta dell’utenteSul fronte della connettività, la funzione dovrebbe dare priorità al Wi-Fi, ma consentirà anche l’utilizzo della connessione dati mobile quando necessario. Una flessibilità utile soprattutto per chi, dopo un viaggio o un evento particolare, si ritrova con centinaia di scatti da caricare e non vuole aspettare ore prima che il backup si completi.

Attenzione al surriscaldamento e allo spazio esauritoTenere il telefono sbloccato, connesso alla rete e in carica contemporaneamente può però causare un aumento della temperatura del dispositivo. Non a caso, nel codice dell’app sono stati individuati anche riferimenti a un avviso relativo al surriscaldamento, anche se non è ancora chiaro se in questi casi il backup verrà semplicemente rallentato o messo in pausa.

È previsto inoltre un avviso dedicato allo spazio di archiviazione: se lo spazio cloud disponibile dovesse esaurirsi, Google Foto mostrerà un messaggio per invitare l’utente ad acquistare ulteriore capienza. Al momento non è chiaro se “Overnight backup” sarà limitato a una fascia oraria specifica o se potrà essere avviato manualmente in qualsiasi momento: la funzione non è infatti ancora disponibile pubblicamente, ed è stata individuata soltanto attraverso il codice dell’app. Per conoscere tempistiche di rilascio e requisiti specifici bisognerà quindi attendere un annuncio ufficiale da parte di Google.

#google #android #googlefoto

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Pixel 11 Pro, il teleobiettivo nasconde una sorpresa: gli scatti ravvicinati migliorano parecchio

Google ha introdotto diverse novità sul comparto fotografico di [Pixel 11](https://androidiani.net/categor

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Google ha introdotto diverse novità sul comparto fotografico di Pixel 11 Pro, ma non tutte sono state raccontate in fase di presentazione. Un confronto pubblicato da un utente Reddit ha infatti messo in luce un miglioramento non annunciato ufficialmente: il teleobiettivo del nuovo Pixel riesce a mettere a fuoco soggetti molto più vicini rispetto al passato.

La distanza minima di messa a fuoco si riduceIl confronto diretto tra Pixel 11 Pro e Pixel 9 Pro, effettuato impostando entrambi i teleobiettivi alla distanza minima di scatto, mostra una differenza netta: mentre su Pixel 9 Pro un oggetto posto a qualche decina di centimetri o a un metro di distanza risulta visibilmente sfocato, su Pixel 11 Pro lo stesso soggetto rimane perfettamente a fuoco.

Secondo chi ha effettuato il test, la distanza minima di messa a fuoco del teleobiettivo 5x di Pixel 11 Pro sarebbe circa la metà, se non inferiore, rispetto a quella di Pixel 9 Pro. Un dettaglio che Google non ha mai comunicato ufficialmente e su cui, per ora, non fornisce numeri precisi.

Un sensore più grande, ma non soloSia Pixel 9 Pro sia Pixel 10 Pro montano sul teleobiettivo il sensore Sony da 48 MP siglato IMX858, con formato ottico 1/2,55″. Su Pixel 11 Pro il numero di megapixel resta lo stesso, ma le dimensioni del sensore crescono fino a 1/1,95 pollici, mentre il modello esatto del nuovo componente non è stato ancora reso noto.

Un sensore più grande, a parità di risoluzione, porta generalmente benefici in condizioni di scarsa illuminazione grazie a fotositi più ampi in grado di catturare più luce. Il miglioramento nella distanza di messa a fuoco appena scoperto, però, aggiunge un vantaggio pratico ulteriore, utile a chi ama fotografare piatti, piccoli oggetti o fiori sfruttando la compressione tipica del teleobiettivo.

Un’aggiornamento che Google non ha voluto sottolineareCon la serie Pixel, Google modifica spesso più aspetti del comparto fotografico di quanti ne comunichi ufficialmente, intervenendo non solo sulla risoluzione ma anche su dimensioni dei sensori e ottiche. Guardando al solo dato dei 48 megapixel, Pixel 11 Pro sembra non discostarsi da Pixel 9 Pro e Pixel 10 Pro, ma il sensore più grande e la migliore resa nei primi piani raccontano una storia diversa.

Google non ha ancora commentato ufficialmente questa scoperta. Per chi utilizza spesso il teleobiettivo per foto ravvicinate, però, si tratta di un miglioramento concreto, capace di incidere sull’esperienza d’uso quotidiana più di tante specifiche annunciate sul palco. Resta da vedere se, con l’uso più approfondito del dispositivo, emergeranno altre modifiche non dichiarate ufficialmente da Google.

#google #android #pixel

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Pixel Search su Pixel 11: la ricerca universale è utile, ma difficile da trovare

Con la serie Pixel 11, Google ha introdotto [Pixel](https://and

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Con la serie Pixel 11, Google ha introdotto Pixel Search, una funzione pensata per cercare in un’unica schermata tutto ciò che è presente sullo smartphone: app, file su Google Drive, foto, email e messaggi. Un’idea utile sulla carta, che però nasconde un difetto non da poco: il punto di accesso principale non è quello più intuitivo.

Una ricerca che va dalle app ai dati personaliPixel Search estende in modo consistente le possibilità già offerte da Pixel Launcher. Oltre agli elementi già cercabili in precedenza, come orologio, contatti, Pixel Tips, Google Play Store, impostazioni e Google Wallet, con Pixel 11 è possibile cercare anche all’interno di:

Google Calendar

Google Drive

Files by Google

Gmail

Google Messaggi

Google Foto

Pixel Screenshots

Per Google Drive e Gmail è inoltre possibile scegliere quale account includere nella ricerca, per chi utilizza più profili Google sullo stesso dispositivo. Digitando una parola chiave, i risultati mostrano in un’unica schermata appuntamenti, file, email, foto e conversazioni pertinenti, con tempi di risposta piuttosto rapidi.

Il problema: non si avvia dalla schermata HomeIl limite più evidente riguarda proprio l’accesso alla funzione. La barra di ricerca visibile nella parte inferiore della schermata Home non corrisponde infatti a Pixel Search: quest’ultimo si trova invece nel campo di ricerca che compare aprendo il cassetto delle app di Pixel Launcher.

Il risultato è che toccando la barra di ricerca sulla Home, l’utente non accede alla nuova ricerca universale, ma a un’altra esperienza, centrata soprattutto sulle funzioni AI Mode dell’app Google. Una scelta che sembra legata alla volontà di Google di uniformare l’esperienza di ricerca su Android attorno alla propria app principale, ma che finisce per penalizzare proprio la funzione più completa introdotta con Pixel 11.

Un piccolo accorgimento per velocizzare l’accessoNell’attesa che Google intervenga sul posizionamento della funzione, esiste comunque un modo per rendere Pixel Search un po’ più comodo da usare: attivando l’apertura automatica della tastiera quando si scorre verso l’alto dalla Home, il tempo necessario per avviare una ricerca si riduce sensibilmente.

Nel complesso, Pixel Search rappresenta una delle novità software più interessanti di Pixel 11, capace di unire in un solo strumento ricerche che prima richiedevano di aprire più app separate. Proprio per questo, la scelta di non renderlo accessibile con un tocco dalla schermata principale pesa maggiormente: resta da vedere se, con futuri aggiornamenti, Google deciderà di rivedere le modalità di avvio di questa funzione.

#google #android #pixel

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Gemini sbarca ufficialmente su Chrome per Android: riassunti, Auto Browse e non solo

Google ha annunciato ufficialmente l’integrazione di Gemini

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Google ha annunciato ufficialmente l’integrazione di Gemini all’interno di Chrome per Android. La funzione era già in fase di distribuzione limitata per alcuni utenti, ma con l’annuncio ufficiale il rilascio si sta ora espandendo negli Stati Uniti, portando l’assistente IA di Google direttamente dentro il browser più utilizzato al mondo.

Dai riassunti delle pagine web alla connessione con le altre app GooglePer utilizzare Gemini su Chrome per Android basta toccare l’icona dedicata visibile sullo schermo, oppure richiamarla dal menu a tre puntini in alto a destra. Da lì è possibile fare domande sulla pagina visualizzata, chiedere un riassunto di un articolo lungo, oppure sfruttare l’integrazione con servizi come Google Calendar e Google Keep per consultare informazioni senza dover passare continuamente da un’app all’altra.

Chrome integra inoltre “Nano Banana”, la funzione di Google per la generazione e la modifica di immagini tramite IA, utilizzabile direttamente durante la navigazione per creare o rielaborare contenuti visivi senza uscire dal browser.

Auto Browse: quando è l’IA a navigare al posto tuoLa novità più significativa dell’aggiornamento è “Auto Browse”, una funzione che permette a Gemini di eseguire operazioni multiple all’interno di Chrome per conto dell’utente. Google cita come esempi la prenotazione di un parcheggio vicino a un evento, il riordino automatico di prodotti acquistati periodicamente o la gestione delle pratiche per un viaggio, compiti che normalmente richiedono di cercare siti, aprire pagine e compilare moduli manualmente.

Va precisato che Auto Browse non è disponibile per tutti: al momento la funzione è riservata agli utenti abbonati ai piani “AI Pro” o “AI Ultra” di Google.

Sicurezza rafforzata e possibilità di disattivazioneAffidare a un’IA operazioni dirette nel browser comporta ovvi rischi di sicurezza. Google dichiara di aver addestrato il modello utilizzato da Auto Browse a riconoscere tentativi di prompt injection, ovvero istruzioni malevole nascoste all’interno delle pagine web visitate. Per le operazioni più delicate, inoltre, Gemini si fermerà per chiedere una conferma esplicita all’utente prima di procedere, riducendo il rischio di acquisti o prenotazioni indesiderate.

Chi non fosse interessato alla novità potrà comunque disattivare sia l’icona di Gemini sia la nuova barra di navigazione inferiore introdotta con l’aggiornamento. Per ora la funzione è disponibile solo negli Stati Uniti, ma considerando le tempistiche con cui Google estende solitamente le proprie novità, non è escluso un arrivo anche in altri mercati, Italia compresa, nei prossimi mesi.

#google #android #gemini

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More from the Garden of the Gods...

"BALANCE"

Another orphan from my #Google+ "Collection"

Adding now to a new, partially re-constructed "album" on

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More from the Garden of the Gods...

"BALANCE"

Another orphan from my #Google+ "Collection"

Adding now to a new, partially re-constructed "album" on Flickr,
@ https://flic.kr/s/aHBqjD1zWK

#MyPhotos #Fenfotos #Colorado #GardenOfTheGods #landscape #photography #geology #balance #RockFormations #GooglePlus

Photo by Fenichel - "Balance"

A huge reddish rock, about 3-4 'stories' tall, stands with its base very narrow, so thin it is like a spinning top which is precariously balanced. Below, the 'base' is red and white striated rock. Above and aorund the main rock formation, there is a blue sky mixed with white clouds.

#google #photography #landscape #geology #colorado #fenfotos #myphotos #rockformations #gardenofthegods #balance #googleplus

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Snapseed for Android could soon become a pro photographer's best friend with LUT support

The app is also preparing to bring the Motion Blur tool to A

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Snapseed for Android could soon become a pro photographer's best friend with LUT support

The app is also preparing to bring the Motion Blur tool to Android which is already available on iOS

✅ Details & more screenshots - https://www.androidauthority.com/snapseed-lut-support-motion-blur-apk-teardown-3700430

#snapseed #android #google #photography #photoshop #lightroom #imageediting

#google #android #photography #snapseed #lightroom #photoshop #imageediting

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Google Googlebook: il nuovo notebook basato su Android debutta il 15 settembre

Google si prepara a presentare ufficialmente “Googlebook”, la nuova piattaforma di notebook basata sulla t

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Google si prepara a presentare ufficialmente “Googlebook”, la nuova piattaforma di notebook basata sulla tecnologia Android, il prossimo 15 settembre. L’annuncio arriverà nel corso di un evento a New York aperto alla stampa, dove per la prima volta sarà possibile vedere dal vivo i dispositivi finora emersi solo tramite indiscrezioni e render trapelati online.

Un sistema operativo che unisce Android e ChromeOSGooglebook nasce come nuova categoria di notebook basata sui fondamentali tecnici di Android, presentata da Google lo scorso maggio. Al progetto partecipano già cinque partner hardware di primo piano: Acer, ASUS, Dell, HP e Lenovo, con i primi prodotti attesi sul mercato entro l’autunno 2026.

Il nome ufficiale del sistema operativo alla base dei nuovi notebook non è ancora stato confermato. Da tempo circola l’appellativo non ufficiale “Aluminium OS”, emerso da leak e analisi del codice sorgente, ma Google non lo ha mai utilizzato pubblicamente. Proprio l’evento del 15 settembre potrebbe essere l’occasione in cui l’azienda scioglierà finalmente questo nodo, svelando il nome definitivo della piattaforma.

L’obiettivo di Google sembra essere quello di fondere l’esperienza web-centrica maturata con ChromeOS con le app native e l’infrastruttura tecnologica di Android, dando così vita a un ambiente operativo pensato per i notebook di nuova generazione.

Lenovo e ASUS tra i primi produttori pronti al lancioDiversi produttori risultano già al lavoro su modelli concreti. Da Lenovo sono trapelati render relativi a un dispositivo indicato come “Googlebook 15”, mentre anche ASUS sembra pronta con un proprio modello. Entrambi i dispositivi dovrebbero includere la “Glowbar”, elemento distintivo dell’estetica Googlebook, insieme a un design hardware pensato per valorizzare le funzioni di intelligenza artificiale legate a Gemini.

Secondo quanto riferito da Google, i Googlebook si posizioneranno come notebook premium, con particolare attenzione ai materiali e al design. Sono previste diverse varianti per dimensioni dello schermo e forma del telaio, il che lascia intendere che ogni produttore potrà offrire una propria interpretazione del concetto.

Anteprima hardware per la stampa il giorno del lancioSecondo le prime indiscrezioni, l’evento di New York non si limiterà a una presentazione online: i giornalisti invitati potranno toccare con mano i dispositivi negli stand allestiti dai vari partner, scattare foto e girare video, oltre a eseguire test di benchmark sul posto.

Con l’ecosistema Android che si allarga sempre più anche al mondo dei notebook, il 15 settembre rappresenta quindi un appuntamento chiave per capire come Google intenda posizionare Googlebook rispetto a ChromeOS e ai tradizionali laptop Windows.

#google #android #gemini

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Google stringe le maglie sul sideload: in arrivo il flusso avanzato per le app non verificate

Google ha avviato il rilascio di un nuovo meccanismo di sicurezza per l’installazione di app provenienti d

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Google ha avviato il rilascio di un nuovo meccanismo di sicurezza per l’installazione di app provenienti da sviluppatori non verificati su Android, denominato “Advanced flow”. La novità arriva in vista dell’introduzione, a settembre, del sistema di verifica degli sviluppatori, e ha l’obiettivo di rendere più consapevole e meno impulsiva l’installazione di app tramite sideload.

Attesa di 24 ore prima di poter installare app non verificateLa caratteristica principale del nuovo flusso riguarda proprio i tempi di attesa introdotti dal sistema. Il nuovo processo si applica quando un utente tenta di installare un’app di uno sviluppatore che non ha ottenuto la verifica ufficiale da parte di Google.

Una volta attivata l’opzione che consente l’installazione di app da sviluppatori non verificati, e dopo aver preso visione di una schermata di avviso dedicata, l’utente non potrà installare subito l’applicazione: dovrà attendere un periodo di 24 ore prima di poter procedere effettivamente.

Un ulteriore livello di attrito contro le installazioni impulsiveIntroducendo questo tempo di attesa obbligatorio, Google punta chiaramente a scoraggiare le installazioni affrettate, spesso legate a tentativi di phishing o a pressioni psicologiche tipiche di alcune truffe online, in cui la vittima viene convinta a installare rapidamente un’app malevola.

La misura si inserisce in un percorso più ampio di irrigidimento delle regole sul sideload, che culminerà a settembre con l’attivazione del sistema di verifica degli sviluppatori a livello globale su Android.

Un equilibrio tra apertura e sicurezzaAndroid ha sempre rappresentato, rispetto a iOS, una piattaforma più aperta alla possibilità di installare applicazioni al di fuori del Play Store. Con l’introduzione dell’Advanced flow, Google cerca di mantenere questa libertà per l’utente, aggiungendo però controlli pensati per ridurre i rischi legati a malware e app fraudolente.

Il rilascio della funzione avviene in modo graduale, e non è ancora chiaro quando raggiungerà tutti i dispositivi Android a livello globale. Resta però evidente la direzione intrapresa da Google: rendere il sideload più sicuro, senza eliminarlo del tutto, in un momento in cui la piattaforma si prepara a un cambiamento importante nelle regole di distribuzione delle app.

#google #android #bug

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Google punta forte sui Pixel: 13 milioni di unità nel 2026, addio alla produzione in Cina entro il 2027

Google sembra intenzionata ad accelerare ulteriormente sull’espansione della gamma [Pixel](https://android

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Google sembra intenzionata ad accelerare ulteriormente sull’espansione della gamma Pixel. Secondo nuove indiscrezioni, l’azienda punterebbe a spedire circa 13 milioni di smartphone Pixel nel corso del 2026, mentre entro il 2027 verrebbe completata la transizione produttiva fuori dalla Cina, non solo per gli smartphone ma anche per Pixel Watch e auricolari wireless.

Produzione in trasferimento verso Vietnam e IndiaSecondo quanto riportato dalla stampa internazionale, Google punta a completare entro il 2027 lo spostamento della produzione lontano dalla Cina, concentrandosi principalmente su Vietnam e India come nuovi poli produttivi.

Il trasferimento della produzione fuori dalla Cina non è una novità recente: il processo era già stato avviato attorno al 2019, con il progressivo spostamento della produzione verso il Vietnam. Le nuove indiscrezioni indicano però un’accelerazione, con l’obiettivo di trasferire fuori dai confini cinesi l’intera produzione di smartphone, smartwatch e auricolari entro il 2027.

Un ruolo chiave in questa strategia lo gioca la serie Pixel 11, sviluppata e prodotta interamente in Vietnam: un risultato che avrebbe dato a Google la fiducia necessaria per procedere con il trasferimento completo della produzione fuori dalla Cina.

Obiettivo 13 milioni di unità nel 2026Sul fronte delle vendite, Google avrebbe spedito circa 12 milioni di Pixel nel 2025. Per il 2026 l’azienda punterebbe a una crescita dell’8-10% rispetto all’anno precedente, con un obiettivo di circa 13 milioni di unità spedite complessivamente.

Pixel resta un marchio di dimensioni contenute se paragonato a iPhone o Galaxy, ma Google continua a investire nell’espansione dei mercati di riferimento e in una strategia di prezzo più aggressiva, riuscendo così a far crescere costantemente i volumi di vendita anno dopo anno.

La crescita resta la priorità nonostante il rincaro delle memorieIl contesto in cui si inserisce questa strategia non è però semplice: il rincaro dei prezzi delle memorie sta pesando sui costi di produzione, tanto che gli ultimi Pixel 11 hanno visto un aumento di prezzo rispetto alla generazione precedente.

Per contenere l’impatto dei rincari, Google starebbe unificando l’approvvigionamento di componenti per Pixel con quello destinato al proprio business cloud, aumentando così il potere contrattuale nei confronti dei fornitori. Secondo quanto riferito, all’interno dell’azienda la strategia per il 2026 sarebbe definita come una fase di “Attack”, ovvero di attacco: la priorità assoluta per Pixel resta mantenere il ritmo di crescita delle vendite.

#google #android #pixel

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Pixel Screenshots si aggiorna: ora si possono filtrare gli scatti per data e app

Google ha rilasciato un aggiornamento per Pixel Screenshots, l

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Google ha rilasciato un aggiornamento per Pixel Screenshots, l’app dedicata alla gestione degli screenshot sui dispositivi Pixel, introducendo nuovi filtri per data e app di provenienza. La novità sembra legata al lancio della serie Pixel 11 e renderà l’app ancora più utile per chi accumula un gran numero di screenshot.

Filtri per data e app di origineFinora Pixel Screenshots permetteva di organizzare gli scatti salvati attraverso categorie come “luoghi”, “articoli”, “eventi”, “note”, “ricevute” e “informazioni di tracciamento”. Con il nuovo aggiornamento si aggiungono filtri inediti basati su “data”, “raccolta” e “app”.

Per quanto riguarda il filtro temporale, è possibile selezionare tra i seguenti intervalli:

Ultime 24 ore

Ultimi 7 giorni

Ultimi 30 giorni

Ultimi 6 mesi

Ultimo anno

Intervallo personalizzato

Questo consente di visualizzare solo gli screenshot scattati in un determinato periodo, semplificando la ricerca di immagini salvate tempo addietro. È stato inoltre migliorato il filtro per “raccolta”, oltre alla possibilità di filtrare gli screenshot in base all’app da cui sono stati catturati.

Pixel Screenshots mostrava già in precedenza l’app di provenienza in basso a destra su ogni scatto, ma da ora questa informazione può essere usata anche come criterio di ricerca vero e proprio.

Più efficace se combinato con la ricerca testualeI nuovi filtri sono disponibili sia nella schermata principale dell’app sia all’interno delle singole raccolte. Combinati con la ricerca testuale già presente, permettono di individuare più rapidamente uno screenshot specifico tra centinaia di scatti salvati, ad esempio isolando solo quelli catturati da una determinata app negli ultimi trenta giorni.

Si tratta di un aggiornamento pensato soprattutto per chi utilizza Pixel Screenshots come strumento quotidiano di archiviazione, e conferma l’attenzione di Google nel rendere le funzioni software un valore aggiunto della gamma Pixel rispetto al resto degli smartphone Android.

#google #android #pixel

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