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Pixel 11 Pro: torcia e flash più deboli, la colpa sarebbe di HiLight

Il Pixel 11 Pro di Google introduce HiLight, il nuovo anello lu

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Il Pixel 11 Pro di Google introduce HiLight, il nuovo anello luminoso RGB che circonda il flash sul modulo fotografico posteriore. Ma un confronto pubblicato online, poi confermato da un teardown, ha acceso i riflettori su un possibile effetto collaterale: torcia e flash fotografico del nuovo top di gamma risulterebbero più deboli rispetto ai modelli precedenti e ai rivali.

Il test che ha acceso il dibattitoIl confronto, pubblicato dall’utente X @multithreedy, ha messo a paragone Pixel 11 Pro, Galaxy Z TriFold, iPhone 17e e Pixel 9 Pro, impostando la luce di ciascun dispositivo al massimo della luminosità e fotografando il risultato nelle stesse condizioni di esposizione. L’esito non lascia molti dubbi: sia in modalità torcia sia come flash per la fotocamera, il Pixel 11 Pro è risultato il più debole del gruppo. Le immagini mostrano inoltre che la sua luce si diffonde maggiormente, un dettaglio che potrebbe penalizzare chi ha bisogno di illuminare soggetti a distanza.

Un teardown svela la causaA fare chiarezza sulle possibili cause ci ha pensato il canale YouTube Phone Repair Guru, che ha smontato un Pixel 11 Pro documentando la struttura interna di HiLight. Attorno al flash centrale sono stati individuati otto LED disposti in cerchio, coperti da un diffusore semitrasparente che uniforma la luce dell’anello. Il problema è che lo stesso diffusore copre anche il flash principale: nei Pixel precedenti, invece, il flash era protetto da una lente pensata per proiettare la luce in avanti in modo più diretto ed efficiente. Il passaggio a una struttura più diffusiva sembra quindi essere il prezzo pagato per introdurre il nuovo effetto luminoso.

Hardware più avanzato del software attualeIl teardown ha rivelato anche che ciascuno degli otto LED è in grado di produrre luce rossa, verde e blu, quindi HiLight dispone di un hardware pienamente RGB. Al momento, però, il software consente di scegliere solo tra cinque colori preimpostati, tra cui non compare il rosso, e non è ancora possibile assegnare colori diversi a singole app né integrare app di terze parti. Google, in fase di presentazione, aveva promesso anche il supporto alle notifiche per i messaggi, funzione che al lancio risulta ancora assente.

Nessun commento ufficiale da GoogleAl momento Google non ha rilasciato dichiarazioni sulla minore luminosità di torcia e flash, quindi non è chiaro se si tratti di una scelta progettuale consapevole o di un effetto collaterale non del tutto previsto dell’integrazione di HiLight. Considerando che l’hardware ha margini evidenti non ancora sfruttati, non è escluso che un futuro aggiornamento software possa ampliare la personalizzazione della luce e magari intervenire anche sulla resa di torcia e flash. Per chi usa quotidianamente queste funzioni di base, resta comunque un aspetto da monitorare nelle prossime settimane.

#google #android #gemini #pixel

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Fotocamere degli smartphone: chi comanda davvero secondo DXOMark? La classifica per marchio

Analizzando la Top 50 di DXOMark, l’ente indipendente che valuta le fotocamere degli smartphone, emerge un quadro interessante sulle strategie dei sin

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Analizzando la Top 50 di DXOMark, l’ente indipendente che valuta le fotocamere degli smartphone, emerge un quadro interessante sulle strategie dei singoli produttori. Al di là del singolo modello con il punteggio più alto, guardare quanti dispositivi di ogni marchio riescono a entrare in classifica racconta molto sulla costanza e sulla profondità della gamma di ciascuna azienda, Android comprese.

Apple guida per numero di modelli, ma la concorrenza Android è numerosaCon nove modelli piazzati nella Top 50, dagli attuali iPhone 17 Pro e iPhone 16 Pro Max fino a generazioni più datate come iPhone 14 Pro, Apple resta il marchio più rappresentato in assoluto. Sul fronte Android, però, il quadro è tutt’altro che scarno: OPPO conta ben sette modelli in classifica, tra cui l’intera famiglia Find X9 e Find X8, seguita a pari merito da Google con altrettanti sette dispositivi, dalla serie Pixel 11 Pro XL fino ai più datati Pixel 8 e Pixel 7 Pro.

Huawei e Vivo si contendono il podio assolutoSe si guarda al punteggio più alto in assoluto, la sfida si gioca tutta tra due marchi cinesi. Huawei conquista la vetta della classifica con il Pura 80 Ultra, che sfiora i 175 punti, mentre Vivo risponde con X300 Pro e X300 Ultra, entrambi sopra i 170 punti. Sono questi due produttori a spingere più in alto l’asticella della qualità fotografica pura nel 2026.

Honor e Xiaomi completano il quadro dei big cinesiCon sei modelli ciascuno in Top 50, Honor (con la gamma Magic) e Xiaomi (con la serie numerata e con i modelli T Pro e Ultra) confermano la profondità della loro offerta in fascia alta, contribuendo in modo determinante all’egemonia cinese nella parte alta della classifica.

Samsung e Motorola, meno modelli ma comunque presentiSamsung si ferma a tre modelli in classifica, tra cui Galaxy S26 Ultra e Galaxy S25 Ultra, mentre Motorola piazza altrettanti tre dispositivi, incluso il pieghevole Razr Fold. Numeri più contenuti rispetto ai concorrenti cinesi, ma comunque sufficienti a garantire una presenza stabile nella fascia alta della valutazione DXOMark.

Una fotografia dello stato dell’arte, non solo dei singoli recordIl quadro complessivo suggerisce due approcci diversi al tema fotocamere: da un lato Huawei e Vivo puntano al punteggio più alto in assoluto con singoli modelli di punta, dall’altro Apple, Google e OPPO puntano sulla costanza, riuscendo a portare in Top 50 anche modelli di generazioni precedenti. Per chi sceglie uno smartphone Android guardando soprattutto alla fotocamera, la lezione è chiara: i modelli di punta di OPPO, Google, Honor e Xiaomi restano tra le scelte più affidabili secondo le valutazioni indipendenti, anche a distanza di più generazioni dal lancio.

#google #android #pixel #samsung #oppo

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GrapheneOS sbarca su Motorola: 7 anni di aggiornamenti e supporto anche ai pieghevoli Razr

GrapheneOS, il sistema operativo open source incentrato su privacy e sicurezza finora quasi sinonimo di [Google Pixel](https://androidiani.net/categor

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GrapheneOS, il sistema operativo open source incentrato su privacy e sicurezza finora quasi sinonimo di Google Pixel, allarga per la prima volta i propri orizzonti. Il progetto ha annunciato un piano di supporto ufficiale per gli smartphone Motorola, a partire dai modelli di punta del 2027, con l’obiettivo di estendere la compatibilità anche ai pieghevoli della serie Razr.

Si parte dai flagship 2027, poi tocca ai Razr pieghevoliIl supporto a Motorola debutterà con la generazione di flagship tradizionali attesa nel 2027, per poi estendersi al pieghevole a conchiglia Razr Fold e, successivamente, anche al modello a piegatura verticale Razr Ultra. Gli attuali top di gamma Motorola si avvicinano già ai requisiti richiesti da GrapheneOS, ma mancano ancora di alcune funzioni di sicurezza hardware, tra cui il supporto completo alla Memory Tagging Extension (MTE), motivo per cui il supporto ufficiale arriverà solo dalla prossima generazione.

Sette anni di aggiornamenti software garantitiI dispositivi Motorola compatibili riceveranno sette anni di aggiornamenti software, uno degli elementi chiave richiesti da GrapheneOS per garantire un supporto di lungo periodo. I terminali monteranno il kernel Linux 6.18 LTS, con possibilità di aggiornamento a versioni successive, oltre a protezioni contro attacchi al firmware di avvio e alle funzioni di protezione della porta USB-C sviluppate dallo stesso progetto GrapheneOS.

Motorola e Qualcomm coinvolte direttamente nello sviluppoA differenza di altre collaborazioni basate su semplice supporto economico, Motorola metterà a disposizione ingegneri dedicati per il lavoro di porting e manutenzione, mentre Qualcomm contribuirà alla correzione di driver, firmware e al debug delle funzionalità legate a MTE. Una struttura di collaborazione diretta tra produttore, produttore di chip e sviluppatori del sistema operativo che dovrebbe garantire maggiore continuità nel supporto a lungo termine.

Installazione sui modelli di serie, non su hardware dedicatoSul fronte della distribuzione, GrapheneOS punta a rendere il sistema installabile sui normali modelli Motorola venduti al dettaglio, permettendo agli utenti di sbloccare il bootloader e procedere autonomamente con l’installazione, piuttosto che puntare su un modello dedicato in edizione limitata. Un approccio che dovrebbe garantire una disponibilità più ampia a livello geografico, con supporto flessibile a reti 5G, VoLTE e VoWiFi per adattarsi a diversi operatori.

Un’alternativa a Pixel per gli utenti più attenti alla sicurezzaGrapheneOS riconosce che il chip Tensor di Google, abbinato al coprocessore Titan M, resta difficile da eguagliare sul fronte della resistenza ad attacchi fisici. Tuttavia, grazie alla maturità delle funzioni MTE delle prossime piattaforme Snapdragon, i futuri Motorola potrebbero risultare persino più resistenti agli attacchi da remoto rispetto agli attuali Pixel. Per gli utenti Android più attenti a privacy e sicurezza, dal 2027 si aprirà quindi per la prima volta un’alternativa concreta ai dispositivi Google.

#privacy #android #pixel #motorola

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Pixel 11 Pro è il preferito dagli utenti: il sondaggio che boccia il prezzo dell’intera gamma

Appena lanciata, la serie Pixel 11 sta già facendo discutere gli appassionati Android. Un sondaggio condott

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Appena lanciata, la serie Pixel 11 sta già facendo discutere gli appassionati Android. Un sondaggio condotto da GSMArena tra migliaia di utenti ha messo a confronto i quattro modelli della gamma, Pixel 11, Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold, rivelando un chiaro favorito: il Pixel 11 Pro, ma anche una diffusa insoddisfazione per i prezzi dell’intera famiglia.

Il Pixel 11 Pro conquista il pubblicoTra i quattro modelli, il Pixel 11 Pro si è imposto come la scelta preferita degli utenti intenzionati all’acquisto, raccogliendo consensi vicini alla somma dei voti ottenuti da Pixel 11 e Pixel 11 Pro XL messi insieme. Circa un intervistato su cinque si è detto propenso all’acquisto di questo modello, segno di un forte interesse verso un formato compatto ma dotato delle funzioni della gamma Pro.

Il prezzo resta il grande ostacoloNonostante l’apprezzamento per il prodotto, il costo elevato emerge come il principale freno all’acquisto in tutta la gamma. Molti utenti hanno dichiarato di voler attendere le recensioni prima di sbilanciarsi, segno che il giudizio definitivo dipenderà molto dalle prime prove sul campo.

Pro XL bene, ma penalizzato dal costoIl Pixel 11 Pro XL si piazza al secondo posto in termini di gradimento. Il modello con schermo più grande convince per qualità costruttiva e dotazione hardware, ma anche in questo caso il prezzo elevato spinge diversi utenti a rimandare l’acquisto in attesa di sconti o promozioni.

Il modello base non sfiguraIl Pixel 11 standard, pur classificandosi terzo nella popolarità complessiva della serie, registra singolarmente una percentuale di intenzione d’acquisto superiore a quella del Pro XL. Essendo il modello più economico della gamma, resta comunque penalizzato dal fatto che una parte consistente degli intervistati lo giudica ancora troppo costoso.

Pixel 11 Pro Fold, l’interesse resta limitatoIl risultato più netto riguarda il pieghevole Pixel 11 Pro Fold, che raccoglie il gradimento più basso tra i quattro modelli. Alcuni utenti si dichiarano semplicemente poco interessati ai pieghevoli in generale, mentre altri preferirebbero orientarsi verso pieghevoli di altri produttori a parità di budget.

1° posto per gradimento: Pixel 11 Pro

2° posto: Pixel 11 Pro XL

3° posto: Pixel 11

4° posto: Pixel 11 Pro Fold

Il dato più rilevante resta comunque trasversale a tutta la gamma: il prezzo, più del design o delle specifiche tecniche, sembra essere il fattore che più di tutti condizionerà il successo commerciale della famiglia Pixel 11.

#google #android #pixel #pixel11

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Pixel Camera 11 si rinnova: nuovo accesso rapido e modalità di avvio personalizzabile

L’app fotocamera dei nuovi Google Pixel 11 introduce alcune novità pensate per rendere più comoda l’esperie

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L’app fotocamera dei nuovi Google Pixel 11 introduce alcune novità pensate per rendere più comoda l’esperienza di scatto quotidiana. Tra le modifiche più evidenti spicca il restyling dei controlli di accesso rapido, oltre a una nuova funzione che permette di scegliere quale modalità aprire per prima all’avvio della fotocamera.

Controlli rapidi in stile ghieraLa barra di accesso rapido di Pixel Camera 11, utilizzata per regolare parametri come messa a fuoco ed esposizione, abbandona il tradizionale slider orizzontale per adottare un design più compatto in stile ghiera. Tra le impostazioni regolabili figurano messa a fuoco, Looks, esposizione, ombre, bilanciamento del bianco, tempo di scatto e ISO.

Google ha introdotto anche un menu dedicato nelle impostazioni dell’app per personalizzare quali opzioni mostrare nell’accesso rapido. Va però segnalato che la funzione è disattivata di default e, una volta attivata, i controlli non restano sempre visibili: basta un tocco sul mirino per farli comparire ai lati dello schermo, mantenendo così l’interfaccia di scatto pulita, anche se meno immediata da scoprire per chi non conosce la novità.

Una modalità di avvio a scelta dell’utenteLa seconda novità riguarda la modalità con cui si apre l’app all’avvio. Finora la fotocamera si apriva sempre in modalità foto, mentre con Pixel Camera 11 sarà possibile impostare come predefinita anche la modalità video oppure “Magic Capture”.

La preferenza viene rispettata sia avviando l’app dall’icona sia tramite le scorciatoie rapide, come il doppio tocco sul tasto di accensione, riducendo un passaggio per chi utilizza spesso la registrazione video. Al momento “Magic Capture” come modalità di avvio è disponibile solo sui modelli della serie Pixel 11.

Possibile arrivo su Pixel più datatiLe due novità sono per ora confermate solo sulla serie Pixel 11, ma Google in passato ha spesso esteso in un secondo momento le funzioni della fotocamera anche ai modelli precedenti. Mentre “Magic Capture” dipende in parte dalla potenza hardware disponibile, funzioni più legate al software come l’accesso rapido rinnovato e la modalità di avvio personalizzabile hanno maggiori probabilità di sbarcare anche su altri Pixel.

Nuovi controlli rapidi in stile ghiera (disattivati di default)

Modalità di avvio personalizzabile: foto, video o Magic Capture

“Magic Capture” disponibile solo su Pixel 11 per ora

Possibile estensione futura ai modelli Pixel precedenti

Non si tratta di funzioni rivoluzionarie, ma di piccoli accorgimenti che migliorano la comodità d’uso quotidiana per chi scatta e riprende spesso con il proprio Pixel.

#google #android #pixel #pixel11

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Bug su Pixel: la funzione “gira per silenziare” smette di funzionare

Alcuni possessori di smartphone Google Pixel stanno segnalando problemi con la funzione che consente di att

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Alcuni possessori di smartphone Google Pixel stanno segnalando problemi con la funzione che consente di attivare automaticamente la modalità silenziosa semplicemente appoggiando il telefono a schermo rivolto verso il basso. In alcuni casi un aggiornamento dell’app Digital Wellbeing sembra aver risolto temporaneamente il problema, ma diversi utenti riferiscono che il malfunzionamento si ripresenta dopo pochi giorni.

La funzione smette di rispondereLa funzione, pensata per silenziare rapidamente le notifiche durante riunioni o uscite senza dover aprire le impostazioni rapide, permette di attivare la modalità silenziosa semplicemente posizionando il dispositivo con lo schermo verso il piano d’appoggio. Da alcune settimane, però, numerosi utenti su Reddit segnalano che il telefono smette di rispondere a questo gesto, e il problema non sembra limitato a un solo modello, ma coinvolge diversi dispositivi della gamma Pixel.

Digital Wellbeing sotto accusaUn elemento interessante emerso dalle segnalazioni riguarda l’app Digital Wellbeing: alcuni utenti hanno notato un miglioramento aggiornando l’app alla versione più recente, il che suggerisce un possibile collegamento tra il bug e questo componente di sistema. Il problema, tuttavia, non sembra risolversi in modo definitivo: c’è chi segnala che, dopo un iniziale ripristino del funzionamento, la funzione ha smesso nuovamente di rispondere a distanza di pochi giorni.

Un possibile rimedio temporaneoGoogle non ha ancora fornito una spiegazione ufficiale sulle cause del malfunzionamento, ma dalle segnalazioni degli utenti emerge che cancellare i dati dell’app Digital Wellbeing potrebbe contribuire a ripristinare temporaneamente il corretto funzionamento della modalità silenziosa automatica. Non si tratta comunque di una soluzione ufficiale, ma di un tentativo che gli utenti possono provare in autonomia in attesa di un intervento diretto da parte di Google.

L’ennesimo bug post-aggiornamento per i PixelNon è la prima volta che gli utenti Pixel si trovano ad affrontare malfunzionamenti dopo un aggiornamento software. Solo di recente erano stati segnalati problemi legati all’attivazione involontaria di Circle to Search su dispositivi con Android 17, oltre a casi di consumo anomalo della batteria.

Funzione coinvolta: attivazione automatica della modalità silenziosa a schermo rivolto verso il basso

Possibile causa: un bug legato all’app Digital Wellbeing

Rimedio temporaneo: cancellare i dati dell’app Digital Wellbeing

Nessuna correzione ufficiale ancora rilasciata da Google

Il problema non riguarda tutti gli utenti Pixel e il suo impatto sembra limitato, ma resta comunque un promemoria di come la rapidità con cui Google introduce nuove funzioni su Android possa, talvolta, portare con sé anche qualche imprevisto.

#android #pixel #bug

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Pixel 11 Pro Fold al crash test: si piega ancora, ma niente più batterie in fiamme

Il consueto appuntamento con i test di resistenza estrema targati JerryRigEverything ha coinvolto anche il nuovo pieghevole di [Google](https://androi

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Il consueto appuntamento con i test di resistenza estrema targati JerryRigEverything ha coinvolto anche il nuovo pieghevole di Google, il Pixel 11 Pro Fold. Il verdetto è a due facce: il dispositivo cede ancora durante la prova di piegatura, ripetendo un punto debole già visto nelle generazioni precedenti, ma questa volta senza il grave incidente della batteria che aveva caratterizzato il test dello scorso anno sul Pixel 10 Pro Fold.

La prova di piegatura si conferma il tallone d’AchilleCome da tradizione, la prova più severa arriva nella parte finale del test, quando il dispositivo viene sottoposto a una forte pressione di piegatura in senso contrario alla sua normale apertura. Anche il Pixel 11 Pro Fold non ha retto, cedendo in corrispondenza della zona dell’antenna, lo stesso punto debole già osservato nelle precedenti generazioni di Pixel Fold.

Il cedimento è stato tale da permettere lo smontaggio del dispositivo a mani nude, senza l’ausilio di attrezzi: il pannello frontale si è staccato con la piegatura, mentre anche quello posteriore è risultato relativamente semplice da rimuovere.

Niente più batterie in fiammeLa buona notizia riguarda proprio la batteria: a differenza di quanto accaduto lo scorso anno con il Pixel 10 Pro Fold, che durante un test analogo aveva preso fuoco in modo del tutto inatteso, il Pixel 11 Pro Fold non ha mostrato alcun principio di incendio nonostante il danneggiamento strutturale, un segnale che Google potrebbe aver rivisto la protezione interna della cella.

Schermo esterno più resistente ai graffiTra le note positive spicca anche il comportamento del display esterno, protetto da un materiale ceramico che si è dimostrato decisamente più resistente ai graffi rispetto agli smartphone tradizionali. Nei test con punte di durezza fino al livello 6 della scala Mohs, lo schermo ha mostrato segni minimi, mentre solo al livello 7 sono comparsi graffi più profondi, un risultato comunque superiore rispetto alla media del settore.

Scocca posteriore più fragile del previstoMeno convincente il comportamento del pannello posteriore, realizzato in un composito a base di fibra e vetro: nel test con la lama, il materiale si è graffiato con relativa facilità, mostrando un comportamento più simile a una plastica robusta che a un vetro tradizionale, probabilmente una scelta legata alla necessità di contenere il peso del dispositivo.

Cedimento strutturale confermato durante la piegatura inversa

Nessun principio di incendio della batteria, a differenza del Pixel 10 Pro Fold

Display esterno ceramico, resistente fino a graffi di durezza Mohs 6

Scocca posteriore facilmente graffiabile, simile a plastica robusta

Nel complesso, il Pixel 11 Pro Fold mostra progressi importanti sul fronte della sicurezza rispetto al predecessore, pur confermando che la robustezza strutturale resta ancora la sfida più difficile da risolvere per Google nella categoria dei pieghevoli.

#android #pixel #pixelfold #pixel11

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Pixel 11 Pro, la GPU crolla del 90% sotto stress: è throttling termico voluto?

Una serie di benchmark condotti sul Pixel 11 Pro suggerisce che [Google](https://androidiani.net/category/g

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Una serie di benchmark condotti sul Pixel 11 Pro suggerisce che Google stia applicando un controllo molto aggressivo sulle prestazioni della GPU. In alcuni test, quando il dispositivo raggiunge temperature elevate, il punteggio grafico crolla fino a un decimo del valore registrato a freddo: un comportamento che sembra frutto di una scelta precisa per contenere il surriscaldamento, storico tallone d’Achille della serie Tensor.

Nel 3DMark, peggio del Pixel 10 ProNel test di stress 3DMark Wildlife Extreme, il Pixel 11 Pro riesce a mantenere temperature relativamente contenute, ma il punteggio GPU risulta inferiore a quello ottenuto da Pixel 10 Pro e Pixel 10 Pro XL. Un risultato sorprendente, considerando che il nuovo Tensor G6 dovrebbe teoricamente offrire prestazioni superiori rispetto alla generazione precedente: tutto lascia pensare che, per evitare il surriscaldamento, Google abbia scelto di limitare in modo importante il funzionamento della GPU, più che un limite reale del chip.

Con AnTuTu il calo sfiora il 90%Un secondo benchmark, condotto con AnTuTu, conferma la tendenza in modo ancora più netto. A basse temperature il Pixel 11 Pro ottiene un punteggio GPU di 414.765 punti; una volta raggiunti i 36,7 gradi, il punteggio precipita a 40.362, un calo di circa il 90%. Si tratta di una riduzione molto marcata anche per gli standard del settore, e può penalizzare in modo evidente gli utilizzi che richiedono un carico prolungato su CPU e GPU, come il gaming intenso.

La CPU tiene meglio, poco impatto nell’uso quotidianoDiverso il discorso per la CPU, che secondo gli stessi test non mostra variazioni significative di prestazioni al variare della temperatura. Questo suggerisce che il controllo termico più severo sia circoscritto alla componente grafica, lasciando relativamente indenne l’esperienza d’uso quotidiana, fatta soprattutto di app e operazioni non intensive dal punto di vista grafico.

Prestazioni reali contro benchmark: la strategia di GoogleIl problema del surriscaldamento accompagna la serie Tensor fin dai tempi del Pixel 6, e con il Tensor G6 sembra che Google abbia scelto di privilegiare temperature più contenute a scapito del punteggio nei benchmark sintetici. Le prime recensioni che hanno messo alla prova il Pixel 11 Pro nell’uso quotidiano non segnalano particolari rallentamenti, coerentemente con la linea che Google porta avanti da tempo: puntare sull’esperienza reale dell’utente più che sul semplice picco prestazionale misurato dai software di benchmark.

#android #pixel #pixel11

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Pixel 11: giochi come Genshin Impact ingiocabili, colpa della GPU Tensor G6?

I nuovi Pixel 11 stanno facendo discutere online per un problema decisamente scomodo per una serie di flags

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I nuovi Pixel 11 stanno facendo discutere online per un problema decisamente scomodo per una serie di flagship Google: diversi titoli mobile molto popolari risultano ingiocabili o afflitti da pesanti cali di frame rate. Su Reddit e su vari canali YouTube tecnici si moltiplicano le segnalazioni, che indicano nella nuova GPU PowerVR del chip Tensor G6 la probabile causa del malfunzionamento.

Schermate rosa e frame rate a picco per Genshin ImpactIl caso più discusso riguarda Genshin Impact di HoYoverse: su Pixel 11 il gioco mostrerebbe uno schermo completamente rosa o violaceo, rendendo di fatto impossibile giocare. Non è un episodio isolato: anche Fortnite, Wuthering Waves e Neverness to Everness soffrirebbero di scatti pesanti e cali drastici del frame rate, persino impostando la grafica al minimo dettaglio.

I video di verifica confermano il problemaDiversi creator tecnici hanno documentato il bug con video dettagliati. Il canale Tech Spurt mostra Genshin Impact virare su tonalità rosa e viola, mentre Wuthering Waves scende a un frame rate a singola cifra, quasi uno slideshow. TechOdyssey ha ripreso gli stessi artefatti su Genshin e vistosi scatti su Fortnite, definendo "un problema serio" il fatto che un flagship da oltre 1.300 dollari offra prestazioni peggiori di smartphone di generazioni precedenti. Il canale NL Tech ha invece messo l’accento sull’aspetto tecnico, sottolineando come gli sviluppatori di giochi stiano riducendo il supporto ufficiale alle GPU PowerVR e come la generazione delle shader cache non funzioni correttamente, causando stuttering e crash.

Il dibattito tra utenti: prestazioni gaming contro uso quotidianoSui forum il confronto è acceso. Da un lato c’è chi non accetta che un dispositivo di fascia altissima non riesca a far girare giochi che vanno lisci anche su smartphone di fascia media, temendo ripercussioni anche su compiti come editing foto e video. Dall’altro, c’è chi ricorda che la serie Pixel è pensata soprattutto per fotografia, funzioni IA e un’esperienza software pulita basata su Pixel OS, non per il gaming spinto: chi cerca prestazioni videoludiche dovrebbe orientarsi su altri flagship Android, come i Galaxy, o su dispositivi dedicati come Nintendo Switch o Steam Deck.

Google al lavoro su una soluzioneSecondo alcune indiscrezioni riprese da testate come WIRED, Google starebbe già collaborando con gli sviluppatori di Genshin Impact per risolvere l’incompatibilità. Non è la prima volta che i Pixel richiedono aggiornamenti driver dopo il lancio per sistemare problemi simili, quindi non è escluso che una patch software possa arrivare nelle prossime settimane.

Genshin Impact: schermo rosa/viola, ingiocabile

Fortnite: scatti pesanti anche a dettagli minimi

Wuthering Waves: frame rate a singola cifra

Neverness to Everness: rallentamenti marcati

#android #pixel #bug #pixel11

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Pixel 11 Pro, HiLight diventa davvero utile grazie a un’app non ufficiale

HiLight, la funzione del Pixel 11 Pro che sfrutta la luce posteriore del telefono per segnalare le notifich

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HiLight, la funzione del Pixel 11 Pro che sfrutta la luce posteriore del telefono per segnalare le notifiche, sta diventando molto più utile grazie a un’app open source di terze parti. Al lancio, infatti, HiLight era compatibile solo con un numero limitato di notifiche, lasciando gran parte del suo potenziale inespresso.

HiLight Studio: notifiche personalizzate per ogni appA colmare questo limite ci pensa “HiLight Studio”, un’applicazione open source sviluppata dallo YouTuber Dhananjay Bhosale, che permette di estendere HiLight a qualsiasi app e a qualsiasi tipo di notifica. Originariamente sviluppata con il nome in codice “Pixel Glow”, HiLight era stata paragonata al Glyph di Nothing, ma nella sua versione finale la funzione si è rivelata piuttosto limitata, utilizzabile principalmente per le notifiche legate a Gemini e per le chiamate provenienti dai contatti preferiti.

Con HiLight Studio, questi limiti vengono superati: è possibile assegnare effetti luminosi diversi a ciascuna app, così da riconoscere a colpo d’occhio la provenienza di una notifica senza nemmeno guardare lo schermo. L’app include anche preset che raggruppano più applicazioni contemporaneamente, pensati per chi non vuole configurare ogni singola notifica manualmente.

Tile rapida e integrazione con la modalità Non disturbareHiLight Studio include anche una tile nelle impostazioni rapide, per attivare o disattivare la funzione senza dover aprire l’app. È inoltre integrata con la modalità “Non disturbare”: quando le notifiche sono limitate, anche HiLight Studio si mette automaticamente in pausa.

Effetti luminosi personalizzati per singola app

Preset per raggruppare più applicazioni

Tile rapida per attivare/disattivare la funzione

Spegnimento automatico dopo un breve intervallo per evitare un uso prolungato della luce

Il potenziale (finora inespresso) di HiLightIl successo di HiLight Studio dimostra come, spesso, siano gli sviluppatori indipendenti a colmare le lacune lasciate dai produttori nelle funzioni più innovative. Non resta che vedere se Google deciderà di ampliare ufficialmente la compatibilità di HiLight, prendendo spunto da quanto realizzato dalla community.

#google #android #pixel

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Pixel 11 dice addio a “Powered by Android”: all’avvio ora spicca Gemini

Sui nuovi Pixel 11, la scritta “Powered by Android” che da sempre accompagnava l’accensione degli smartphon

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Sui nuovi Pixel 11, la scritta “Powered by Android” che da sempre accompagnava l’accensione degli smartphone Android è sparita. Al suo posto compare ora la dicitura “Gemini Intelligence”, un cambiamento che testimonia quanto Google stia puntando sull’assistente AI come elemento centrale dell’esperienza Android.

“Gemini Intelligence” sostituisce il logo storicoSugli smartphone Android tradizionali, accendendo il dispositivo compariva per qualche istante la scritta “Powered by Android”, subito prima della comparsa della schermata home. Sui Pixel 11, questa dicitura è stata sostituita da “Gemini Intelligence”, accompagnata da un breve effetto luminoso che percorre i bordi dello schermo, differenziando così l’animazione di avvio rispetto al passato.

Non si tratta certo di un cambiamento che modifica le funzionalità di base dello smartphone, ma il fatto che Google abbia scelto un momento così visibile come l’accensione del telefono per dare priorità a Gemini rispetto al nome stesso di Android è comunque significativo, e riflette bene la direzione intrapresa dall’azienda negli ultimi mesi.

Gemini sempre più centrale nell’ecosistema GoogleGoogle ha già integrato Gemini in molti prodotti oltre agli smartphone della serie Pixel: da Chrome a Wear OS, passando per gli smartwatch, dove l’assistente AI ha guadagnato sempre più spazio, coinvolgendo anche dispositivi come Pixel Watch 5 e Galaxy Watch 9.

Con il Pixel 11, Google arriva quindi a mettere in evidenza Gemini anche nel momento più basilare possibile, ovvero l’accensione del telefono. Al momento la novità sembra limitata alla serie Pixel 11, ma non è escluso che in futuro un’animazione simile possa estendersi anche ad altri dispositivi Android.

Un simbolo del cambio di strategia di GoogleIl dettaglio può sembrare marginale, ma racconta bene come Google stia progressivamente spostando il baricentro della propria comunicazione dal semplice sistema operativo Android verso l’intelligenza artificiale integrata. Un segnale che, con ogni probabilità, vedremo replicarsi sempre più spesso anche su altri fronti dell’ecosistema Android nei prossimi mesi.

#google #android #gemini #pixel

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Tensor G6 sotto la lente: Pixel 11 migliora, ma il distacco da Snapdragon resta ampio

Android Authority ha messo alla prova il nuovo chipset Tensor G6, cuore pulsante della serie Pixel 11 di [G

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Android Authority ha messo alla prova il nuovo chipset Tensor G6, cuore pulsante della serie Pixel 11 di Google, con una serie di benchmark su dispositivo reale. Il verdetto è a due facce: CPU e GPU crescono in modo netto rispetto al Tensor G5 della generazione precedente, ma il distacco dai chip di punta di Snapdragon, Apple e Samsung resta ancora piuttosto marcato.

Per effettuare il test, Android Authority ha dovuto aggirare le restrizioni imposte da Google sull’esecuzione di app di benchmark tramite il Play Store, riuscendo comunque a completare le prove standard sul reale rendimento della serie Pixel 11.

CPU rinnovata, prestazioni in crescita di circa il 20%Il Tensor G6 introduce un’architettura CPU profondamente rinnovata, con una configurazione composta da un core Arm C1-Ultra a 4,11GHz, quattro core Arm C1-Pro a 3,38GHz e due core Arm C1-Pro a 2,65GHz. Rispetto al Tensor G5, il numero di core scende di un’unità, ma l’architettura compie un salto di ben due generazioni.

Nei test Geekbench 6 condotti da Android Authority, le prestazioni single-core migliorano di circa il 18% rispetto al Tensor G5, mentre quelle multi-core segnano un +21%. Numeri che, nell’uso quotidiano, garantiscono una fluidità più che sufficiente anche nei carichi di lavoro più impegnativi.

Il confronto con la concorrenza resta impietosoIl quadro cambia quando si guarda ai chip concorrenti di fascia flagship. Secondo i test di Android Authority, i modelli equipaggiati con Snapdragon superano il Pixel 11 del 37% in single-core e addirittura del 52% in multi-core. Anche l’Exynos 2600 di Samsung si dimostra superiore, con un vantaggio di circa il 50% nei test multi-core.

Single-core: +18% rispetto al Tensor G5, ma -37% rispetto ai rivali Snapdragon

Multi-core: +21% rispetto al Tensor G5, ma -52% rispetto ai rivali Snapdragon

Exynos 2600: circa +50% in multi-core rispetto al Tensor G6

Un miglioramento costante, ma non ancora sufficienteIl Tensor G6 conferma quindi un percorso di crescita costante generazione dopo generazione, ma i numeri mostrano chiaramente come Google fatichi ancora a colmare il divario con i chip di fascia più alta del settore Android. Resta da vedere se l’ottimizzazione software e le funzioni AI esclusive dei Pixel riusciranno a bilanciare, nell’esperienza reale, un gap prestazionale ancora così evidente sulla carta.

#google #android #pixel #snapdragon

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Pixel 11, arrivano le vibrazioni personalizzate: pattern diversi per ogni contatto

Google ha reso ufficiale sui Pixel 11 una funzione di vibrazion

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Google ha reso ufficiale sui Pixel 11 una funzione di vibrazione personalizzata che da tempo era già visibile nel codice interno delle app, ma non ancora attiva. Ora è possibile modificare il pattern di vibrazione sia per le chiamate sia per le notifiche, oltre ad assegnare pattern differenti a ciascun contatto: un modo pratico per capire chi sta chiamando semplicemente percependo la vibrazione, senza dover guardare lo schermo.

La funzione era già stata individuata all’interno del codice di “Google Sounds” e “Google Contatti”, ma è approdata ufficialmente solo ora sulla serie Pixel 11.

Pattern diversi per chiamate e notificheSul Pixel 11, il pattern di vibrazione per le chiamate in arrivo si può modificare andando in “Impostazioni” → “Suoni e vibrazione” → “Suoneria” → “Vibrazione”. Tra le opzioni disponibili figurano pattern come “Classic Long Vibration”, “Heartbeat” e “Gears”.

Cambiando la suoneria, Google suggerisce automaticamente anche un pattern di vibrazione abbinato, così da evitare di dover configurare tutto manualmente ogni volta, pur lasciando comunque piena libertà di scelta.

Per le notifiche è disponibile un percorso analogo, tramite “Impostazioni” → “Suoni e vibrazione” → “Notifiche” → “Vibrazione”, con pattern dedicati come “Classic Short Vibration”, “Rattlesnake” e “Pulse”, ciascuno con durata e intervalli diversi tra un impulso e l’altro.

Vibrazioni diverse per ogni contattoTra le novità più interessanti c’è la possibilità di assegnare un pattern di vibrazione specifico a un singolo contatto. Basta aprire l’app Contatti, selezionare la persona desiderata e andare su “Suoneria del contatto” → “Vibrazione” per impostare una vibrazione dedicata solo a quella chiamata.

Pattern personalizzabili per chiamate e notifiche

Vibrazione dedicata per singolo contatto

Suggerimenti automatici in base alla suoneria scelta

Un dettaglio utile nella vita di tutti i giorniChe si tratti di riconoscere una chiamata di un familiare senza guardare il telefono o semplicemente di personalizzare al massimo l’esperienza d’uso, la nuova funzione di vibrazione custom del Pixel 11 rappresenta un piccolo ma gradito passo avanti in termini di personalizzazione per gli utenti Android.

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Pixel 11 Pro, il teleobiettivo nasconde una sorpresa: gli scatti ravvicinati migliorano parecchio

Google ha introdotto diverse novità sul comparto fotografico di [Pixel 11](https://androidiani.net/categor

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Google ha introdotto diverse novità sul comparto fotografico di Pixel 11 Pro, ma non tutte sono state raccontate in fase di presentazione. Un confronto pubblicato da un utente Reddit ha infatti messo in luce un miglioramento non annunciato ufficialmente: il teleobiettivo del nuovo Pixel riesce a mettere a fuoco soggetti molto più vicini rispetto al passato.

La distanza minima di messa a fuoco si riduceIl confronto diretto tra Pixel 11 Pro e Pixel 9 Pro, effettuato impostando entrambi i teleobiettivi alla distanza minima di scatto, mostra una differenza netta: mentre su Pixel 9 Pro un oggetto posto a qualche decina di centimetri o a un metro di distanza risulta visibilmente sfocato, su Pixel 11 Pro lo stesso soggetto rimane perfettamente a fuoco.

Secondo chi ha effettuato il test, la distanza minima di messa a fuoco del teleobiettivo 5x di Pixel 11 Pro sarebbe circa la metà, se non inferiore, rispetto a quella di Pixel 9 Pro. Un dettaglio che Google non ha mai comunicato ufficialmente e su cui, per ora, non fornisce numeri precisi.

Un sensore più grande, ma non soloSia Pixel 9 Pro sia Pixel 10 Pro montano sul teleobiettivo il sensore Sony da 48 MP siglato IMX858, con formato ottico 1/2,55″. Su Pixel 11 Pro il numero di megapixel resta lo stesso, ma le dimensioni del sensore crescono fino a 1/1,95 pollici, mentre il modello esatto del nuovo componente non è stato ancora reso noto.

Un sensore più grande, a parità di risoluzione, porta generalmente benefici in condizioni di scarsa illuminazione grazie a fotositi più ampi in grado di catturare più luce. Il miglioramento nella distanza di messa a fuoco appena scoperto, però, aggiunge un vantaggio pratico ulteriore, utile a chi ama fotografare piatti, piccoli oggetti o fiori sfruttando la compressione tipica del teleobiettivo.

Un’aggiornamento che Google non ha voluto sottolineareCon la serie Pixel, Google modifica spesso più aspetti del comparto fotografico di quanti ne comunichi ufficialmente, intervenendo non solo sulla risoluzione ma anche su dimensioni dei sensori e ottiche. Guardando al solo dato dei 48 megapixel, Pixel 11 Pro sembra non discostarsi da Pixel 9 Pro e Pixel 10 Pro, ma il sensore più grande e la migliore resa nei primi piani raccontano una storia diversa.

Google non ha ancora commentato ufficialmente questa scoperta. Per chi utilizza spesso il teleobiettivo per foto ravvicinate, però, si tratta di un miglioramento concreto, capace di incidere sull’esperienza d’uso quotidiana più di tante specifiche annunciate sul palco. Resta da vedere se, con l’uso più approfondito del dispositivo, emergeranno altre modifiche non dichiarate ufficialmente da Google.

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Pixel Search su Pixel 11: la ricerca universale è utile, ma difficile da trovare

Con la serie Pixel 11, Google ha introdotto [Pixel](https://and

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Con la serie Pixel 11, Google ha introdotto Pixel Search, una funzione pensata per cercare in un’unica schermata tutto ciò che è presente sullo smartphone: app, file su Google Drive, foto, email e messaggi. Un’idea utile sulla carta, che però nasconde un difetto non da poco: il punto di accesso principale non è quello più intuitivo.

Una ricerca che va dalle app ai dati personaliPixel Search estende in modo consistente le possibilità già offerte da Pixel Launcher. Oltre agli elementi già cercabili in precedenza, come orologio, contatti, Pixel Tips, Google Play Store, impostazioni e Google Wallet, con Pixel 11 è possibile cercare anche all’interno di:

Google Calendar

Google Drive

Files by Google

Gmail

Google Messaggi

Google Foto

Pixel Screenshots

Per Google Drive e Gmail è inoltre possibile scegliere quale account includere nella ricerca, per chi utilizza più profili Google sullo stesso dispositivo. Digitando una parola chiave, i risultati mostrano in un’unica schermata appuntamenti, file, email, foto e conversazioni pertinenti, con tempi di risposta piuttosto rapidi.

Il problema: non si avvia dalla schermata HomeIl limite più evidente riguarda proprio l’accesso alla funzione. La barra di ricerca visibile nella parte inferiore della schermata Home non corrisponde infatti a Pixel Search: quest’ultimo si trova invece nel campo di ricerca che compare aprendo il cassetto delle app di Pixel Launcher.

Il risultato è che toccando la barra di ricerca sulla Home, l’utente non accede alla nuova ricerca universale, ma a un’altra esperienza, centrata soprattutto sulle funzioni AI Mode dell’app Google. Una scelta che sembra legata alla volontà di Google di uniformare l’esperienza di ricerca su Android attorno alla propria app principale, ma che finisce per penalizzare proprio la funzione più completa introdotta con Pixel 11.

Un piccolo accorgimento per velocizzare l’accessoNell’attesa che Google intervenga sul posizionamento della funzione, esiste comunque un modo per rendere Pixel Search un po’ più comodo da usare: attivando l’apertura automatica della tastiera quando si scorre verso l’alto dalla Home, il tempo necessario per avviare una ricerca si riduce sensibilmente.

Nel complesso, Pixel Search rappresenta una delle novità software più interessanti di Pixel 11, capace di unire in un solo strumento ricerche che prima richiedevano di aprire più app separate. Proprio per questo, la scelta di non renderlo accessibile con un tocco dalla schermata principale pesa maggiormente: resta da vedere se, con futuri aggiornamenti, Google deciderà di rivedere le modalità di avvio di questa funzione.

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Google punta forte sui Pixel: 13 milioni di unità nel 2026, addio alla produzione in Cina entro il 2027

Google sembra intenzionata ad accelerare ulteriormente sull’espansione della gamma [Pixel](https://android

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Google sembra intenzionata ad accelerare ulteriormente sull’espansione della gamma Pixel. Secondo nuove indiscrezioni, l’azienda punterebbe a spedire circa 13 milioni di smartphone Pixel nel corso del 2026, mentre entro il 2027 verrebbe completata la transizione produttiva fuori dalla Cina, non solo per gli smartphone ma anche per Pixel Watch e auricolari wireless.

Produzione in trasferimento verso Vietnam e IndiaSecondo quanto riportato dalla stampa internazionale, Google punta a completare entro il 2027 lo spostamento della produzione lontano dalla Cina, concentrandosi principalmente su Vietnam e India come nuovi poli produttivi.

Il trasferimento della produzione fuori dalla Cina non è una novità recente: il processo era già stato avviato attorno al 2019, con il progressivo spostamento della produzione verso il Vietnam. Le nuove indiscrezioni indicano però un’accelerazione, con l’obiettivo di trasferire fuori dai confini cinesi l’intera produzione di smartphone, smartwatch e auricolari entro il 2027.

Un ruolo chiave in questa strategia lo gioca la serie Pixel 11, sviluppata e prodotta interamente in Vietnam: un risultato che avrebbe dato a Google la fiducia necessaria per procedere con il trasferimento completo della produzione fuori dalla Cina.

Obiettivo 13 milioni di unità nel 2026Sul fronte delle vendite, Google avrebbe spedito circa 12 milioni di Pixel nel 2025. Per il 2026 l’azienda punterebbe a una crescita dell’8-10% rispetto all’anno precedente, con un obiettivo di circa 13 milioni di unità spedite complessivamente.

Pixel resta un marchio di dimensioni contenute se paragonato a iPhone o Galaxy, ma Google continua a investire nell’espansione dei mercati di riferimento e in una strategia di prezzo più aggressiva, riuscendo così a far crescere costantemente i volumi di vendita anno dopo anno.

La crescita resta la priorità nonostante il rincaro delle memorieIl contesto in cui si inserisce questa strategia non è però semplice: il rincaro dei prezzi delle memorie sta pesando sui costi di produzione, tanto che gli ultimi Pixel 11 hanno visto un aumento di prezzo rispetto alla generazione precedente.

Per contenere l’impatto dei rincari, Google starebbe unificando l’approvvigionamento di componenti per Pixel con quello destinato al proprio business cloud, aumentando così il potere contrattuale nei confronti dei fornitori. Secondo quanto riferito, all’interno dell’azienda la strategia per il 2026 sarebbe definita come una fase di “Attack”, ovvero di attacco: la priorità assoluta per Pixel resta mantenere il ritmo di crescita delle vendite.

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Pixel 12 con batteria al silicio-carbonio? Google valuta la tecnologia per superare il suo punto debole

Google starebbe valutando l’adozione di batterie al silicio-carbonio per i futuri smartphone [Pixel](https

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Google starebbe valutando l’adozione di batterie al silicio-carbonio per i futuri smartphone Pixel. Non si tratta ancora di una decisione definitiva, ma se confermata potrebbe rappresentare un miglioramento significativo per uno degli aspetti più criticati della gamma Pixel: l’autonomia.

Google conferma di essere al lavoro sulla tecnologiaLa notizia emerge da una domanda posta da una testata straniera a un product manager di Google proprio sul tema delle batterie al silicio-carbonio. La risposta dell’azienda è stata che la tecnologia “è oggetto di valutazione” a livello aziendale, senza però fornire dettagli su tempistiche o modelli coinvolti.

Le batterie al silicio-carbonio si distinguono dalle tradizionali celle agli ioni di litio per una densità energetica più elevata, che consente di ottenere una capacità maggiore a parità di dimensioni. Questo permette di conciliare più facilmente corpi sottili e autonomie elevate.

I produttori cinesi hanno già adottato ampiamente questa tecnologia, con smartphone dotati di batterie che superano ormai i 9.000 o addirittura i 10.000 mAh.

Il nodo della durata nel tempoGoogle non sembra però pronta a un’adozione immediata. Il principale motivo di cautela riguarda la durata a lungo termine delle batterie al silicio-carbonio: il silicio tende a espandersi durante la ricarica, un fenomeno che può accelerare il degrado della capacità rispetto alle batterie tradizionali basate su materiali in grafite.

In alcuni test sul campo, le celle al silicio-carbonio hanno mostrato un calo di capacità più marcato rispetto alle batterie convenzionali già dopo due o tre anni di utilizzo, un fattore che evidentemente pesa nella valutazione di Google, da sempre attenta alla durata dei propri dispositivi nel tempo.

Anche Samsung si muove: possibile debutto con Pixel 12Il quadro generale attorno a questa tecnologia sta comunque cambiando rapidamente. Samsung ha già introdotto batterie al silicio-carbonio sul suo pieghevole di punta, il Galaxy Z Fold 8, seppur con un approccio prudente che non ha comportato un aumento drastico della capacità.

Con anche i grandi marchi che iniziano ad abbracciare questa soluzione, non è escluso che Google decida di seguire lo stesso percorso: se il piano dovesse concretizzarsi, il prossimo Pixel 12 potrebbe diventare il primo smartphone Google dotato di batteria al silicio-carbonio, ponendo rimedio a uno dei limiti più segnalati della serie.

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Pixel Screenshots si aggiorna: ora si possono filtrare gli scatti per data e app

Google ha rilasciato un aggiornamento per Pixel Screenshots, l

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Google ha rilasciato un aggiornamento per Pixel Screenshots, l’app dedicata alla gestione degli screenshot sui dispositivi Pixel, introducendo nuovi filtri per data e app di provenienza. La novità sembra legata al lancio della serie Pixel 11 e renderà l’app ancora più utile per chi accumula un gran numero di screenshot.

Filtri per data e app di origineFinora Pixel Screenshots permetteva di organizzare gli scatti salvati attraverso categorie come “luoghi”, “articoli”, “eventi”, “note”, “ricevute” e “informazioni di tracciamento”. Con il nuovo aggiornamento si aggiungono filtri inediti basati su “data”, “raccolta” e “app”.

Per quanto riguarda il filtro temporale, è possibile selezionare tra i seguenti intervalli:

Ultime 24 ore

Ultimi 7 giorni

Ultimi 30 giorni

Ultimi 6 mesi

Ultimo anno

Intervallo personalizzato

Questo consente di visualizzare solo gli screenshot scattati in un determinato periodo, semplificando la ricerca di immagini salvate tempo addietro. È stato inoltre migliorato il filtro per “raccolta”, oltre alla possibilità di filtrare gli screenshot in base all’app da cui sono stati catturati.

Pixel Screenshots mostrava già in precedenza l’app di provenienza in basso a destra su ogni scatto, ma da ora questa informazione può essere usata anche come criterio di ricerca vero e proprio.

Più efficace se combinato con la ricerca testualeI nuovi filtri sono disponibili sia nella schermata principale dell’app sia all’interno delle singole raccolte. Combinati con la ricerca testuale già presente, permettono di individuare più rapidamente uno screenshot specifico tra centinaia di scatti salvati, ad esempio isolando solo quelli catturati da una determinata app negli ultimi trenta giorni.

Si tratta di un aggiornamento pensato soprattutto per chi utilizza Pixel Screenshots come strumento quotidiano di archiviazione, e conferma l’attenzione di Google nel rendere le funzioni software un valore aggiunto della gamma Pixel rispetto al resto degli smartphone Android.

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Pixel 11, il Giappone è tra i paesi più convenienti al mondo: ecco il confronto prezzi

La nuova serie Google Pixel 11 è ormai disponibile per il preordine in numerosi mercati internazionali. Il

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La nuova serie Google Pixel 11 è ormai disponibile per il preordine in numerosi mercati internazionali. Il nuovo chipset Tensor G6 porta con sé un salto prestazionale importante, ma anche un aumento dei prezzi rispetto alla generazione precedente. Un confronto tra i vari paesi rivela però differenze significative, con il Giappone tra i mercati più convenienti.

Pixel 11 standard: il Giappone è secondo al mondo per convenienzaIl confronto si basa sui prezzi ufficiali del modello da 256GB convertiti in dollari statunitensi. Negli Stati Uniti, il Pixel 11 base parte da 899 dollari, mentre in Giappone il prezzo equivalente si attesta intorno agli 860 dollari, secondo solo all’Ungheria, dove il modello costa circa 813 dollari.

Ecco alcuni dei principali prezzi rilevati nei diversi paesi:

Ungheria: circa 813 dollari

Giappone: circa 860 dollari

Canada: circa 900 dollari

India: circa 941 dollari

Taiwan: circa 943 dollari

Malesia: circa 982 dollari

Singapore: circa 1.018 dollari

Australia: circa 1.067 dollari

Svizzera: circa 1.110 dollari

Germania: circa 1.165 dollari

Regno Unito: circa 1.191 dollari

Svezia: circa 1.260 dollari

Il confronto evidenzia come nei paesi europei il prezzo si attesti generalmente tra i 1.100 e i 1.200 dollari, un divario piuttosto marcato rispetto a quanto pagato dai consumatori giapponesi.

Anche Pixel 11 Pro tra i più economici in GiapponeLa tendenza si conferma anche per il modello superiore, Pixel 11 Pro. Sempre considerando la variante da 256GB, il prezzo più basso si registra in Ungheria, con circa 1.010 dollari, seguita dal Canada a circa 1.081 dollari e dal Giappone, terzo mercato più conveniente, con un prezzo di circa 1.099 dollari.

Il quadro complessivo mostra quindi come, nonostante l’aumento generale dei prezzi legato al nuovo Tensor G6 e al rincaro dei componenti di memoria, alcuni mercati come il Giappone continuino a offrire condizioni relativamente favorevoli rispetto a gran parte dell’Europa, dove la gamma Pixel 11 risulta invece tra le più costose a livello globale.

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Pixel, in arrivo il doppio tocco per spegnere lo schermo: ecco come funzionerà

Google starebbe lavorando a una funzione richiesta da tempo dagli utenti [Pixel](https://androidiani.net/c

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Google starebbe lavorando a una funzione richiesta da tempo dagli utenti Pixel: la possibilità di spegnere il display con un semplice doppio tocco, senza dover premere il tasto di accensione. La novità è stata individuata all’interno del codice di Android 17 QPR2 Beta 3.

Come funzionerà il doppio tocco per bloccare lo schermoDalle stringhe scoperte nella beta emerge che sarà sufficiente toccare due volte un’area vuota della schermata Home o della schermata di blocco per spegnere il display. Diversi produttori Android offrono già gesture simili da tempo, ma sui Pixel questa funzione non è mai stata disponibile come opzione nativa, costringendo gli utenti a cercare il tasto fisico, specialmente quando il telefono è appoggiato su una scrivania o su un supporto.

Un’idea non nuova: le radici in Android 16La funzione non nasce dal nulla: tracce simili erano già state individuate nella beta 1 di Android 16 QPR1, risalente al 2025. All’epoca, però, il doppio tocco funzionava solo sulla schermata di blocco. Nella versione attuale, invece, il comportamento sembra essere stato esteso anche alla schermata Home, ampliando il raggio d’azione della gesture.

Un interruttore dedicato nelle impostazioniSecondo quanto trapelato, la funzione potrebbe essere gestita tramite un apposito interruttore nelle impostazioni, probabilmente collegato alle gesture legate a “Tap to check phone”. Non è ancora chiaro quali modelli riceveranno la novità, ma se dovesse arrivare con Android 17 QPR2 potrebbe estendersi anche ai Pixel meno recenti ancora supportati, come i Pixel 6a e successivi.

Va comunque ricordato che si tratta per ora di una funzione individuata in una versione beta, e non è detto che venga confermata nella release stabile. Resta comunque un segnale incoraggiante per chi da tempo chiede a Google di colmare questa lacuna rispetto ad altri produttori Android.

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