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Pixel 11 Pro: torcia e flash più deboli, la colpa sarebbe di HiLight

Il Pixel 11 Pro di Google introduce HiLight, il nuovo anello lu

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Il Pixel 11 Pro di Google introduce HiLight, il nuovo anello luminoso RGB che circonda il flash sul modulo fotografico posteriore. Ma un confronto pubblicato online, poi confermato da un teardown, ha acceso i riflettori su un possibile effetto collaterale: torcia e flash fotografico del nuovo top di gamma risulterebbero più deboli rispetto ai modelli precedenti e ai rivali.

Il test che ha acceso il dibattitoIl confronto, pubblicato dall’utente X @multithreedy, ha messo a paragone Pixel 11 Pro, Galaxy Z TriFold, iPhone 17e e Pixel 9 Pro, impostando la luce di ciascun dispositivo al massimo della luminosità e fotografando il risultato nelle stesse condizioni di esposizione. L’esito non lascia molti dubbi: sia in modalità torcia sia come flash per la fotocamera, il Pixel 11 Pro è risultato il più debole del gruppo. Le immagini mostrano inoltre che la sua luce si diffonde maggiormente, un dettaglio che potrebbe penalizzare chi ha bisogno di illuminare soggetti a distanza.

Un teardown svela la causaA fare chiarezza sulle possibili cause ci ha pensato il canale YouTube Phone Repair Guru, che ha smontato un Pixel 11 Pro documentando la struttura interna di HiLight. Attorno al flash centrale sono stati individuati otto LED disposti in cerchio, coperti da un diffusore semitrasparente che uniforma la luce dell’anello. Il problema è che lo stesso diffusore copre anche il flash principale: nei Pixel precedenti, invece, il flash era protetto da una lente pensata per proiettare la luce in avanti in modo più diretto ed efficiente. Il passaggio a una struttura più diffusiva sembra quindi essere il prezzo pagato per introdurre il nuovo effetto luminoso.

Hardware più avanzato del software attualeIl teardown ha rivelato anche che ciascuno degli otto LED è in grado di produrre luce rossa, verde e blu, quindi HiLight dispone di un hardware pienamente RGB. Al momento, però, il software consente di scegliere solo tra cinque colori preimpostati, tra cui non compare il rosso, e non è ancora possibile assegnare colori diversi a singole app né integrare app di terze parti. Google, in fase di presentazione, aveva promesso anche il supporto alle notifiche per i messaggi, funzione che al lancio risulta ancora assente.

Nessun commento ufficiale da GoogleAl momento Google non ha rilasciato dichiarazioni sulla minore luminosità di torcia e flash, quindi non è chiaro se si tratti di una scelta progettuale consapevole o di un effetto collaterale non del tutto previsto dell’integrazione di HiLight. Considerando che l’hardware ha margini evidenti non ancora sfruttati, non è escluso che un futuro aggiornamento software possa ampliare la personalizzazione della luce e magari intervenire anche sulla resa di torcia e flash. Per chi usa quotidianamente queste funzioni di base, resta comunque un aspetto da monitorare nelle prossime settimane.

#google #android #gemini #pixel

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Redmi 15 5G e Redmi Note 15 Pro 5G, doppia offerta Xiaomi da non perdere

Xiaomi torna protagonista delle offerte del momento con due dei suoi smartphone 5G più interessanti, il Re

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Xiaomi torna protagonista delle offerte del momento con due dei suoi smartphone 5G più interessanti, il Redmi 15 5G e il più performante Redmi Note 15 Pro 5G, entrambi disponibili con sconti particolarmente aggressivi. Due modelli pensati per fasce di prezzo diverse, ma accomunati da un ottimo rapporto tra prestazioni e costo che li rende scelte solide per chi cerca un Android affidabile senza spendere una cifra elevata.

Redmi 15 5G: schermo enorme e batteria da recordIl Redmi 15 5G punta tutto su autonomia e comfort visivo. Il display FHD+ da 6,9 pollici arriva fino a 144 Hz di frequenza di aggiornamento, garantendo fluidità nello scorrimento dei social e nella visione di contenuti video. Il vero punto di forza, però, è la batteria da 7.000 mAh, capace di reggere un uso intenso per tutta la giornata, con ricarica rapida a 33 W e persino la possibilità di ricaricare altri dispositivi grazie alla funzione reverse charging da 18 W.

Sotto la scocca lavora un processore Qualcomm Snapdragon 6s Gen 3, affiancato dalle funzioni di intelligenza artificiale di Google Gemini, inclusa la comoda ricerca visiva integrata nel sistema. Completano la scheda tecnica una fotocamera principale da 50 megapixel e la certificazione IPX4/IP6X contro acqua e polvere.

Redmi Note 15 Pro 5G: display AMOLED e resistenza superioreIl fratello maggiore Redmi Note 15 Pro 5G alza l’asticella con un pannello AMOLED da 6,83 pollici a risoluzione 1.5K e refresh rate a 120 Hz, garanzia di colori più vivaci e neri più profondi rispetto al pannello LCD del modello base. Il cuore pulsante è un MediaTek Dimensity 7400-Ultra, adatto anche al multitasking più impegnativo.

Anche qui la batteria è generosa, con 6.300 mAh e ricarica turbo da 45 W, dichiarata resistente nel tempo grazie a un design pensato per durare fino a sei anni. La robustezza è garantita dal telaio rinforzato “Redmi Titan”, capace di sopportare cadute da 2,5 metri, insieme alla certificazione IP66/IP68.

Caratteristiche in comuneConnettività 5G su entrambi i modelli

Supporto NFC per pagamenti contactless

Funzioni di intelligenza artificiale integrate tramite Google Gemini

Prezzi scontati per tempo limitato sulle rispettive versioni

Chi cerca uno smartphone Android economico con grande autonomia troverà nel Redmi 15 5G la scelta più adatta, mentre chi desidera un display di qualità superiore e prestazioni più spinte potrà orientarsi sul Redmi Note 15 Pro 5G, senza dimenticare che entrambe le promozioni sono valide solo per un periodo limitato.

#android #gemini #redmi

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Pixel 11 dice addio a “Powered by Android”: all’avvio ora spicca Gemini

Sui nuovi Pixel 11, la scritta “Powered by Android” che da sempre accompagnava l’accensione degli smartphon

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Sui nuovi Pixel 11, la scritta “Powered by Android” che da sempre accompagnava l’accensione degli smartphone Android è sparita. Al suo posto compare ora la dicitura “Gemini Intelligence”, un cambiamento che testimonia quanto Google stia puntando sull’assistente AI come elemento centrale dell’esperienza Android.

“Gemini Intelligence” sostituisce il logo storicoSugli smartphone Android tradizionali, accendendo il dispositivo compariva per qualche istante la scritta “Powered by Android”, subito prima della comparsa della schermata home. Sui Pixel 11, questa dicitura è stata sostituita da “Gemini Intelligence”, accompagnata da un breve effetto luminoso che percorre i bordi dello schermo, differenziando così l’animazione di avvio rispetto al passato.

Non si tratta certo di un cambiamento che modifica le funzionalità di base dello smartphone, ma il fatto che Google abbia scelto un momento così visibile come l’accensione del telefono per dare priorità a Gemini rispetto al nome stesso di Android è comunque significativo, e riflette bene la direzione intrapresa dall’azienda negli ultimi mesi.

Gemini sempre più centrale nell’ecosistema GoogleGoogle ha già integrato Gemini in molti prodotti oltre agli smartphone della serie Pixel: da Chrome a Wear OS, passando per gli smartwatch, dove l’assistente AI ha guadagnato sempre più spazio, coinvolgendo anche dispositivi come Pixel Watch 5 e Galaxy Watch 9.

Con il Pixel 11, Google arriva quindi a mettere in evidenza Gemini anche nel momento più basilare possibile, ovvero l’accensione del telefono. Al momento la novità sembra limitata alla serie Pixel 11, ma non è escluso che in futuro un’animazione simile possa estendersi anche ad altri dispositivi Android.

Un simbolo del cambio di strategia di GoogleIl dettaglio può sembrare marginale, ma racconta bene come Google stia progressivamente spostando il baricentro della propria comunicazione dal semplice sistema operativo Android verso l’intelligenza artificiale integrata. Un segnale che, con ogni probabilità, vedremo replicarsi sempre più spesso anche su altri fronti dell’ecosistema Android nei prossimi mesi.

#google #android #gemini #pixel

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One UI 9.5, Samsung porta i widget creati con l’intelligenza artificiale

Samsung starebbe lavorando a una nuova funzione basata sull’intelligenza artificiale per la prossima One

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Samsung starebbe lavorando a una nuova funzione basata sull’intelligenza artificiale per la prossima One UI 9.5, che permetterà agli utenti di creare widget personalizzati. Da alcuni screenshot trapelati emerge l’esistenza di una funzione chiamata “My Custom Widget”, pensata proprio per generare widget su misura direttamente tramite l’AI.

Una funzione simile a “Create My Widget” di GoogleIl nome “My Custom Widget” richiama molto da vicino “Create My Widget”, la funzione annunciata da Google per Android che permette agli utenti di descrivere a parole il widget che desiderano, lasciando poi all’intelligenza artificiale il compito di generarlo e posizionarlo sulla home screen.

Al momento non è chiaro se Samsung stia semplicemente integrando la funzione di Google con un nome proprio, oppure se si tratti di uno sviluppo indipendente dell’azienda coreana. I dettagli trapelati finora non permettono di stabilire con certezza la relazione tra le due funzioni.

Galaxy Z Fold8 tra i primi candidatiGoogle ha già dichiarato di voler estendere “Create My Widget” non solo ai dispositivi Pixel, ma anche agli smartphone Galaxy, con l’obiettivo di ampliare la compatibilità entro la fine dell’estate 2026. Tra i modelli Samsung già compatibili con Gemini Intelligence figurano Galaxy Z Fold8, Galaxy Z Fold8 Ultra e Galaxy Z Flip8, tutti lanciati con One UI 9.0.

Se “My Custom Widget” fosse effettivamente basata sulla tecnologia di Google, questi modelli potrebbero ricevere la funzione proprio con l’aggiornamento a One UI 9.5. Diverso il discorso se si trattasse invece di una funzione sviluppata autonomamente da Samsung, per cui tempistiche e dispositivi compatibili resterebbero ancora tutti da definire.

L’AI sempre più protagonista nella personalizzazioneChe si tratti di una funzione propria o mutuata da Google, l’arrivo di widget generati dall’intelligenza artificiale conferma come la personalizzazione della home screen stia diventando uno dei terreni di sfida più interessanti tra i grandi produttori Android, con Samsung intenzionata a non restare indietro rispetto a Google su questo fronte.

#ai #android #gemini #samsung

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Gemini sbarca ufficialmente su Chrome per Android: riassunti, Auto Browse e non solo

Google ha annunciato ufficialmente l’integrazione di Gemini

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Google ha annunciato ufficialmente l’integrazione di Gemini all’interno di Chrome per Android. La funzione era già in fase di distribuzione limitata per alcuni utenti, ma con l’annuncio ufficiale il rilascio si sta ora espandendo negli Stati Uniti, portando l’assistente IA di Google direttamente dentro il browser più utilizzato al mondo.

Dai riassunti delle pagine web alla connessione con le altre app GooglePer utilizzare Gemini su Chrome per Android basta toccare l’icona dedicata visibile sullo schermo, oppure richiamarla dal menu a tre puntini in alto a destra. Da lì è possibile fare domande sulla pagina visualizzata, chiedere un riassunto di un articolo lungo, oppure sfruttare l’integrazione con servizi come Google Calendar e Google Keep per consultare informazioni senza dover passare continuamente da un’app all’altra.

Chrome integra inoltre “Nano Banana”, la funzione di Google per la generazione e la modifica di immagini tramite IA, utilizzabile direttamente durante la navigazione per creare o rielaborare contenuti visivi senza uscire dal browser.

Auto Browse: quando è l’IA a navigare al posto tuoLa novità più significativa dell’aggiornamento è “Auto Browse”, una funzione che permette a Gemini di eseguire operazioni multiple all’interno di Chrome per conto dell’utente. Google cita come esempi la prenotazione di un parcheggio vicino a un evento, il riordino automatico di prodotti acquistati periodicamente o la gestione delle pratiche per un viaggio, compiti che normalmente richiedono di cercare siti, aprire pagine e compilare moduli manualmente.

Va precisato che Auto Browse non è disponibile per tutti: al momento la funzione è riservata agli utenti abbonati ai piani “AI Pro” o “AI Ultra” di Google.

Sicurezza rafforzata e possibilità di disattivazioneAffidare a un’IA operazioni dirette nel browser comporta ovvi rischi di sicurezza. Google dichiara di aver addestrato il modello utilizzato da Auto Browse a riconoscere tentativi di prompt injection, ovvero istruzioni malevole nascoste all’interno delle pagine web visitate. Per le operazioni più delicate, inoltre, Gemini si fermerà per chiedere una conferma esplicita all’utente prima di procedere, riducendo il rischio di acquisti o prenotazioni indesiderate.

Chi non fosse interessato alla novità potrà comunque disattivare sia l’icona di Gemini sia la nuova barra di navigazione inferiore introdotta con l’aggiornamento. Per ora la funzione è disponibile solo negli Stati Uniti, ma considerando le tempistiche con cui Google estende solitamente le proprie novità, non è escluso un arrivo anche in altri mercati, Italia compresa, nei prossimi mesi.

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Google Googlebook: il nuovo notebook basato su Android debutta il 15 settembre

Google si prepara a presentare ufficialmente “Googlebook”, la nuova piattaforma di notebook basata sulla t

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Google si prepara a presentare ufficialmente “Googlebook”, la nuova piattaforma di notebook basata sulla tecnologia Android, il prossimo 15 settembre. L’annuncio arriverà nel corso di un evento a New York aperto alla stampa, dove per la prima volta sarà possibile vedere dal vivo i dispositivi finora emersi solo tramite indiscrezioni e render trapelati online.

Un sistema operativo che unisce Android e ChromeOSGooglebook nasce come nuova categoria di notebook basata sui fondamentali tecnici di Android, presentata da Google lo scorso maggio. Al progetto partecipano già cinque partner hardware di primo piano: Acer, ASUS, Dell, HP e Lenovo, con i primi prodotti attesi sul mercato entro l’autunno 2026.

Il nome ufficiale del sistema operativo alla base dei nuovi notebook non è ancora stato confermato. Da tempo circola l’appellativo non ufficiale “Aluminium OS”, emerso da leak e analisi del codice sorgente, ma Google non lo ha mai utilizzato pubblicamente. Proprio l’evento del 15 settembre potrebbe essere l’occasione in cui l’azienda scioglierà finalmente questo nodo, svelando il nome definitivo della piattaforma.

L’obiettivo di Google sembra essere quello di fondere l’esperienza web-centrica maturata con ChromeOS con le app native e l’infrastruttura tecnologica di Android, dando così vita a un ambiente operativo pensato per i notebook di nuova generazione.

Lenovo e ASUS tra i primi produttori pronti al lancioDiversi produttori risultano già al lavoro su modelli concreti. Da Lenovo sono trapelati render relativi a un dispositivo indicato come “Googlebook 15”, mentre anche ASUS sembra pronta con un proprio modello. Entrambi i dispositivi dovrebbero includere la “Glowbar”, elemento distintivo dell’estetica Googlebook, insieme a un design hardware pensato per valorizzare le funzioni di intelligenza artificiale legate a Gemini.

Secondo quanto riferito da Google, i Googlebook si posizioneranno come notebook premium, con particolare attenzione ai materiali e al design. Sono previste diverse varianti per dimensioni dello schermo e forma del telaio, il che lascia intendere che ogni produttore potrà offrire una propria interpretazione del concetto.

Anteprima hardware per la stampa il giorno del lancioSecondo le prime indiscrezioni, l’evento di New York non si limiterà a una presentazione online: i giornalisti invitati potranno toccare con mano i dispositivi negli stand allestiti dai vari partner, scattare foto e girare video, oltre a eseguire test di benchmark sul posto.

Con l’ecosistema Android che si allarga sempre più anche al mondo dei notebook, il 15 settembre rappresenta quindi un appuntamento chiave per capire come Google intenda posizionare Googlebook rispetto a ChromeOS e ai tradizionali laptop Windows.

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Pixel 11 Pro, il nuovo LED HiLight debutta ma sa fare (ancora) troppo poco

Tra le novità più curiose dei nuovi Pixel 11 Pro c’è HiLight, il LED posizionato sul retro dello smartphone

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Tra le novità più curiose dei nuovi Pixel 11 Pro c’è HiLight, il LED posizionato sul retro dello smartphone pensato per segnalare informazioni a colpo d’occhio anche a schermo spento. Un’idea interessante sulla carta, ma che al debutto sul mercato si scontra con un problema evidente: le funzioni supportate al lancio sono pochissime, e questo rischia di vanificare il potenziale dell’hardware.

Solo chiamate e Gemini, per oraHiLight è integrato su Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold, ma al momento del lancio è in grado di gestire soltanto due casi d’uso: accendersi quando arriva una chiamata da un contatto preferito, e segnalare che l’assistente Gemini è attivo. Tutto qui. Google aveva lasciato intendere, in fase di presentazione, che il LED avrebbe potuto integrarsi anche con messaggi e notifiche delle app, ma questa possibilità non è ancora arrivata sul mercato.

Il vero potenziale mancante: le notificheIl limite più discusso riguarda proprio le notifiche generiche. Poter assegnare un colore diverso a ogni app – rosso per Instagram, un altro colore per WhatsApp e così via – trasformerebbe HiLight in un vero e proprio indicatore luminoso multiuso, utile anche con il telefono appoggiato a schermo in giù sul tavolo. Così com’è configurato oggi, invece, l’LED resta relegato a un ruolo molto marginale rispetto a quanto la tecnologia potrebbe offrire.

Google e i precedenti poco fortunatiNon è la prima volta che una funzione hardware dei Pixel debutta con ambizioni superiori a quanto poi effettivamente offerto. Negli anni Google ha introdotto diverse chicche che poi sono state abbandonate o rimaste sottoutilizzate:

Active Edge (Pixel 2): permetteva di attivare l’Assistente stringendo i lati del telefono, eliminata da Pixel 5

Doppia fotocamera anteriore (Pixel 3): rimossa già dalla generazione successiva

Soli (Pixel 4): il radar per i gesti a mezz’aria non ha mai preso piede

Sensore di temperatura (Pixel 8 Pro): al lancio poteva misurare solo oggetti, non il corpo, funzione arrivata mesi dopo

Il futuro di HiLight dipende dagli aggiornamentiNon è escluso che Google amplii le funzioni di HiLight con futuri aggiornamenti software, magari estendendolo proprio alle notifiche delle app di terze parti. D’altronde avere una LED dedicata sul retro dello smartphone e non sfruttarla appieno sembra uno spreco difficile da giustificare a lungo termine. Il rischio, però, è lo stesso visto con altre funzioni Pixel del passato: se il software non recupera in fretta, l’interesse degli utenti rischia di scemare prima ancora che la funzione venga davvero completata.

#google #android #gemini #pixel

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Pixel 11a: Tensor G6 in arrivo, ma la RAM da 8GB potrebbe restare invariata

Google ha appena presentato la serie Pixel 11, ma già circolano

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Google ha appena presentato la serie Pixel 11, ma già circolano le prime indiscrezioni sul prossimo Pixel 11a, il modello della fascia media che completa la gamma. Secondo i rumor, il nuovo Pixel 11a offrirebbe un salto prestazionale importante rispetto al Pixel 10a grazie al chip Tensor G6, mantenendo però la RAM a 8GB per contenere l’aumento di prezzo. Un dettaglio che, in un mercato dove le funzioni AI più avanzate di Google richiedono sempre più memoria, potrebbe diventare un vantaggio più che uno svantaggio.

Tensor G6 e modem MediaTek per prestazioni ed efficienza miglioriLe informazioni, emerse da un leak di specifiche circolato su Telegram e quindi non ufficiali, indicano il passaggio dal Tensor G4 del Pixel 10a al più recente Tensor G6. Secondo Google, il Tensor G6 offre fino al 20% di efficienza energetica in più rispetto al Tensor G5, oltre a una navigazione web più veloce del 25% e un avvio delle app più rapido del 15%. Considerando che il Tensor G4 si comportava già bene sul Pixel 10a, il passaggio al Tensor G6 promette un miglioramento sensibile sia in termini di prestazioni pure che di autonomia. A questo si aggiunge il possibile passaggio dal modem Samsung Exynos al MediaTek M90, un cambiamento che potrebbe migliorare connettività e gestione dei consumi, storicamente un punto debole della serie Tensor.

Batteria più piccola, ma potenzialmente più efficienteSul fronte batteria, la capacità scenderebbe da 5.100 a 4.870 mAh, un dato che a prima vista sembra un passo indietro ma che, grazie alla maggiore efficienza del Tensor G6, potrebbe tradursi comunque in un’autonomia pari o superiore al modello precedente. Anche la luminosità massima del display crescerebbe, passando da 3.000 a 3.350 nit, mentre pannello da 6,3 pollici AMOLED e refresh rate tra 60 e 120 Hz resterebbero invariati.

RAM da 8GB: meno costi, ma niente Gemini IntelligenceIl dettaglio più interessante riguarda proprio la memoria RAM, che secondo i leak resterebbe a 8GB. In un 2026 segnato dal forte rincaro dei prezzi della memoria, che sta costringendo tutti i produttori a rivedere prezzi e configurazioni, mantenere la RAM invariata potrebbe permettere a Google di contenere l’aumento di prezzo del Pixel 11a, rimasto stabile dai tempi del Pixel 6a. Il rovescio della medaglia è che Google ha fissato in 12GB di RAM la soglia minima per l’accesso a Gemini Intelligence, la nuova suite di funzioni AI del sistema: il Pixel 11a, restando a 8GB, non potrebbe quindi sfruttarla, almeno con i requisiti attuali.

Per chi non cerca l’ultima AI, potrebbe essere un vantaggioPer molti utenti, che scelgono Pixel soprattutto per l’esperienza Android pulita, gli aggiornamenti rapidi e la qualità della fotocamera, non avere funzioni AI sempre attive in background potrebbe non essere un problema, anzi. Non è escluso che Google prepari comunque una versione più leggera di Gemini Intelligence per il Pixel 11a, ma i dettagli definitivi arriveranno solo con l’annuncio ufficiale. Resta poi da vedere se anche la funzione HiLight, introdotta sul retro dei Pixel 11 Pro al posto del sensore di temperatura, arriverà in futuro anche sul modello A tramite un Pixel Drop, come già accaduto in passato per altre funzioni nate sui modelli Pro.

#google #android #gemini #pixel #android17

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HiLight su Pixel 11 Pro: non è il ritorno del vecchio LED di notifica che molti si aspettavano

Con la serie Pixel 11 Pro, Google ha introdotto HiLight, una nu

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Con la serie Pixel 11 Pro, Google ha introdotto HiLight, una nuova funzione che sfrutta cinque LED colorati posizionati sul retro del dispositivo per segnalare lo stato di Gemini e le chiamate in arrivo. Una funzione che ha subito ricordato ai più nostalgici i vecchi LED di notifica degli smartphone Android di un tempo, ma che nella pratica ha un funzionamento piuttosto diverso e, per certi versi, più limitato.

Una funzione esclusiva dei modelli ProHiLight è disponibile solo su Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold. Il Pixel 11 standard non include questa funzione e mantiene invece il tradizionale flash LED. Il sistema si basa su un modulo LED capace di illuminarsi in cinque colori diversi, e al momento i suoi principali utilizzi riguardano l’assistente AI Gemini di Google e le chiamate in arrivo.

Il legame stretto con GeminiL’integrazione più interessante riguarda proprio Gemini: tenendo premuto il tasto di accensione con lo smartphone appoggiato a faccia in giù è possibile attivare l’assistente, e HiLight si illumina per segnalare quando Gemini sta ascoltando o elaborando una richiesta. Dato che lo schermo resta rivolto verso il basso, Gemini non mostra la risposta a video ma la comunica tramite voce.

Colori diversi per i contatti preferitiIl secondo caso d’uso riguarda le chiamate: è possibile assegnare un colore specifico a ciascun contatto tra i preferiti, così da capire chi sta chiamando semplicemente osservando il colore di HiLight, senza dover guardare lo schermo. Il limite principale è che i colori disponibili sono solo cinque, il che restringe inevitabilmente il numero di contatti che possono avere un colore dedicato. Chi si aspettava il ritorno puro e semplice del vecchio LED di notifica multicolore, insomma, dovrà ricredersi: la funzione è concettualmente diversa da quella di un tempo.

Nessun supporto per le app di terze partiIl punto più discusso riguarda proprio l’assenza di supporto per le applicazioni di terze parti. Prima del lancio, alcuni leak avevano alimentato l’aspettativa che HiLight potesse funzionare come i vecchi notification LED, segnalando con la luce le notifiche di qualsiasi app installata. Nella realtà, al momento HiLight è limitato a Gemini e alle chiamate, e Google ha chiarito di non avere in programma di aprire la funzione a sviluppatori esterni. Non sarà quindi possibile, ad esempio, impostare un colore per le notifiche di WhatsApp o della posta elettronica. Resta invece aperta la possibilità che Google estenda il supporto ad altre app proprietarie, come Messaggi, anche se al momento non ci sono conferme in tal senso. HiLight rimane comunque un tratto distintivo dei Pixel 11 Pro, anche se chi sperava in un vero ritorno del notification LED dovrà probabilmente attendere futuri Pixel Drop per scoprire se Google deciderà di ampliarne le funzionalità.

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Pixel 11 Pro contro Pixel 10 Pro: cosa cambia davvero nel nuovo top di gamma Google

Google ha ufficialmente presentato il Pixel 11 Pro, il nuovo to

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Google ha ufficialmente presentato il Pixel 11 Pro, il nuovo top di gamma che, più che stravolgere il design del Pixel 10 Pro, ne affina le prestazioni intervenendo su Tensor G6, fotocamere, display, ricarica wireless e funzioni AI. Le prime recensioni sul campo suggeriscono che, dietro un aspetto tutto sommato simile al modello precedente, si nasconda un’evoluzione più profonda di quanto sembri a prima vista.

Android 17 e Gemini al centro delle novità softwareIl Pixel 11 Pro arriva con Android 17 preinstallato, e Google conferma il proprio impegno a garantire sette anni di aggiornamenti software e di sicurezza, oltre a sette anni di disponibilità dei ricambi. Tra le novità software spicca Rambler, la nuova funzione di dettatura vocale di Gboard basata su Gemini, capace di ripulire il parlato da esitazioni e intercalari per restituire un testo scritto più naturale. Debuttano anche widget personalizzabili basati su Gemini e la già citata funzione HiLight sul retro del dispositivo, che al momento resta limitata a Gemini e alle chiamate in arrivo dai contatti preferiti, senza supporto per app di terze parti.

Tensor G6, display più luminoso e ricarica wireless più veloceIl nuovo Tensor G6 promette maggiore velocità e minore dispersione di calore rispetto alla generazione precedente, anche grazie al nuovo modem MediaTek che dovrebbe migliorare le prestazioni di connettività Wi-Fi e rete mobile. Sul fronte memoria, il modello da 256GB scende a 12GB di RAM, mentre le versioni da 512GB e 1TB restano a 16GB: un cambiamento rispetto al Pixel 10 Pro, che offriva 16GB su tutte le configurazioni. Il display resta un LTPO OLED da 6,3 pollici a 120Hz, ma la luminosità di picco sale da 3.300 a 3.600 nit. La batteria scende leggermente, da 4.870 a 4.850 mAh, ma Google promette un’autonomia pari o superiore grazie alla maggiore efficienza del nuovo chip. Novità importante anche per la ricarica wireless, che passa allo standard Qi2.2 con potenza massima di 25W, contro i 15W Qi2 del modello precedente.

Teleobiettivo ingrandito e nuove funzioni fotograficheSul fronte fotografico, la fotocamera principale resta da 50MP ma con nuovo sensore e nuove lenti, per una migliore raccolta di luce e una gamma dinamica più ampia. Il vero salto riguarda però il teleobiettivo, che passa a un sensore da 48MP di dimensioni maggiori rispetto al Pixel 10 Pro, con miglioramenti attesi soprattutto negli scatti notturni e in condizioni di scarsa luce. Il nuovo ISP del Tensor G6 velocizza inoltre l’elaborazione di Night Sight e, grazie all’intelligenza artificiale, lo zoom sul teleobiettivo arriva fino a 120x. Tra le novità software dedicate alla fotografia, debuttano Camera Looks, per personalizzare l’atmosfera degli scatti prima ancora di premere lo scatto, e Magic Capture, che estrae automaticamente i momenti migliori da un video per trasformarli in foto, particolarmente utile per soggetti in movimento come nello sport.

Vale la pena passare dal Pixel 10 Pro?Sulla carta, le differenze tra Pixel 11 Pro e Pixel 10 Pro possono sembrare contenute, ma sommando i miglioramenti di Tensor G6, fotocamera, ricarica wireless, luminosità del display e funzioni AI, il quadro complessivo racconta un’evoluzione più concreta di quanto suggerisca il solo confronto delle specifiche. Resta il nodo della RAM, ridotta a 12GB sul modello base, e quello del prezzo, in aumento rispetto alla generazione precedente. Per chi possiede già un Pixel 10 Pro, l’aggiornamento non è indispensabile, ma per chi punta su fotocamera, funzioni AI e ricarica wireless, il Pixel 11 Pro rappresenta comunque un passo avanti interessante, il cui reale valore si misurerà soprattutto nell’uso quotidiano di prestazioni, calore e autonomia del nuovo Tensor G6.

#google #android #gemini #pixel #android17

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Xiaomi Mix Fold 5: trapela il display interno, HyperOS 4 punta sul design “vetro liquido”

Un nuovo leak mostra per la prima volta il display interno dello Xiaomi Mix [Fold](https://androidiani.net

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Un nuovo leak mostra per la prima volta il display interno dello Xiaomi Mix Fold 5, il prossimo pieghevole top di gamma del produttore cinese atteso per l’autunno. Insieme alle immagini del dispositivo sono trapelate anche schermate promozionali di HyperOS 4, la prossima versione della skin Android di Xiaomi, che introduce un design completamente rinnovato ispirato ai materiali vetrosi trasparenti.

Un display interno da 7:5, più vicino a un tabletLe immagini circolate online mostrano per la prima volta lo Xiaomi Mix Fold 5 aperto, rivelando un display interno con rapporto d’aspetto 7:5, molto più largo rispetto ai tradizionali smartphone verticali. Aperto, il dispositivo assomiglierebbe più a un mini tablet che a uno smartphone, seguendo la struttura a libro già vista sui Samsung Galaxy Z Fold. In precedenza erano trapelate solo immagini del display di copertina esterno, mentre questa è la prima conferma visiva della parte interna. La qualità delle foto non è eccezionale, ma i dettagli combaciano con le indiscrezioni circolate finora sul dispositivo.

Lancio anticipato, prima di Xiaomi 18Novità anche sui tempi di presentazione: se finora si ipotizzava un debutto a fine settembre in contemporanea con la serie Xiaomi 18, le ultime indiscrezioni parlano di un lancio anticipato ai primi di settembre. A sostenere questa tesi è anche il leaker indiano Kartikey Singh, in linea con quanto affermato in precedenza da Digital Chat Station. Se confermato, Xiaomi lancerebbe prima il Mix Fold 5 e solo in un secondo momento la serie Xiaomi 18.

HyperOS 4 punta su un’estetica “vetro liquido”Le immagini trapelate non riguardano solo l’hardware del Mix Fold 5, ma anche la nuova interfaccia di HyperOS 4. Xiaomi sembra puntare su un design ricco di elementi vetrosi e traslucidi, con icone, widget e pannelli semitrasparenti che ricordano da vicino il Liquid Glass introdotto da Apple su iOS. Le schermate mostrano un restyling che coinvolge schermata di blocco, home screen, widget e cartelle.

Widget impilabili, cartelle ridimensionabili e Gemini al centro dell’AIOltre all’aspetto grafico, HyperOS 4 introdurrebbe diverse novità funzionali: la possibilità di sovrapporre più widget nella stessa posizione, cartelle ridimensionabili e una griglia “intelligente” per organizzare le icone in modo più efficiente. Anche il Device Center, il pannello che gestisce smartphone, tablet e wearable Xiaomi, riceverebbe un restyling grafico.

Capitolo a parte per l’intelligenza artificiale: sulla versione cinese debutterebbe un assistente proprietario molto più evoluto, Super XiaoAI, mentre sui mercati globali il ruolo di assistente principale dovrebbe spettare a Google Gemini. Anche la tastiera di sistema guadagnerebbe funzioni AI per traduzione e trascrizione in tempo reale, così come l’app Note, che punterebbe su strumenti di organizzazione automatica dei contenuti.

Tra il debutto del Mix Fold 5 e il redesign di HyperOS 4, l’autunno si preannuncia particolarmente ricco per Xiaomi. Non resta che attendere l’annuncio ufficiale per scoprire quali funzioni arriveranno davvero anche sui mercati europei.

#android #gemini #leak #hyperos4

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Google testa Device Help: Gemini diagnostica e risolve i problemi del tuo Pixel

Google sta lavorando a una nuova funzione di Gemini pensata

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Google sta lavorando a una nuova funzione di Gemini pensata per i Pixel, capace di diagnosticare e risolvere in autonomia i problemi più comuni dello smartphone. Si chiama «Device Help» e permette di descrivere un malfunzionamento con parole semplici, lasciando che sia l’intelligenza artificiale a individuare la causa e a proporre una soluzione, arrivando in alcuni casi a modificare direttamente le impostazioni del telefono.

Come funziona la nuova funzione sperimentaleDevice Help è stata individuata all’interno dell’app Gemini come funzione ancora in fase sperimentale. L’utente può descrivere il problema riscontrato sul proprio Pixel usando un linguaggio naturale, esattamente come farebbe raccontandolo a un tecnico. Gemini analizza la richiesta, fornisce una spiegazione del possibile problema e suggerisce i passaggi da seguire per risolverlo, senza costringere l’utente a cercare manualmente la voce giusta tra i menu delle impostazioni.

Batteria e display, i primi ambiti copertiTra gli scenari già individuati c’è quello del consumo anomalo della batteria: basta segnalarlo a Gemini perché l’assistente proponga rimedi concreti, come l’attivazione del risparmio energetico, della batteria adattiva o della modalità scura. Allo stesso modo, chi lamenta affaticamento visivo può ricevere suggerimenti per ridurre la luminosità o attivare il tema scuro. La parte più interessante è che, in entrambi i casi, la modifica può essere applicata direttamente dalla chat di Gemini con una semplice conferma, senza passare dal pannello impostazioni.

Nel caso in cui la modifica non risolva il problema, è possibile chiedere a Gemini di annullarla: l’assistente chiederà conferma prima di ripristinare l’impostazione precedente.

Un aiuto per chi si perde tra i menuLe impostazioni di Android sono spesso frammentate in sottomenu diversi, con posizioni che cambiano da un modello all’altro e da una versione del sistema operativo alla successiva. Per gli utenti meno esperti individuare la voce corretta può essere frustrante: un assistente in grado di interpretare il problema e agire direttamente rappresenterebbe quindi una semplificazione concreta dell’esperienza d’uso quotidiana.

Ancora in fase di test, i limiti restanoDevice Help non è al momento disponibile per tutti gli utenti Pixel: chi vuole verificarne la presenza deve controllare l’icona «+» nella barra di digitazione dell’app Gemini. Resta inoltre da capire quanto la funzione sarà efficace di fronte a problemi più complessi, come blocchi improvvisi o riavvii continui, dove un consiglio software difficilmente può bastare. Google non ha comunicato una data per il rilascio definitivo, ma l’iniziativa conferma la strategia dell’azienda di integrare sempre più Gemini nella gestione quotidiana dei Pixel, in un momento in cui alcuni modelli hanno mostrato bug post-aggiornamento.

Diagnosi guidata tramite chat in linguaggio naturale

Suggerimenti per batteria, luminosità e modalità scura

Possibilità di applicare le modifiche direttamente da Gemini

Funzione ancora sperimentale, disponibilità limitata

#ai #google #android #gemini #pixel

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Gemini in tilt: utenti segnalano rallentamenti gravi e l’errore 1076

Negli ultimi giorni numerosi utenti di Google Gemini stanno

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Negli ultimi giorni numerosi utenti di Google Gemini stanno segnalando gravi rallentamenti nell’app: risposte che richiedono minuti invece che secondi, schermate di caricamento che non si sbloccano mai e, in diversi casi, la comparsa dell’errore “Error 1076” che blocca del tutto l’elaborazione. Il problema non sembra limitato a un singolo modello, ma coinvolgerebbe più versioni di Gemini contemporaneamente, mentre da Google non è ancora arrivata alcuna comunicazione ufficiale su cause e tempi di risoluzione.

Richieste che non si concludono piùLe prime segnalazioni risalgono al weekend, ma la situazione si sarebbe aggravata nettamente negli ultimi giorni. Prompt che normalmente ottenevano una risposta in pochi secondi restano ora in caricamento per tempi anomali, e in molti casi l’elaborazione si blocca definitivamente senza produrre alcun output, lasciando l’app di fatto inutilizzabile.

Cambiare modello non risolve il problemaCiò che rende la situazione particolarmente fastidiosa è che i rimedi più comuni non sembrano funzionare: passare a un modello più leggero come Gemini 3.5 Flash Lite, oppure disattivare funzioni come “Personal Intelligence”, non elimina né i rallentamenti né la comparsa dell’errore 1076. Questo fa pensare che il problema non dipenda dai dispositivi o dalle impostazioni degli utenti, ma da un malfunzionamento lato server o infrastruttura sui sistemi di Google.

I disservizi confermati anche da DowndetectorL’aumento delle segnalazioni è confermato anche dai portali che monitorano i disservizi in tempo reale, dove le anomalie legate a Gemini risultano in crescita. Nel frattempo, in assenza di dichiarazioni ufficiali, circolano diverse ipotesi: c’è chi pensa a un intervento su larga scala sull’infrastruttura di backend, magari propedeutico al lancio di Gemini 3.5 Pro o comunque a un miglioramento generale delle prestazioni. Al momento, però, si tratta solo di supposizioni non confermate da Google.

Vista la diffusione di Gemini come strumento quotidiano per ricerche, scrittura e organizzazione delle informazioni, resta da capire se si tratti di un disservizio temporaneo o del sintomo di un intervento più ampio sui sistemi dell’azienda. Continueremo a seguire la vicenda in attesa di una comunicazione ufficiale da parte di Google.

#ai #google #android #gemini #bug

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VPN gratuita, screening chiamate e registratore: le funzioni Pixel a cui gli utenti non rinuncerebbero mai

I Google Pixel offrono da tempo una serie di funzioni esclusive che non si trovano sugli altri smartphone A

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I Google Pixel offrono da tempo una serie di funzioni esclusive che non si trovano sugli altri smartphone Android, e sono proprio queste caratteristiche a spingere molti utenti a restare fedeli alla gamma anche al momento del cambio dispositivo. Lo conferma un sondaggio condotto da Android Authority tra i propri lettori, che ha coinvolto oltre 1.900 partecipanti chiamati a votare le funzioni Pixel che apprezzano di più.

Al primo posto la VPN gratuitaLa funzione più votata è la VPN gratuita di Pixel, disponibile dalla serie Pixel 7 in poi. Utile soprattutto quando ci si collega a reti Wi-Fi pubbliche, permette di proteggere la connessione e limitare il tracciamento da parte del proprio operatore internet, il tutto senza alcun costo aggiuntivo: un vantaggio concreto che spiega perché sia risultata la più apprezzata tra le funzioni esclusive Pixel.

Al secondo posto lo screening delle chiamateAl secondo posto si è classificato il Call Screen, la funzione che automatizza la gestione delle chiamate indesiderate. Sui Pixel è possibile far rifiutare automaticamente le chiamate identificate come spam, mentre nei casi più dubbi interviene Gemini, che risponde al posto dell’utente e trascrive in tempo reale quanto detto dall’interlocutore. A questa si affianca anche “Hold for Me”, che si occupa di attendere in linea al posto dell’utente durante le attese con il servizio clienti.

Terzo posto per il Registratore basato su GeminiIl terzo posto va all’app Registratore, apprezzata non solo per la registrazione audio ma soprattutto per le funzioni basate su Gemini: trascrizione automatica, riepiloghi dei contenuti e riconoscimento dei diversi interlocutori in una conversazione, utile in riunioni e interviste con più persone. Grazie a Gemini Nano, inoltre, trascrizione e appunti funzionano anche offline, senza bisogno di connessione.

Non solo prestazioni e fotocameraIl sondaggio ha coinvolto anche altre funzioni molto apprezzate, come il nuovo screensaver introdotto con Pixel 10 e le funzioni di sicurezza Crash Detection, Safety Check e SOS satellitare, capaci di avvisare automaticamente i familiari in caso di incidente o emergenza. Bene anche il riconoscimento dei numeri copiati, con proposta automatica di chiamata. Nel complesso, i risultati confermano che la scelta di restare fedeli ai Pixel non dipende solo da processore o fotocamera, ma da un ecosistema di funzioni software pensate per essere davvero utili nella vita quotidiana.

#google #privacy #android #gemini #pixel

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Pixel Watch 5, trapelano le specifiche complete: doppio formato, storage raddoppiato e autonomia fino a 40 ore

A poche settimane dal prossimo evento Made by Google, sul web sono comparse quelle che sembrano essere le

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A poche settimane dal prossimo evento Made by Google, sul web sono comparse quelle che sembrano essere le specifiche tecniche complete del Pixel Watch 5. Il materiale, attribuito a MyMobiles e OnLeaks, conferma due varianti di cassa da 41 e 45 mm, uno storage raddoppiato a 64 GB, Wear OS 7 e una batteria capace di arrivare fino a 40 ore di autonomia. Rispetto al Pixel Watch 4 non sembrano esserci stravolgimenti nel design, ma diversi aggiornamenti concreti sul fronte della memoria, dell’intelligenza artificiale e della salute.

Autonomia, ricarica e memoria raddoppiataLa novità più tangibile riguarda lo storage: entrambe le taglie passerebbero da 32 a 64 GB, il doppio rispetto alla generazione precedente, per fare più spazio ad app e musica offline. Il chipset indicato è ancora lo Snapdragon W5 Gen 2 di Qualcomm, affiancato da un coprocessore Cortex-M55, mentre il sistema operativo sarà Wear OS 7.

Pixel Watch 5 da 41 mm: batteria 332 mAh, fino a 30 ore in uso normale (48 con risparmio energetico)

Pixel Watch 5 da 45 mm: batteria 465 mAh, fino a 40 ore in uso normale (72 con risparmio energetico)

Ricarica 41 mm: 50% in 15 minuti, 80% in 25 minuti, carica completa in 45 minuti

Ricarica 45 mm: 50% in 15 minuti, 80% in 30 minuti, carica completa in 60 minuti

Va notato che, pur crescendo la capacità delle batterie rispetto al Pixel Watch 4, l’autonomia dichiarata in uso normale resterebbe invariata: è probabile che l’energia extra venga assorbita dalle nuove funzioni software e da un consumo generale più elevato.

Display luminosissimo e resistenza confermataSu entrambi i modelli debutterebbe un pannello Actua 360 LTPO AMOLED da 320 ppi, con refresh rate variabile tra 1 e 60 Hz e una luminosità di picco fino a 3.000 nit, un valore che renderebbe lo schermo perfettamente leggibile anche sotto il sole diretto. A proteggerlo ci sarebbe un vetro Gorilla Glass 5 3D personalizzato. Lo spessore resterebbe fissato a 12,3 mm per entrambe le taglie, con un peso di 31 grammi per il 41 mm e 36,7 grammi per il 45 mm, esclusi i cinturini. Confermati anche la resistenza 5 ATM e la certificazione IP68, oltre a connettività 4G LTE, Bluetooth 6.0, Wi-Fi 6, NFC, UWB, SOS satellitare e posizionamento multi-banda con GPS, Galileo, GLONASS, BeiDou e QZSS.

Più Gemini e salute al centro dell’esperienzaSul fronte software, il materiale trapelato punta i riflettori su un’integrazione più profonda di Gemini, l’assistente AI di Google, descritto come capace di anticipare il contesto dell’utente e proporre informazioni al momento giusto. Tra le novità citate figura anche una funzione chiamata “Proactive Suggestions”, pensata per suggerire risposte rapide in base alla conversazione in corso, riducendo la necessità di tirare fuori lo smartphone.

Confermata anche la funzione di rilevamento della perdita di battito cardiaco con chiamata automatica di soccorso, non pensata però per chi soffre già di patologie cardiache note. Sul fronte del sonno, Google promette l’analisi più precisa mai realizzata dall’azienda, con un punteggio calcolato incrociando fasi del sonno, durata e frequenza respiratoria; non risulta invece, almeno per ora, un rilevamento dell’apnea notturna paragonabile a quello offerto da Apple Watch.

Se le informazioni dovessero essere confermate, il Pixel Watch 5 si configurerebbe più come un aggiornamento mirato che come una rivoluzione: stessa impostazione estetica, ma storage raddoppiato, salute e AI più curate. La parola definitiva spetterà comunque al prossimo evento Made by Google, quando Mountain View svelerà l’intera gamma Pixel di quest’anno.

#google #android #gemini #leak #pixel #pixelwatch

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Pixel 11, la luce RGB si chiama HiLight: ecco come funzionerà la nuova spia di notifica

Materiali di marketing trapelati online prima del lancio hanno svelato il nome definitivo di una delle funzioni più attese della serie [Pixel 11](http

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Materiali di marketing trapelati online prima del lancio hanno svelato il nome definitivo di una delle funzioni più attese della serie Pixel 11: si chiamerà “HiLight” e non più “Pixel Glow”, come era stata soprannominata finora dai leaker. Si tratta della funzione che sfrutta una luce RGB integrata nel dispositivo per segnalare in modo discreto le notifiche più importanti anche a schermo spento e telefono capovolto.

Da “Pixel Glow” a HiLightDa tempo circolavano indiscrezioni su una nuova funzione di notifica basata su una luce RGB posizionata sul retro dei nuovi Pixel, ma il nome ufficiale non era mai stato confermato. A svelarlo è stato il noto leaker Roland Quandt, che su Bluesky ha pubblicato materiale promozionale trapelato relativo al Pixel 11 Pro Fold, uno dei modelli su cui erano già emerse più volte immagini che lasciavano intuire la presenza di questa luce RGB. Secondo le indiscrezioni, la stessa funzione dovrebbe essere presente anche su Pixel 11 Pro e Pixel 11 Pro XL.

Chiamate preferite e risposte di GeminiIl materiale trapelato rivela anche alcuni dettagli sul funzionamento pratico di HiLight. Con il telefono appoggiato a faccia in giù, la luce RGB si accenderà per segnalare le chiamate in arrivo da contatti preferiti. Inoltre, la stessa luce potrebbe avvisare quando Gemini, l’assistente IA di Google, ha terminato di elaborare una risposta durante una conversazione, evitando così di dover controllare continuamente lo schermo.

Nome ufficiale: HiLight (in precedenza soprannominata “Pixel Glow”)

Fonte: materiali di marketing trapelati relativi al Pixel 11 Pro Fold

Attesa anche su Pixel 11 Pro e Pixel 11 Pro XL

Segnala chiamate da contatti preferiti e risposte di Gemini

Utile con il telefono appoggiato a schermo spento

Il ritorno del vecchio LED di notifica?HiLight richiama alla mente il LED di notifica che equipaggiava molti smartphone Android del passato, capace di cambiare colore a seconda del tipo di avviso ricevuto. Dal materiale trapelato non è però ancora chiaro se anche HiLight permetterà di personalizzare i colori in base al tipo di notifica, oppure se per ora si limiterà a chiamate preferite e risposte di Gemini.

La serie Pixel 11 dovrebbe essere presentata ufficialmente il 12 agosto durante l’evento Made by Google. Se HiLight verrà confermata come annunciato dalle indiscrezioni, potrebbe diventare una delle funzioni distintive della nuova generazione di smartphone Google.

#android #gemini #leak #pixel

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Addio Google Assistant su Android: dal 4 settembre parte la migrazione forzata a Gemini

Google ha iniziato a comunicare via email agli utenti Android la data ufficiale del pensionamento di [Goog

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Google ha iniziato a comunicare via email agli utenti Android la data ufficiale del pensionamento di Google Assistant: dal 4 settembre 2026 partirà, in modo graduale, la disattivazione dell’assistente storico a favore di Gemini. Finora Google aveva parlato genericamente di una transizione “entro il 2026”, ma questa è la prima volta che viene indicata una data precisa di inizio del passaggio.

Come avverrà il passaggioSecondo quanto riportato nella comunicazione di Google, la disattivazione partirà il 4 settembre e verrà estesa progressivamente ai dispositivi compatibili nell’arco di alcune settimane. Sui telefoni interessati dal cambiamento, Google Assistant smetterà di funzionare e non sarà possibile tornare indietro: al suo posto, Gemini diventerà l’assistente predefinito del sistema. Pronunciando “Hey Google” o tenendo premuto il tasto di accensione, quindi, si aprirà direttamente Gemini al posto del vecchio assistente.

Il cambiamento non riguarda solo gli smartphone: una volta completata la migrazione, anche i dispositivi accoppiati come smartwatch con Wear OS, cuffie e auricolari compatibili passeranno automaticamente a Gemini come assistente vocale predefinito, dato che ereditano l’impostazione dal telefono a cui sono collegati.

Non tutti i dispositivi il 4 settembreIl 4 settembre non sarà un interruttore che spegne Google Assistant ovunque contemporaneamente: trattandosi di un rollout distribuito su più settimane, la tempistica esatta varierà da dispositivo a dispositivo. Inoltre, chi possiede smartphone che non soddisfano i requisiti minimi per Gemini, o si trova in un Paese dove Gemini non è ancora disponibile, potrebbe continuare a usare Google Assistant più a lungo.

Inizio disattivazione: 4 settembre 2026

Rollout distribuito su alcune settimane

Coinvolti smartphone, Wear OS, cuffie e auricolari compatibili

Nessun modo per tornare a Google Assistant una volta migrati

Eccezioni per dispositivi non compatibili o aree senza Gemini

La fine di un’era per AndroidGoogle porta avanti da tempo il piano di sostituire Google Assistant con Gemini su smartphone, tablet, automobili, smartwatch e TV, ampliando progressivamente le funzioni dell’IA generativa a scapito del vecchio assistente vocale, ormai relegato a un ruolo sempre più marginale. Nelle pagine di supporto Google è già comparso un avviso che informa gli utenti della sostituzione imminente su gran parte dei dispositivi mobili.

Google promuove Gemini come un’evoluzione naturale, capace non solo di replicare i comandi vocali classici di Assistant ma anche di gestire conversazioni più naturali e articolate. Resta da vedere, nelle prossime settimane, quali dispositivi verranno coinvolti per primi e come reagiranno gli utenti abituati per anni al vecchio assistente Google.

#google #android #gemini #googleassistant

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Pixel 11 Pro, il leak conferma zoom fino a 120x e il nuovo Tensor G6

In vista di Made by Google, l’evento del 12 agosto in cui [Google](https://androidiani.net/category/google

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In vista di Made by Google, l’evento del 12 agosto in cui Google presenterà ufficialmente la serie Pixel 11, il noto leaker Evan Blass ha diffuso nuove immagini promozionali del Pixel 11 Pro. Gli scatti mostrano non solo il design del dispositivo, ma anche diverse novità legate al comparto fotografico, all’integrazione con Gemini e al nuovo chip proprietario Tensor G6.

Zoom potenziato: da 100x a 120xL’aspetto che più cattura l’attenzione riguarda le fotocamere. Se il Pixel 10 Pro offriva uno zoom Pro Res fino a 100x, le immagini trapelate suggeriscono che il Pixel 11 Pro possa spingersi fino a 120x, un ulteriore passo avanti per la fotografia computazionale a lunga distanza che ha reso celebre la serie Pixel.

Al momento non sono stati confermati dettagli precisi sul sensore teleobiettivo che renderebbe possibile questo salto, ma un incremento così marcato lascia intendere un lavoro significativo sull’elaborazione software, marchio di fabbrica delle fotocamere Pixel.

Tensor G6 e integrazione più stretta con GeminiLe immagini confermano inoltre il debutto del Tensor G6, il nuovo chip proprietario di Google per la serie Pixel 11, insieme a un’integrazione più profonda con Gemini, l’assistente basato su intelligenza artificiale che Google sta progressivamente estendendo a tutto l’ecosistema Android.

L’attesa cresce verso il 12 agostoCon l’evento Made by Google ormai alle porte, le indiscrezioni sulla serie Pixel 11 si susseguono a ritmo serrato. Tra teaser ufficiali e leak come questo, gli appassionati Android hanno ormai un quadro piuttosto chiaro di quello che Google sta per annunciare, anche se restano da confermare i dettagli definitivi su prezzi e disponibilità nei vari mercati, Italia inclusa.

#google #android #gemini #leak #pixel

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Pixel 11 Pro, il misterioso LED posteriore si chiamerà “HiLight” e non “Pixel Glow”

Con la presentazione della gamma Pixel 11 Pro ormai imminente, resta ancora un mistero da svelare: il nome

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Con la presentazione della gamma Pixel 11 Pro ormai imminente, resta ancora un mistero da svelare: il nome ufficiale della nuova luce LED posteriore, finora conosciuta con il nome in codice “Pixel Glow”. Secondo una nuova indiscrezione, il nome definitivo scelto da Google potrebbe essere invece “HiLight”.

Da “Pixel Glow” a “HiLight”L’informazione arriva da Dylan Roussel, sviluppatore noto per le sue scoperte all’interno delle beta di Android, che ha condiviso la novità sui social. Secondo Roussel, Google avrebbe deciso di abbandonare il nome “Pixel Glow”, individuato all’interno del codice della beta di Android 17 e dato per scontato fino ad oggi, in favore della denominazione “HiLight”.

Notifiche colorate e integrazione con GeminiLa funzione è stata individuata per la prima volta in Android 17 Beta 4, dove il codice faceva riferimento a una luce posteriore capace di illuminarsi con colori diversi quando lo smartphone viene appoggiato con lo schermo verso il basso. Le indiscrezioni raccolte finora indicano che il LED potrebbe segnalare con colori specifici le chiamate in arrivo da determinati contatti, oppure fornire un feedback visivo durante l’utilizzo dell’assistente Gemini.

Esclusiva per i modelli ProIl LED dovrebbe essere integrato sotto forma di elemento circolare all’interno della barra fotocamera, e sarebbe riservato esclusivamente ai modelli Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold, restando quindi assente sul modello base. Google ha già mostrato la funzione in alcuni teaser ufficiali, senza però specificarne l’utilizzo concreto, che dovrebbe essere svelato in occasione dell’evento di lancio del 12 agosto.

Nome ipotizzato: HiLight (in precedenza “Pixel Glow”)

Individuato per la prima volta in Android 17 Beta 4

Possibile uso: notifiche colorate e feedback per Gemini

Riservato a Pixel 11 Pro, Pro XL e Pro Fold

Reazioni contrastanti dagli utentiSui forum le opinioni sono divise: c’è chi avrebbe preferito investimenti su fotocamera e batteria piuttosto che su un LED decorativo, e chi invece giudica il nome “HiLight” meno riuscito rispetto a “Pixel Glow”. Non resta che attendere il 12 agosto per scoprire il nome definitivo e le reali funzionalità di questa novità.

#google #android #gemini #leak #pixel

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Pixel 11, spuntano nuove immagini: zoom 30x, funzioni Gemini e tutti i colori

A meno di due settimane dall’attesa presentazione ufficiale, il Google Pixel 11 finisce ancora una volta al

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A meno di due settimane dall’attesa presentazione ufficiale, il Google Pixel 11 finisce ancora una volta al centro di un corposo leak. Sono spuntate online oltre dieci nuove immagini che mostrano il dispositivo in tutte le sue varianti di colore, insieme a scatti di prova della fotocamera e alcune anticipazioni sulle funzioni basate su intelligenza artificiale. Google dovrebbe presentare ufficialmente la gamma Pixel 11 il 12 agosto 2026.

Quattro colorazioni, ma niente biancoLe immagini trapelate confermano quattro colorazioni per il Pixel 11 base: Fuchsia, Light Sterling, Midnight Haze e Moss. Una gamma che spazia da tonalità decise a colori più sobri, ma che esclude la variante bianca presente invece nella generazione precedente. Dal punto di vista del design, il nuovo Pixel non si discosterebbe molto dal modello precedente, mantenendo la caratteristica barra fotocamera che contraddistingue la serie.

Zoom 30x e Gemini al centro della scenaOltre all’estetica, le immagini confermano il rafforzamento delle funzioni fotografiche basate su intelligenza artificiale, con Gemini che sembra destinato ad avere un ruolo sempre più centrale nell’esperienza Pixel. Tra le novità più interessanti spicca il supporto allo zoom 30x, accompagnato da alcuni scatti di esempio che Google avrebbe diffuso per mostrare le capacità della nuova fotocamera.

Pixel Glow e nuovo chip in arrivoTra le funzioni più discusse c’è anche il nuovo LED posteriore, ribattezzato in queste settimane più volte, che dovrebbe integrarsi con notifiche e funzioni AI su alcuni modelli Pro. A bordo troverà spazio anche un nuovo chip proprietario, pensato per migliorare le prestazioni generali e la gestione dei carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.

Colori: Fuchsia, Light Sterling, Midnight Haze, Moss

Fotocamera con zoom fino a 30x

Funzioni potenziate grazie a Gemini

Nuovo chip proprietario per prestazioni e AI

Possibile aumento di prezzoNon mancano indiscrezioni su un possibile rincaro dei prezzi, legato all’aumento della memoria di serie e al costo dei componenti. Più che una rivoluzione, il Pixel 11 sembra quindi orientato verso un affinamento delle funzioni AI, della fotocamera e delle prestazioni. Google presenterà ufficialmente Pixel 11, Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold il 12 agosto, e nelle prossime settimane sono attesi ulteriori dettagli su specifiche e prezzi.

#google #android #gemini #leak #pixel

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